Passeggiare a Bomarzo è come entrare in un racconto antico, di quelli che profumano di pietra bagnata, muschio e silenzio rotto solo dal rintocco di un orologio. È quello che ha provato Liliana Rossi quando, affacciandosi sui tetti del borgo, ha sussurrato: “Bomarzo è anche questo… bellissima❣️”, lasciandosi avvolgere da un panorama che corre dalle case in peperino fino alla valle del Tevere.
L’arrivo a Bomarzo e il colpo d’occhio sul borgo
La strada sale dolce tra le colline della Tuscia, poi all’improvviso Bomarzo appare, aggrappato a uno sperone di roccia vulcanica, con le case serrate l’una all’altra come a proteggersi dal tempo. Dall’affaccio panoramico, Liliana fotografa il borgo dall’alto: un gomitolo di tetti antichi, tegole consumate, vicoli che si arrampicano tortuosi e un orizzonte di boschi e montagne che sembra non finire mai. È la prima immagine che conquista: un paese che domina dall’alto la valle, ma che allo stesso tempo invita a scendere, a perdersi nei suoi meandri di pietra.
Tra archi, volte e passaggi segreti
Varcare una delle porte del centro storico di Bomarzo significa superare una soglia quasi simbolica: fuori il Lazio contemporaneo, dentro l’anima più autentica della Tuscia medievale. Nelle foto di Liliana si vede un imponente portale bugnato che introduce in un passaggio coperto, dove le volte in mattoni si susseguono una dopo l’altra, come un tunnel di luce dorata che conduce verso il belvedere. Qui l’ombra fresca delle mura antiche contrasta con il bagliore che attende in fondo, dove si apre ancora una volta la vista sulla campagna, ricordando che Bomarzo è sospeso tra roccia e cielo.
Dentro il borgo, le scale esterne raccontano da sole la quotidianità di chi abita queste pietre. Liliana immortala rampe strette, consunte dal tempo, che salgono verso porte di legno e piccoli balconi; ai lati, vasi di fiori, panni stesi, dettagli che rendono vivo il paese, lontano dall’immagine di borgo-cartolina perfetto ma senza anima. Il muschio che ricopre gli scalini e il pavimento lucido d’umidità aggiungono un tocco quasi fiabesco, come se ogni angolo nascondesse una storia da scoprire.
Piazzette intime, chiese raccolte e la presenza del sacro
Bomarzo non è solo vicoli: il percorso di Liliana attraversa piccole piazze che si aprono all’improvviso, intime e raccolte, come salotti all’aperto incastonati fra le case in peperino. In una delle sue foto si riconosce una minuscola chiesa con campanile a vela, affacciata su uno slargo dove qualche panca, piante in vaso e infissi colorati creano un’atmosfera di quiete assoluta. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato, e non è difficile immaginare la vita del borgo che scorre lenta tra chiacchiere di vicinato e feste di rione.
Poco più in là, una statua di santo veglia sul paese da un terrazzo panoramico, alle spalle le mura possenti del centro storico e davanti il vuoto scenografico della valle. È la dimensione spirituale di Bomarzo, fatta di chiese antiche, tradizioni e del celebre Palio tra i rioni che anima ogni anno le vie del paese.
La porta dell’orologio e il richiamo del tempo
Tra gli scorci più suggestivi che Liliana ha scelto di raccontare con i suoi scatti c’è la porta sormontata da una torre con orologio, una sorta di confine tra il borgo e il paesaggio che lo circonda. L’arco incornicia la strada che scende verso la valle, come un quadro che cambia colore a seconda della luce del giorno e delle stagioni. Qui il tempo non è solo segnato dalle lancette, ma anche dalle sfumature del peperino, dalle tracce di muschio, dalle crepe che impreziosiscono le facciate, trasformandole in tele di storia vissuta.
Bomarzo è anche questo… non solo Parco dei Mostri
Molti conoscono Bomarzo per il celebre Parco dei Mostri, il Sacro Bosco rinascimentale popolato da statue gigantesche e figure allegoriche, ma il viaggio di Liliana dimostra che il borgo merita una visita a sé. Il centro storico, con Palazzo Orsini che domina dall’alto, i rioni storici, le piazzette nascoste e i panorami che si aprono a sorpresa, regala un’esperienza lenta, fatta di passi, respiri profondi e continue soste per scattare foto.
“Bomarzo è anche questo… bellissima❣️” diventa così una dichiarazione d’amore a un paese che sa sorprendere oltre le attrazioni più famose. È un invito a fermarsi, ad andare oltre l’ingresso del Parco dei Mostri e a concedersi il piacere di perdersi tra gradini consumati, archi di pietra, statue silenziose e affacci che lasciano senza parole, soprattutto nelle giornate limpide in cui la Tuscia si stende luminosa fino all’orizzonte.
Se stai programmando un viaggio tra Viterbo, la Teverina e i Monti Cimini, ritaglia qualche ora per seguire le orme di Liliana tra le stradine di Bomarzo: potresti ritrovarti anche tu a mormorare, davanti a uno scorcio inaspettato, la stessa frase piena di stupore.





































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