Se c’è un luogo dove il passato medievale de L’Aquila continua a sussurrare ai visitatori, è proprio la Fontana delle 99 Cannelle. Situata nel quartiere della Rivera, tra le mura più antiche della città e il fiume Aterno, questo monumento straordinario non è semplice architettura: è il racconto in pietra di come nacque una città intera, la testimonianza vivente di un’unione civica che 750 anni dopo continua a stupire.
Una Fontana che Parla di Fondazione
Quando giungi in Piazza Rivera e ti trovi davanti a questa scultura monumentale, capaci immediatamente perché la Fontana delle 99 Cannelle è diventata il simbolo per eccellenza dell’Aquila. Costruita intorno al 1272 su progetto dell’architetto Tancredi da Pentima (una lapide trecentesca lo testimonia ancora oggi), la fontana rappresenta qualcosa di straordinario: l’unione volontaria di ben 99 castelli del contado che decisero di fondare insieme una nuova città.
Immagina la forza di questo atto: novantanove comunità che si riuniscono, che rinunciano alla loro autonomia per creare qualcosa di più grande. Ogni getto d’acqua che esce dai 93 mascheroni in pietra e dalle sei cannelle aggiunte successivamente rappresenta uno di questi villaggi, una voce in un coro monumentale di solidarietà medievale. Non sono numeri casuali: il 99 ricorre ossessivamente nella topografia aquilana. Dicono che la città abbia 99 piazze, 99 chiese, 99 fontane. È un numero magico, quasi liturgico, che rimanda direttamente all’ordine celeste.
Architettura che Seduce gli Occhi
La bellezza della fontana risiede anche nella sua forma. Con la sua struttura trapezoidale in pietra bianca e rosa — lo stesso materiale che riveste la Basilica di Collemaggio — la fontana crea uno spettacolo visivo ipnotico. Ogni mascherone è unico, scolpito con caratteristiche diverse, come se rappresentasse davvero l’individualità di ogni comunità fondatrice. Tra tutti, uno merita una sosta particolare: il mascherone dalla testa di pesce sul lato destro. Rappresenta la leggenda di Colapesce, il mitico nuotatore legato a Federico II, colui che contribuì alla fondazione dell’Aquila e che nella fontana rimane immortalato.
Nel Quattrocento, l’opera subì trasformazioni significative che le diedero l’aspetto attuale, trasformandosi da semplice fontana a vero e proprio lavatoio pubblico — un centro vitale della vita cittadina dove donne e uomini si incontravano quotidianamente. Ancor oggi, guardando quell’acqua che scorre, puoi quasi sentire gli echi di secoli di voci, risa, racconto.
I Segreti Sepolti Sotto la Pietra
Intorno alla Fontana delle 99 Cannelle aleggiano misteri che la rendono ancora più affascinante. Il primo riguarda la sorgente di alimentazione: secondo la leggenda, fu deliberatamente tenuta segreta per evitare che uno dei castelli fondatori potesse rivendicare la proprietà dell’acqua stessa. Si narra che lo stesso Tancredi da Pentima, il suo creatore, fu giustiziato affinché non rivelasse a nessuno questo segreto — e che le sue spoglie riposino ancora sotto i lastricati della fontana.
Un’altra narrazione affascinante vede nei mascheroni di pietra non semplici decorazioni, ma demoni intrappolati dai monaci che proteggevano la città. L’Aquila, infatti, era stata fondata secondo la stessa pianta di Gerusalemme Celeste, conferendole un’importanza spirituale che richiedeva protezione dal male. Ogni volto contorto, ogni bocca spalancata diventa così non decorazione, ma sigillo di protezione.
Quando Visitare e Come Arrivarci
La Fontana delle 99 Cannelle è visitabile liberamente, aperta all’aria aperta nella sua piazza. Non richiede biglietti di ingresso, solo il tuo tempo e la tua curiosità. Il momento migliore per visitarla è il mattino presto, quando la luce radente illumina ogni dettaglio della pietra e i pochi turisti ti permettono di ascoltare davvero il suono dell’acqua. La sera, sotto l’illuminazione che accentua le ombre, il luogo assume un’atmosfera quasi mistica.
Raggiungi la Rivera camminando dal centro storico dell’Aquila — da Piazza Duomo sono solo pochi minuti a piedi — oppure parcheggia nei pressi di Porta Rivera. Se arrivi da fuori, l’Aquila dista circa 100 km da Roma e 240 km da Napoli, raggiungibile comodamente in auto o treno.
Sapori Aquilani da Non Perdere
Nessuna visita all’Aquila è completa senza assaporare i sapori locali, e fortunatamente intorno alla fontana e nel centro storico circostante troverai ristoranti autentici. Prova i maccheroni alla chitarra — pasta fatta in casa e tagliata con lo strumento che dà il nome — condita con ragù d’agnello o, in versione vegetariana, con pomodori e formaggio. È il piatto che ogni aquilano ordina con nostalgia quando lontano da casa.
Non perderti la mortadella di Campotosto, il salume per eccellenza aquilano, morbido e delicato, da assaggiare in una tagliere accompagnato da un vino locale. Se visiti in inverno, chiedi delle virtù — un’antica zuppa di verdure che la tradizione vuole si consumi agli inizi di maggio. Ancora, i confetti di Sulmona per il dolce, o il torrone morbido aquilano, perfetto da portare via come souvenir per chi ami i dolci d’altri tempi.
Non dimenticare lo zafferano della Piana di Navelli, l’oro rosso abruzzese usato per aromatizzare piatti tradizionali. Se opportunità lo consente, visita un produttore locale: entrar in una di quelle piccole aziende agricole è come toccare con mano la vera Abruzzo.
Un Luogo di Rinascita
La Fontana delle 99 Cannelle è stata colpita dal terribile terremoto del 2009 che devastò l’Aquila, ma è stata meravigliosamente restaurata e tornata al suo antico splendore dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). Questo restauro ha un significato simbolico potente: una città che si ricostruisce, che ritorna a mostrare la sua bellezza, che rifiuta di morire. Oggi, più che mai, visitare questa fontana significa essere parte di questo processo di rinascita.
Quando guarderai l’acqua sgorgare dai 99 getti della fontana, ricorda che non stai semplicemente osservando un monumento medievale. Stai toccando con gli occhi novantanove storie, novantanove comunità, una speranza medievale di unità che, incredibilmente, continua a sussurrare nella pietra, ancora oggi, dopo sette secoli.



























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