La prima settimana di ottobre, nel Casentino, ha un ritmo preciso: l’aria è già fresca al mattino, le foglie delle faggete vetuste cambiano tono ora per ora e, nelle ore più calme, il bosco lascia filtrare l’ultimo bramito del cervo. È una finestra breve, molto cercata da chi cammina con attenzione e non vuole limitarsi a “vedere” un luogo, ma attraversarlo davvero. Dal Sacro Eremo di Camaldoli parte uno degli itinerari più interessanti per leggere questa stagione senza fretta: il sentiero che scende alla Lama, tra boschi antichi, acqua, silenzio e soste che hanno ancora il sapore della montagna vera.
La prima settimana di ottobre nelle Foreste Casentinesi: perché è il momento giusto
Tra metà settembre e metà ottobre il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi entra nella fase più intensa del bramito del cervo, con un picco che spesso si concentra proprio nei primi giorni di ottobre. È anche il periodo in cui il foliage delle faggete vetuste si fa più netto: gialli, rame, aranci spenti, qualche macchia ancora verde. Il risultato è un paesaggio che cambia molto in poche ore, soprattutto nelle quote tra Camaldoli, Fangacci e Lama.
Per chi cerca un’esperienza di turismo lento, questa combinazione funziona bene per due motivi. Il primo è naturale: la foresta è più silenziosa e più leggibile, perché il traffico estivo si è ridotto e la luce obliqua del mattino mette in risalto i dettagli del sottobosco. Il secondo è pratico: le temperature rendono gradevole un’escursione di diverse ore, senza il caldo che in estate complica le salite e senza l’incertezza climatica delle settimane più avanzate di ottobre.
Un riferimento utile per orientarsi è il sito del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, dove compaiono anche proposte di escursioni dedicate al bramito e aggiornamenti sulla stagione: https://www.parcoforestecasentinesi.it
Il sentiero da Camaldoli alla Lama: come si sviluppa l’escursione
L’itinerario più classico parte dal Sacro Eremo di Camaldoli e scende verso la Foresta della Lama, passando per il Passo dei Fangacci e i sentieri che attraversano il Fosso degli Acuti e, al ritorno, il Fosso degli Scalandrini. Si tratta di un percorso ad anello impegnativo ma molto appagante, con dislivelli e tratti ripidi che richiedono passo sicuro e scarpe da trekking vere, non da passeggiata.
In genere l’escursione completa richiede circa 5 ore e mezza, più la sosta pranzo, e viene considerata di difficoltà medio-impegnativa. La partenza dal Sacro Eremo di Camaldoli avviene lungo la SP 69 dell’Eremo; da lì si entra in un ambiente che cambia in modo graduale, prima con faggete fitte e poi con tratti più aperti fino al pianoro della Lama. È un dettaglio importante: non si arriva “all’improvviso” in un luogo scenografico, ma lo si conquista per gradi, e questo rende più evidente la trasformazione del bosco.
Il punto più interessante del percorso
La Lama è la parte che resta più impressa. Non tanto per effetto spettacolare, quanto per la sua geometria quasi inattesa dentro un contesto così chiuso e boscoso: un’ampia conca erbosa, luminosa, dove il passo si rallenta quasi spontaneamente. In autunno il contrasto tra il prato, i margini del bosco e la massa delle faggete rende il luogo molto fotogenico, ma anche fragile: è uno spazio da attraversare senza rumore e senza fretta.
Al ritorno, il tratto del Sentiero degli Scalandrini è tra i più belli da percorrere con attenzione. La cascata, i tronchi umidi, gli abeti alti e la ripida risalita danno al rientro un carattere più fisico e meno contemplativo. Per questo conviene lasciare margine di tempo, soprattutto se si vuole fotografare con calma o osservare il bosco senza dover rincorrere l’orologio.
Come avvistare la fauna in silenzio
Chi spera di vedere cervi o ascoltarne il bramito dovrebbe ragionare più in termini di comportamento che di fortuna. I cervi si muovono soprattutto nelle ore più tranquille, al crepuscolo e nelle prime ore del mattino, quando il disturbo umano è minore. Il primo errore da evitare è parlare ad alta voce nei punti aperti o lungo i margini del bosco. Il secondo è fermarsi solo quando si sente qualcosa: spesso il bosco “avvisa” prima con piccoli segnali, come l’improvvisa assenza di altri suoni.
Ecco alcune regole semplici:
- camminare in fila indiana nei tratti più stretti;
- spegnere o silenziare il telefono;
- evitare movimenti bruschi quando si intravedono sagome tra gli alberi;
- sostare lontano dai margini del prato principale della Lama;
- usare binocoli leggeri, non zoom invadenti o flash.
