Esistono viaggi che si misurano in chilometri e viaggi che si misurano in battiti cardiaci. L’Abruzzo è quella terra rara capace di offrire entrambi, a patto di abbandonare le rotte più battute per assecondare un istinto fatto di curiosità e scoperta. Non è solo la regione dei parchi e degli arrosticini; è un altrove geografico dove la realtà sembra essersi presa una pausa, lasciando spazio a scenari che paiono usciti da un sogno lucido o da un set cinematografico d’altri tempi. Se cercate il “già visto”, siete nel posto sbagliato. Se invece cercate l’insolito, il surreale e quella bellezza che quasi inquieta per quanto è pura, allora seguitemi in questo itinerario tra pietre mistiche, fortezze sospese e terre graffiate dal diavolo. Per approfondire altre mete straordinarie nella penisola, vi consiglio di consultare viaggiando-italia.it.
1. Rocca Calascio: Il Castello nel Cielo
Immaginate di camminare verso le nuvole e di trovarvi davanti a una sentinella di pietra bianca che domina il mondo da 1460 metri di altitudine. Rocca Calascio non è solo un castello; è un’apparizione. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso, questa fortezza medievale è considerata una delle più alte d’Europa e offre una vista a 360 gradi che abbraccia la catena del Gran Sasso, il Sirente-Velino e la Majella. Lo scenario è arido, spazzato dal vento, quasi lunare nella sua essenzialità. Le pietre calcaree brillano sotto il sole, creando un contrasto accecante con il blu intenso del cielo abruzzese.
La particolarità architettonica della Rocca risiede nella sua struttura con una torre centrale quadrangolare circondata da quattro torri circolari, un capolavoro di ingegneria difensiva che è miracolosamente sopravvissuto a secoli di intemperie e terremoti. Un aneddoto che rende questo luogo leggendario riguarda il grande cinema: qui sono stati girati capolavori come Ladyhawke (1985) e Il nome della rosa (1986). Si dice che Michelle Pfeiffer, durante le riprese, rimase così incantata dal luogo da non voler più scendere a valle.
Per visitare la Rocca, si lascia l’auto nel borgo sottostante di Calascio e si prosegue a piedi lungo un sentiero che profuma di erbe selvatiche. È una passeggiata non troppo faticosa che vi ripagherà con il silenzio assoluto delle vette. Cosa vedere nelle vicinanze? Non potete perdervi la piccola chiesa ottagonale di Santa Maria della Pietà, situata proprio lungo il sentiero, e il borgo di Santo Stefano di Sessanio, un gioiello mediceo recuperato magistralmente dove il tempo sembra essersi fermato al XV secolo.
2. L’Eremo di San Bartolomeo in Legio: Spiritualità Scolpita
Se Rocca Calascio guarda il cielo, l’Eremo di San Bartolomeo in Legio sembra voler sprofondare nel cuore della terra. Ci troviamo nel Parco Nazionale della Majella, precisamente nel comune di Roccamorice. Questo luogo è la definizione stessa di surreale: una chiesa e un rifugio interamente scavati all’interno di uno sperone roccioso a picco su un vallone profondo. La sensazione che si prova arrivando è quella di una mimetizzazione perfetta: l’opera dell’uomo che diventa tutt’uno con la geologia.
L’eremo è legato alla figura di Pietro da Morrone, colui che divenne Papa Celestino V (il Papa del “gran rifiuto”). La leggenda narra che qui la preghiera avesse un peso diverso e che il santo avesse scelto questa balconata di pietra per la sua solitudine radicale. Una particolarità affascinante è la presenza di una piccola sorgente d’acqua all’interno della roccia, a cui sono stati attribuiti per secoli poteri miracolosi. Gli abitanti del luogo la chiamano “acqua di San Bartolomeo” e ancora oggi alcuni fedeli vi si recano in pellegrinaggio.
Per raggiungerlo bisogna affrontare un trekking di circa 30 minuti partendo da Roccamorice o dalla Valle Giumentina. Il sentiero è suggestivo, costeggiato da capanne in pietra a secco (i tholos) usate un tempo dai pastori. Nelle vicinanze, vi suggerisco di visitare l’Eremo di Santo Spirito a Maiella, più imponente ma altrettanto mistico. Per informazioni aggiornate sui sentieri e la conservazione dell’area, consultate il sito ufficiale del Parco Nazionale della Majella.
3. I Calanchi di Atri: Le Unghiate del Diavolo
Cambiamo completamente scenario e spostiamoci verso la costa teramana, dove la terra sembra aver subito un attacco furioso da parte di creature mitologiche. I Calanchi di Atri, conosciuti localmente come le “bolge dantesche” o le “unghiate del diavolo”, sono formazioni geologiche nate da un’erosione millenaria del terreno argilloso. Il risultato è un labirinto di creste affilate, fossi profondi e sculture naturali grigiastre che ricordano i paesaggi della fantascienza o i quadri di Dalí. È un luogo strano e magnetico, dove la vegetazione lotta per sopravvivere tra le pieghe dell’argilla.
Questa Oasi WWF è un paradiso per chi ama la fotografia naturalistica. Tra le curiosità più interessanti c’è la presenza di una fauna elusiva come l’istrice, simbolo della riserva, e la crescita spontanea della pianta della liquirizia, che in questa zona ha una tradizione secolare. Si racconta che Dante Alighieri, passando per queste terre, abbia tratto ispirazione proprio da queste spaccature per descrivere l’architettura dell’Inferno.
Visitare i Calanchi è semplice grazie ai numerosi sentieri segnalati che partono dal Centro Visite di Atri. Potete scegliere tra percorsi panoramici facili o escursioni più impegnative che scendono fino al fondo dei fossi. Cosa vedere nelle vicinanze? Sicuramente la città di Atri, una delle città d’arte più antiche e belle d’Abruzzo, famosa per la sua splendida Cattedrale di Santa Maria Assunta e per le sue grotte sotterranee. Dopo tanto camminare, un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo tra i vicoli del centro sarà la degna conclusione di un viaggio tra i misteri di questa terra.




























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