Incorniciato nelle pareti rocciose del Monte Morrone, a circa 620 m di quota sopra la Conca Peligna, l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, a Sulmona, è un gioiello dell’Abruzzo medievale. Fu teatro della vita eremitica di Pietro Angelerio, divenuto Papa Celestino V, che qui visse tra il 1293 e il 1294 prima della sua elezione e ritornò dopo la rinuncia al soglio pontificio.
L’edificio, dichiarato monumento nazionale nel 1902, è composto su più livelli: il porticato quattrocentesco affrescato, l’oratorio con affreschi del XIII secolo, le cellette del Santo e una terrazza panoramica che domina la valle.
All’ingresso la “Ianua Coeli” (“porta del cielo”) si apre su affreschi medievali raffiguranti la Crocifissione, San Benedetto e i Padri eremiti Mauro e Antonio. L’oratorio ospita rappresentazioni di Celestino V in abiti pontificali e soffitti dipinti.
Come arrivare
Da Sulmona, risalire in auto fino alla frazione Badia, poi proseguire fino all’Abbazia di Santo Spirito al Morrone (sede del Parco della Maiella). Da lì parte un sentiero di circa 2,2 km, con un dislivello di circa 290 m, percorribile in circa 50 minuti. Offre un’area picnic panoramica lungo il tragitto.
In estate, la parte superiore dell’eremo potrebbe essere chiusa per restauro e al momento è visitabile solo la grotta originaria di Celestino: informatevi prima sugli orari (solitamente aperto fine settimana estivo).
Cosa vedere e vivere all’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone
- Grotta di Sant’Onofrio, luogo natìo del suo isolamento spirituale e meta di pellegrinaggio: ancora oggi si praticano rituali di strofinamento sulle pareti, abluzioni con acqua di stillicidio e raccolta simbolica di polvere e rametti per propiziare guarigioni.
- Cellette dove soggiornarono Pietro e il Beato Roberto da Salle, attraversabili seguendo il corridoio laterale.
- Dalla terrazza panoramica, lancio rituale dei sassi simbolici per allontanare dolori e negatività, con vista spettacolare Valle Peligna e catene montuose.
Gastronomia nella Valle Peligna
Dopo la visita, assaporare le eccellenze del territorio:
- Confetti di Sulmona: celebri in tutta Italia e oltre, realizzati con mandorle (spesso di varietà Avola) e zucchero, presentati in elaborati mazzi floreali o artistiche sculture dolciarie. Sono un simbolo della città e patrimonio P.A.T.
- Aglio rosso di Sulmona: varietà autoctona intensa e profumata, usata sia in cucina — su bruschette, sughi e piatti tradizionali — sia in cosmesi ed estratti; conserva il suo aroma per mesi.
- Arrosticini abruzzesi: spiedini di pecora alla brace, emblema della cultura pastorale locale, perfetti da gustare in trattorie rustiche o sagre enogastronomiche.
- Pasta fatta in casa (es. spaghetti alla chitarra), spesso accompagnata da sughi semplici o con polpettine di carne (pallottine) o ragù tipico della zona.
- Dolci locali come mostaccioli, bocconotti, parrozzo o fiadone, perfetti per accompagnare il caffè in città o per scegliere un souvenir gastronomico.
Consigli pratici per la visita dell’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone
- Scarpe comode da trekking e abbigliamento stratificato: il sentiero è esposto al sole, senza ombra. Portate acqua e protezione solare.
- Il percorso è di difficoltà E (escursionistico) ma adatto a escursionisti anche non esperti.
- Orari e accessi: verificate i giorni di apertura (spesso solo sabato e domenica estivi); chiamate il Comune di Sulmona o l’ente turistico locale.
Itinerario consigliato (mezza giornata)
- Partenza da Sulmona, visita al centro storico: botteghe dei confetti, Piazza Garibaldi.
- Salita al belvedere presso l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone con sosta picnic.
- Sentiero fino all’eremo: visita grotta, oratorio e terrazza panoramica.
- Rientro a Sulmona per una cena tipica: arrosticini + bruschetta con aglio rosso, pasta alla chitarra, dolci locali.
Perché vale la pena visitarlo: l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone coniuga paesaggio, storia spirituale e tradizioni locali. Offre un’esperienza autentica dell’Abruzzo montano, perfettamente arricchita dai sapori del territorio: confetti artigianali, pasta e carni locali, aglio autoctono e cultura pastorale.




























Discussion about this post