Immersa nel silenzio mistico della Selva d’Ecio, a 825 metri di altitudine sui Monti Ernici, la Certosa di Trisulti è molto più di un semplice monastero: è un viaggio nel tempo, un’oasi di bellezza e spiritualità che cattura l’anima di chiunque la visiti.
A sei chilometri da Collepardo, in provincia di Frosinone, questo complesso monumentale dichiarato Monumento Nazionale nel 1879 rappresenta una delle perle più preziose del Lazio, dove storia millenaria, arte barocca e tradizioni erboristiche si fondono in un’esperienza indimenticabile.
Certosa di Trisulti: un luogo dove la storia respira
La storia della Certosa affonda le radici nell’anno Mille, quando san Domenico di Sora fondò la primitiva abbazia benedettina. Nel 1204, per volere di papa Innocenzo III, nato proprio in Ciociaria, il complesso attuale venne costruito in un’area più accessibile e affidato ai Certosini. Il nome “Trisulti” deriva dal latino tres saltibus, i tre valichi che da qui conducevano verso l’Abruzzo, Roma e il meridione dello Stato della Chiesa, dominati dall’antico castello dei Colonna ormai perduto.
L’ingresso alla certosa è un’esperienza scenografica: un grande portale sormontato dal busto di San Bartolomeo, scolpito da Jacopo Lo Duca, allievo di Michelangelo, accoglie i visitatori con la sua possente presenza. Varcata la soglia, ci si trova in un mondo sospeso, dove ogni pietra racconta secoli di devozione e sapienza monastica.
Il cuore artistico: tra farmacia settecentesca e biblioteca monumentale
Il vero gioiello della Certosa è senza dubbio l’antica farmacia settecentesca, un capolavoro che testimonia l’attività principale dei monaci: la produzione di medicamenti e liquori dalle erbe dei Monti Ernici. Preceduta da un giardino all’italiana con siepi di bosso modellate in forme animali, la spezieria conserva intatti gli arredi ottocenteschi, le vetrine con i grandi vasi da farmacia in terracotta maiolicata e gli armadi contenenti le scatole per le erbe.
La decorazione pittorica è mozzafiato: nella sala principale, Giacomo Manco affrescò alla fine del Settecento splendide grottesche in stile pompeiano, mentre il pittore napoletano Filippo Balbi creò nel salottino d’attesa virtuosistici trompe-l’oeil. Il suo capolavoro è il ritratto a figura intera di Fra Benedetto Ricciardi, il monaco farmacista che diresse la spezieria fino al 1863: il dipinto è talmente realistico che i visitatori dell’epoca si toglievano il cappello credendolo vivo.
Nell’antico Palazzo di Innocenzo III, l’elegante foresteria romanico-gotica dove il pontefice amava soggiornare, si trova oggi la Biblioteca Statale Monumentale, una delle undici biblioteche monumentali italiane. Con circa 36.000 volumi antichi e 5.000 pergamene, rappresenta un patrimonio librario di inestimabile valore, conservato quasi integralmente dall’epoca della fondazione e oggi consultabile da studiosi e ricercatori.
La chiesa di San Bartolomeo, consacrata nel 1211 e dedicata anche alla Vergine Assunta e a San Bruno, stupisce per il magnifico coro cinquecentesco in legno fatto essiccare per quarant’anni per proteggerlo dai tarli, e per l’altare rivestito di marmi donati dagli Asburgo d’Austria, alabastri e gemme.
Il territorio: natura e meraviglie carsiche
Visitare la Certosa significa anche scoprire il territorio circostante, un’area di straordinario valore naturalistico caratterizzata da fenomeni carsici unici. A circa un chilometro da Collepardo si trova il Pozzo d’Antullo, la più grande dolina carsica d’Italia: una voragine circolare profonda 60 metri e larga 300, con pareti a strapiombo ricoperte di stalattiti curve e sul fondo una foresta con alberi alti fino a 20 metri. Lo spettacolo è tale da lasciare senza fiato, come testimoniava già nel 1858 lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius.
La leggenda narra che il pozzo si formò quando un contadino di nome Antullo osò battere il grano il giorno dell’Assunta, provocando l’ira della Madonna che fece sprofondare l’aia e il terreno circostante. Nelle vicinanze si trovano anche le suggestive Grotte dei Bambocci, con stalagmiti dalle forme fanciullesche.
Curiosità e leggende sulla Certosa di Trisulti
La Certosa di Trisulti custodisce storie affascinanti che ne arricchiscono il fascino. Tra queste, il legame con il brigante Luigi Alonzi detto Chiavone, il leggendario capo brigante che durante il Risorgimento combatté per la restaurazione borbonica. Chiavone trovò spesso rifugio in questi boschi, protetto dal clero, fino a quando nel 1862 venne intercettato e fucilato proprio nei pressi della Certosa di Trisulti.
