Se cerchi una destinazione capace di catturare il tuo cuore con la semplicità della bellezza autentica, Civitella Alfedena è il luogo che stavi aspettando di scoprire.
Arroccato a 1.123 metri d’altitudine nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, questo piccolo gioiello con appena 291 abitanti rappresenta l’essenza più pura dei borghi medievali abruzzesi: stradine strette lastricate in pietra, case in muratura che si abbracciano le une con le altre, e una vista che abbraccia la vallata dell’Alto Sangro come un sussurro di storie antiche.
Alberico Gambino, fotografo sensibile e attento osservatore delle atmosfere, ha colto magistralmente questa magia. Le sue immagini narrano il racconto di un viaggio dentro il tempo, dove ogni scalinata rivela un dettaglio affascinante, ogni finestra verde racchiude un segreto, e i gatti ben nutriti che giacciono placidi sulle pietre sembrano i veri guardiani di questi angoli incantati.
I Caratteri Distintivi dei Borghi Abruzzesi: Civitella Alfedena come Quintessenza
Uno dei tratti più affascinanti della geografia urbana abruzzese è la propensione dei borghi a installarsi su alture e rilievi naturali. Una scelta non casuale: nel medioevo, le comunità locali cercavano protezione dalle invasioni e dalle scorrerie nemiche scegliendo posizioni elevate e difficili da raggiungere. Civitella Alfedena incarna perfettamente questa strategia difensiva, ma con un risultato che oggi ci regala panorami mozzafiato.
La struttura urbanistica del borgo riflette ancora i dettami della cittadella fortificata trecentesca e quattrocentesca. Le abitazioni sono disposte quasi a formare un “muro di difesa” naturale, con gli edifici serrati gli uni contro gli altri. Per esplorare veramente Civitella Alfedena, non puoi limitarti a una passeggiata superficiale: devi perderti consapevolmente nei suoi vicoli, risalire le viuzze tortuose, scoprire le scalinate nascoste, attraversare i passaggi oscuri che collegano una strada all’altra come vene sotterranee di un organismo vivente.
È in questi anfratti che risiede il vero fascino del borgo. Ogni angolo svela architetture del Seicento e del Settecento, portali eleganti, finestre con persiane verdi che si affacciano su scorci impensabili, balconate in ferro battuto dove si attardano gerani rossi e fiori che sembrano protestare dolcemente contro il passare dei secoli.
Il Legame Spirituale: San Nicola e i Pastori Transumanti
Un dettaglio storico affascina profondamente quando visiti la Chiesa di San Nicola di Bari, il principale edificio religioso di Civitella Alfedena: la presenza di questo santo protettore non è frutto del caso.
Durante il medioevo e l’epoca moderna, i pastori abruzzesi praticavano la transumanza, il grande movimento stagionale delle greggi dalle montagne alle pianure pugliesi durante l’inverno e il ritorno nelle alture nei mesi estivi. Durante questi lunghi e faticosi spostamenti, i pastori portavano con loro non solo il bestiame, ma anche le loro devozioni, le loro preghiere, il loro bagaglio spirituale.
San Nicola, protettore di viandanti, pellegrini e pastori, divenne il santo a cui affidare il proprio viaggio e la sicurezza del bestiame. Così, tornando dalle pianure pugliesi, i pastori transumanti diffusero il culto del santo di Bari in tutta l’Abruzzo. La chiesa di Civitella Alfedena, edificata nel Seicento attraverso l’ampliamento di una cappella privata, rappresenta ancora oggi questo antico legame tra la spiritualità popolare e la vita dei montanari.
All’interno, la struttura barocca a tre navate conserva un pregevole coro ligneo e un importante organo a canne. La facciata esterna porta ancora i segni del tempo: se osservi attentamente, noterai alcuni fori di proiettili risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, cicatrici che il borgo continua a portare con dignità, come memoria vivente della storia.
Architetture e Dettagli: La Torre Cilindrica e la Torre della Saettèra
Se Civitella Alfedena fosse un libro, le sue costruzioni sarebbero i capitoli più affascinanti di una storia lunga secoli. La Torre Cilindrica, risalente al XV secolo, è la testimonianza più antica del borgo e sorprende ancora oggi perché continua a essere abitata. È una “casa-torre”, tipica costruzione medievale che univa la necessità difensiva a quella abitativa.
Ancora più suggestiva è la Torretta della Saettèra, costruita nel Cinquecento nella parte più elevata e antica del paese. Il suo nome racconta tutto: dalle piccole aperture rettangolari, le “saette” (frecce), venivano scoccate da arcieri che sorvegliavano la vallata sottostante. Era una postazione d’avvistamento prima ancora di essere un’arma. Da lassù, i sentinelle potevano individuare i briganti in avvicinamento e avvertire tempestivamente il resto della comunità.
Oggi, quella stessa posizione ti regala una vista che abbraccia l’intera vallata dell’Alto Sangro, il Lago di Barrea che scintilla tra gli alberi, e le montagne del Parco Nazionale che si stagliano sullo sfondo come testimoni silenziosi di millenni di storia.
La Magia dei Dettagli: Gatti, Fiori e Cura del Quotidiano
Quello che rende Civitella Alfedena straordinariamente affascinante rispetto a molti altri borghi medievali è la cura consapevole del presente. Il luogo non è un museo congelato nel tempo, ma una comunità viva che mantiene il suo patrimonio storico con amore e dedizione.