Il richiamo del cervo è uno dei fenomeni più ricercati dagli escursionisti in questo periodo, ma non va vissuto come un evento da “catturare”. Il valore dell’ascolto sta anche nel tempo morto, nelle pause, nei suoni lontani che si inseguono tra i pendii. Se arriva l’occasione di vedere un maschio o una femmina in movimento, la cosa migliore è restare fermi e lasciare che sia l’animale a decidere la distanza.
Fotografia naturalistica: cosa portare e quando scattare
La prima settimana di ottobre è molto interessante per chi fotografa boschi e fauna, ma richiede misura. La luce migliore arriva presto, tra le 8 e le 10, e poi di nuovo nel tardo pomeriggio. A mezzogiorno i colori della foresta tendono a schiacciarsi, mentre nelle ore basse il foliage acquista profondità e i tronchi diventano quasi grafici.
Per la fotografia naturalistica conviene portare:
- un teleobiettivo medio, utile per fauna e dettagli lontani;
- un grandangolo, per la Lama e i passaggi nel bosco;
- un tempo di scatto abbastanza rapido se si vuole congelare il movimento degli animali;
- una protezione per la pioggia leggera, frequente in questo periodo;
- batterie di riserva, perché il freddo del mattino scarica più in fretta.
Meglio evitare l’ossessione per il primo piano “perfetto”. In un ambiente come questo funzionano bene anche le immagini meno dirette: un cervo semitrasparente tra i faggi, il sentiero vuoto che piega verso il prato, la cascata degli Scalandrini che interrompe la linearità del bosco. Sono fotografie che raccontano il luogo senza forzarlo.
Dove fermarsi: locande storiche e cucina di castagne
Dopo un’escursione così, la sosta in una locanda storica ha senso anche per un motivo semplice: il Casentino, in autunno, parla ancora una lingua alimentare molto legata alla montagna. I piatti con farina di castagne locali sono i più coerenti con la stagione: polenta dolce, necci, castagnaccio, tagliatelle o preparazioni più rustiche che cambiano da tavola a tavola.
Tra i sapori da cercare ci sono:
- necci con ricotta;
- castagnaccio;
- polenta di castagne;
- zuppe di funghi e legumi;
- pane e dolci con farina di castagne.
A Camaldoli e nei borghi vicini le strutture più adatte sono spesso quelle a gestione familiare, dove la cucina segue ancora un ritmo stagionale. Conviene prenotare, soprattutto nel fine settimana, perché i posti sono pochi e l’autunno richiama escursionisti, fotografi e gruppi organizzati. Per un approfondimento sul bramito e sulla stagione in Casentino, può essere utile anche questo articolo di Viaggiando Italia: https://www.viaggiando-italia.it/casentino-ascolto-bramito-del-cervo-tra-badia-prataglia-e-camaldoli/
Consigli pratici per organizzare la giornata
- Partire presto: il sentiero è più godibile al mattino e si hanno più possibilità di ascoltare la fauna.
- Verificare meteo e fondo del percorso: in ottobre il terreno può essere scivoloso, soprattutto nei tratti in ombra.
- Portare acqua e uno snack: non bisogna contare su ristori lungo tutto il percorso.
- Indossare strati tecnici: in quota la temperatura cambia rapidamente.
- Evitare di improvvisare: il tratto tra Camaldoli, Fangacci e Lama va affrontato con una minima abitudine al cammino.
- Se si viaggia con bambini, meglio valutare solo porzioni brevi del percorso e non l’intero anello.
Per chi è adatta questa esperienza
Questa escursione è ideale per camminatori abituati a dislivelli moderati, per coppie che cercano un’uscita fuori stagione e per viaggiatori slow che vogliono leggere il paesaggio senza filtri. È meno adatta a chi cerca un itinerario facile e breve, oppure a chi pensa di trovare servizi continui lungo il tragitto. Qui il bosco è protagonista, e chiede attenzione.
FAQ
Quanto dura il sentiero da Camaldoli alla Lama?
In genere circa 5 ore e mezza, più la sosta pranzo, a seconda del passo e delle pause.
È un percorso facile?
No, è considerato medio-impegnativo, con tratti ripidi soprattutto nel rientro dagli Scalandrini.
Quando si sente meglio il bramito del cervo?
Tra metà settembre e metà ottobre, con buone probabilità nella prima settimana di ottobre, soprattutto all’alba e al tramonto.
Serve una guida?
Non è obbligatoria, ma può essere molto utile per ascolto fauna, lettura del territorio e gestione dei tempi.
Cosa mangiare dopo l’escursione?
Piatti con farina di castagne, come necci e castagnaccio, oltre a zuppe e preparazioni di montagna legate all’autunno.
La foresta, in questi giorni, non chiede di essere consumata ma attraversata con attenzione. E forse la domanda giusta, prima di partire, è questa: vogliamo ancora collezionare luoghi o imparare a riconoscere il momento esatto in cui un bosco, per poche settimane all’anno, decide di parlare più forte?




























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