Altro elemento misterioso sono i dipinti del Balbi nella farmacia, che celano simboli esoterici e alchemici, tra cui il celebre quadrato magico del “Sator”, un palindromo enigmatico che ha affascinato generazioni di visitatori. L’intero ciclo pittorico appare come un “libro alchemico-sapienziale” dedicato al raffinamento della vita, ricco di messaggi ermetici riservati agli iniziati.
Le tipicità gastronomiche della Ciociaria
Dopo la visita alla Certosa, il palato merita di essere conquistato dalle autentiche prelibatezze ciociare. Collepardo e la zona circostante offrono prodotti di eccezionale qualità, frutto di tradizioni contadine e pastorali millenarie.
Tra i formaggi spiccano il pecorino ciociaro, formaggio ovino semicotto a pasta dura dalla sapidità decisa, il pecorino di Picinisco DOP, la marzolina e la ricotta freschissima prodotta quotidianamente dai pastori dei Monti Ernici. La tradizione della pastorizia è ancora viva, con le greggi che in estate salgono verso i pascoli d’altura in una pratica di transumanza riconosciuta dall’UNESCO.
I primi piatti trionfano con le fettuccine fatte a mano, protagoniste dell’annuale Sagra delle Fettuccine che si tiene il 15 agosto a Collepardo, i timballi e gli gnocchi preparati con farine di grani antichi. Tra i secondi, le carni locali alla brace sono imperdibili, accompagnate da contorni come i cuori di carciofo alla maggiorana.
I dolci tipici includono i mustaccioli, rombi ricoperti di cioccolato con pasta morbida al miele e frutta candita, la pigna pasquale e la copèta natalizia.
Ma è nella tradizione liquoristica che questa terra esprime una delle sue eccellenze più rinomate. L’Antica Liquoreria Sarandrea, fondata nel 1918 a Collepardo, perpetua l’arte erboristica dei monaci certosini producendo elisir con oltre trecento erbe officinali raccolte a mano sui Monti Ernici. Tra i liquori più celebri, la Sambuca – nata proprio alla Certosa di Trisulti dai monaci certosini e diffusa a livello internazionale dalla famiglia Sarandrea – la Genziana Elixir, la Ratafia, l’Amaro San Marco e il celebre liquore di erbe dei Monti Ernici. La liquoreria Sarandrea è divenuta nel 1961 Fornitrice Ufficiale del Vaticano con autorizzazione di Papa Giovanni XXIII.
Informazioni utili per la visita della Certosa di Trisulti
La Certosa di Trisulti è aperta tutti i giorni con i seguenti orari: dal 15 aprile al 15 ottobre dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 18:00; dal 16 ottobre al 14 aprile dalle 10:00 alle 16:00, con ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. È chiusa il 25 dicembre.
Dal 3 giugno 2025 è stato introdotto il biglietto d’ingresso: intero 5 euro, ridotto 2 euro per i cittadini europei tra 18 e 25 anni, gratuito per i minori di 18 anni. È disponibile un abbonamento annuale a 10 euro con accessi illimitati. L’ingresso è gratuito la prima domenica del mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Nei fine settimana è possibile partecipare a visite guidate gratuite incluse nel biglietto, previa prenotazione scrivendo a: prenotazionicertosatrisulti@laziocrea.it.
Per raggiungere Collepardo da Roma (circa 100 km) si percorre l’Autostrada A1 Roma-Napoli con uscita al casello di Anagni, proseguendo sulla superstrada 155 verso Fiuggi e seguendo le indicazioni per Collepardo. La Certosa dista circa 6 km dal centro abitato ed è raggiungibile solo con mezzi propri; è presente un’area di parcheggio gratuito nelle vicinanze.
Dopo la visita, meritano una sosta i ristoranti tipici della zona, come il Ristorante da Vittorio nel centro storico di Collepardo, che celebra da generazioni la cucina ciociara con paste fresche fatte in casa, carni alla brace e dolci tipici accompagnati dai liquori dei Monti Ernici, o il Ristorante Certosa Trisulti, che dal 1976 propone ricette genuine della tradizione.
Un viaggio che tocca il cuore
La Certosa di Trisulti non è una semplice meta turistica: è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e nutre lo spirito. Il silenzio dei chiostri, la bellezza degli affreschi, il profumo delle erbe officinali, il sapore autentico della cucina ciociara e la maestosità dei boschi circostanti creano un’armonia perfetta tra natura, arte e tradizione. Qui, tra le pietre millenarie e i sentieri profumati di bosso e genziana, si riscopre il valore della lentezza, della contemplazione e dell’autenticità. Un luogo che, una volta visitato, rimane per sempre nel cuore e invita a tornare, ancora e ancora.



























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