Sulla vetta del Monte Amaro, a 2.793 metri, il vento soffia forte e porta con sé le storie di chi, negli anni, ha varcato quella soglia rossa e tonda di ferro. Il Bivacco Pelino, simbolo silenzioso della Maiella, non era soltanto un rifugio d’alta quota: era una promessa di libertà, un ponte tra l’uomo e l’essenza più pura della montagna.
Nelle parole di Mi Lena emerge la forza di quei momenti vissuti in famiglia: i figli che imparano a camminare tra le pietraie, il marito che si innamora di Campo di Giove e delle sue cime, le notti sospese tra terra e cielo, in attesa dell’alba che illumina il cuore d’Abruzzo. Il bivacco era più di una struttura: era un compagno di viaggio, una piccola lanterna rossa che accoglieva chi cercava riparo e silenzio.
Ora quel cerchio di ferro, trasportato a pezzi da un elicottero, lascia il posto a una nuova costruzione. È il naturale ciclo delle cose: la montagna resta, ma gli uomini, le loro opere e le loro emozioni cambiano forma. Non c’è nostalgia sterile in questo addio, ma un senso di continuità. L’intervento della sezione CAI di Sulmona non cancella un ricordo, lo rinnova: il nuovo bivacco sarà più sicuro, più funzionale, pronto a ospitare altri viaggiatori, altri sogni, altre albe.
Vederlo volare via, sospeso tra le nuvole, è stato come salutare un vecchio amico. Eppure, la sua anima non svanisce. Vive nelle memorie di chi vi ha dormito, nei racconti dei bambini diventati grandi, nei sorrisi che hanno accompagnato le notti fredde e i risvegli infiniti. Vive nella consapevolezza che la montagna non appartiene a nessuno, ma custodisce chi la rispetta.
Così, il Monte Amaro non perde un simbolo: ne accoglie uno nuovo, senza dimenticare quello che c’era. E chi salirà ancora fino a quella vetta, sentirà il battito di una storia che continua, passo dopo passo, alba dopo alba.





































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