Abruzzo

Natura. I “Big Five” dei Parchi Naturali d’Abruzzo. Chi vorresti incontrare?

Camoscio

Il camoscio d’Abruzzo è prevalentemente legato agli ambienti d’alta quota (1.200-2.000 m s.l.m.) caratterizzati da praterie e pareti scoscese; in inverno, quando la neve è abbondante, scende più a valle nel bosco.
La stagione degli amori è a ottobre-novembre; in questo periodo i maschi ingaggiano delle spericolate lotte per potersi accoppiare con più femmine.
Le corna, presenti in entrambi i sessi, sono molto sviluppate.
Il mantello estivo ha un colore marrone chiaro piuttosto uniforme, mentre in inverno assume una tipica e vistosa colorazione composta da fasce bianche, nere e brune a contrasto.

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Capriolo

Vive in zone boscose, preferibilmente con frequenti radure e un folto strato arbustivo. nascono alla fine della primavera; sono comuni i parti gemellari.
È privo di coda e il suo mantello è marrone-rossastro d’estate, marrone-grigiastro con un evidente posteriore bianco in inverno; i piccoli hanno il mantello maculato. Le corna, dotate di tre punte, cadono all’inizio dell’inverno per riformarsi nella primavera successiva. In inverno tende a formare piccoli gruppi mentre nelle altre stagioni è più frequentemente solitario; durante la stagione degli amori i maschi adulti marcano il proprio territorio scortecciando piccoli alberi con le corna.

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Cervo

Il Cervo è un ungulato di medie-grandi dimensioni con spiccato dimorfismo sessuale, nel maschio si sviluppa il palco, mentre è assente nella femmina. I maschi adulti possono essere lunghi sino a 2,5 m e alti, al garrese sino a 1.2 m, con un peso che va da 200 a più di 250 kg nei casi eccezionali. La femmina è notevolmente più piccola, e può raggiungere i 150 kg di peso.
In montagna, durante l’estate, si spinge oltre il limite superiore del bosco, nelle praterie alpine, mentre nei periodi invernali scende nei fondovalle. La vita in natura dei cervi si aggira intorno ai 15 anni.
Il Cervo vive nelle zone boschive con presenza di radure inframmezzate a distese di prateria, dalle quote più basse fino a circa 2500 metri.

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Lupo dell’Appennino

Chi è il lupo dell’Appennino? Nel 1921 un medico di Campobasso appassionato di storia naturale, G. Altobello, scoprì nel lupo dell’Appennino alcune differenze rispetto ai parenti più nordici, e lo chiamò Canis lupus italicus, considerandolo così una sottospecie a se stante. Gli studiosi oggi, grazie anche ai risultati di indagini genetiche, sono più propensi a non considerare le popolazioni che vivono nell’area del Mediterraneo come sottospecie a parte, ma facenti parte di un’unica sottospecie, Canis lupus lupus che vive in Eurasia centrale e settentrionale con diverse varietà geografiche.
Il verso più caratteristico ed affascinate del lupo è l’ululato che serve sia a segnalare la propria presenza (funzione territoriale) che come richiamo per gli altri membri del proprio branco.
Il lupo può vivere isolato o in piccoli branchi gerarchicamente organizzati in entrambi i sessi.
Il branco, oltre ad utilizzare l’ululato, delimita il proprio territorio con marcature odorose (feci e urina).

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Orso bruno marsicano

Il bosco rappresenta l’habitat più importante per l’Orso: in esso trova rifugio, tranquillità e cibo. Non è raro comunque che l’Orso frequenti, a seconda delle stagioni, le praterie di alta quota o i coltivi di fondovalle. Trattandosi di un animale onnivoro (che si nutre cioè sia di sostanze vegetali che animali), l’Orso riesce ad adattarsi a diversi tipi di habitat, purché tranquilli e sicuri.
L’orso è un animale onnivoro, si nutre cioè sia di piante che di animali, anche se la sua dieta è costituita per l’80% da vegetali. La sua alimentazione varia stagionalmente a seconda di ciò che la natura offre: bacche e frutti di bosco, insetti e larve, miele, carcasse di animali.
L’Orso ha un udito molto sviluppato ed un olfatto acutissimo che lo aiuta nella ricerca del cibo. A differenza dell’olfatto e dell’udito, la vista è invece piuttosto mediocre. Il verso dell’Orso si chiama ruglio.
Ai primi freddi, quando il cibo comincia a scarseggiare, gli orsi vanno alla ricerca di un rifugio asciutto e sicuro dove trascorrere l’inverno. Nella tana l’Orso cade in una specie di letargo che gli consente di far fronte alle basse temperature e alla mancanza di cibo.

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Fonte: www.parcoabruzzo.it

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