Camminando per i vicoli scoprirai gatti ben nutriti che dormono placidamente sulle pietre, spesso con quella aria di tranquilla proprietà che solo gli abitanti dei borghi antichi possiedono. Non sono randagi, ma creature curate dalla comunità, simbolo di quella consapevolezza condivisa che bellezza e benessere vanno di pari passo.
E poi i fiori: gerani rossi che deflagrano dalle finestre, petunia multicolori che trasformano angoli dimenticati in giardini sorprendenti, fiori gialli che pendono dai balconi come decorazioni votive. È una bellezza non accidentale, ma consapevole. Qualcuno prende cura di questi spazi, ogni mattina bagna, pota, cura. È il segnale più eloquente che un borgo non è morto quando mantiene la bellezza della quotidianità.
Gli scorci che emergono girandone ogni angolo sono quelli che un fotografo come Alberico Gambino ricerca costantemente: una porta scura in cui si intravedono le profondità di una casa illuminata dal sole che entra dalle finestre interne, una cascata di edera che ricopre un muro antico, una scalinata che sale verso una piazza incognita.
Il Parco Nazionale come Cornice Naturale: La Camosciara e la Ricchezza Faunistica
Civitella Alfedena non è isolata: è il punto di accesso e il cuore pulsante del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, una delle aree protette più importanti d’Europa. Da qui partono sentieri che conducono alla Riserva Integrale della Camosciara, uno spettacolare anfiteatro roccioso di 50.000 ettari dove la natura selvaggia abruzzese si conserva in uno stato di purezza straordinaria.
Camminando nei sentieri del Parco da Civitella potrai incontrare il camoscio d’Abruzzo, un elegante mammifero che salta agile tra le rocce; il lupo appenninico, timido ma presente, che scorre nel sottobosco; l’orso bruno marsicano, raro e affascinante, che attraversa le foreste nelle ore notturne. Nel cielo volteggia l’aquila reale, simbolo della supremazia della natura selvaggia.
La biodiversità botanica è altrettanto straordinaria. Le faggete, che coprono quasi il 60% del Parco, si tingono di colori intensi durante l’autunno, creando quello spettacolo naturale che trasforma ogni visita in un viaggio sensoriale. Rare specie come la Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus) e il Giaggiolo della Marsica trovano rifugio nelle radure nascoste e negli anfratti calcarei.
L’Area Faunistica del Lupo: Educazione e Conservazione
Nel territorio immediatamente esterno a Civitella Alfedena, accanto al Centro Visita del Parco Nazionale, opera l’Area Faunistica del Lupo Appenninico, un museo vivente dove puoi scoprire abitudini, comportamenti e il complesso rapporto tra questi affascinanti predatori e le comunità umane. È un’esperienza educativa che trasforma la conoscenza superficiale in comprensione profonda.
Le Celebrazioni: Quando il Borgo si Anima
Civitella Alfedena non dorme. Ogni anno accoglie celebrazioni che animano le sue piazze e i suoi vicoli:
- Seconda domenica di luglio: Festa di Santa Lucia, che ricorda il santuario omonimo situato a 300 metri dal borgo in posizione dominante sul Lago di Barrea
- Terza domenica di agosto: Festa di San Nicola, che celebra il santo protettore con processioni e rituali che affondano le radici nella tradizione pastorale
Queste celebrazioni non sono meri eventi turistici, ma manifestazioni autentiche dove la comunità locale riunisce le sue radici storiche e culturali.
Consigli Pratici per Esplorare Civitella Alfedena
Quando visitare: L’autunno (settembre-novembre) è ideale per godere dei colori del Parco e delle temperature temperate. L’estate permette escursioni più impegnative. L’inverno, con le prime nevicate, trasforma il borgo in una cartolina ancora più suggestiva.
Come arrivare: Civitella Alfedena si raggiunge dalla A25 uscendo a Pescina e seguendo la SS 83. Il viaggio diventa parte dell’esperienza mentre risali verso l’altitudine del borgo.
Cosa portare: Scarpe comode per il trekking sui vicoli e sui sentieri, una macchina fotografica (o semplicemente il tuo occhio attento), uno spirito di meraviglia genuina.
Quanto tempo dedicarvi: Un’intera giornata è il minimo. Due giorni permettono di esplorare il borgo senza fretta, salire fino al santuario di Santa Lucia e intraprendere un sentiero nella Camosciara.
Un Viaggio Dentro la Memoria
Visitare Civitella Alfedena è fare un’esperienza che va oltre il turismo convenzionale. È un tuffo nella memoria collettiva di una comunità che ha scelto di vivere in altura, in difficoltà, ma con una dignità e una consapevolezza storica straordinarie.
Le fotografie di Alberico Gambino catturano questa essenza con rara sensibilità: non sono semplici immagini di un luogo, ma documenti visivi di uno stato d’animo, di quella sensazione particolare che provi quando il tempo sembra fermarsi e tu comprendi, finalmente, che la bellezza vera non sta nei grandi numeri o nelle dimensioni monumentali, ma negli dettagli: un gatto che dorme al sole, una scalinata tortuosa, un fiore che emerge dalla pietra, uno sguardo consapevole verso il passato. Civitella Alfedena non è una meta da visitare. È un’esperienza da vivere.






































Discussion about this post