Il Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo, ha conquistato il prestigioso riconoscimento di Geoparco Mondiale UNESCO il 22 aprile 2021, nella Giornata Internazionale della Madre Terra, entrando nella Rete dei Geoparchi Mondiali con il nome di “Majella Geopark”.
Questo importante traguardo certifica non solo l’eccezionale valore geologico del territorio, ma anche l’armoniosa integrazione tra geodiversità, biodiversità, patrimonio culturale e sviluppo sostenibile delle comunità locali.
Perché la Maiella è diventata Geoparco UNESCO
Il riconoscimento UNESCO è il risultato di un percorso iniziato nel 2016, quando l’Ente Parco e l’Ordine dei Geologi della Regione Abruzzo hanno avviato il progetto di candidatura. Il territorio ha dimostrato di possedere caratteristiche uniche che lo rendono un laboratorio geologico a cielo aperto di rilevanza internazionale.
L’elevata geodiversità rappresenta il motivo principale del riconoscimento: il Geoparco vanta 95 geositi, di cui almeno 22 hanno valore internazionale. Questi siti geologici testimoniano processi naturali avvenuti nell’arco di 140 milioni di anni, quando le rocce che oggi costituiscono le montagne si formavano sul fondo dell’antico oceano Tetide, in un ambiente tropicale simile all’attuale arcipelago delle Bahamas.
Le montagne della Maiella sono emerse dall’acqua “solo” cinque milioni di anni fa, a causa delle forze tettoniche generate dalla collisione tra la placca africana e quella euroasiatica. Questo lungo processo geologico ha lasciato tracce straordinarie: all’interno degli strati rocciosi si conservano i resti fossili di molluschi, coralli, gasteropodi, squali, delfini e persino coccodrilli.
Le caratteristiche geologiche uniche
Il Geoparco Maiella si estende su 740 km² nell’Appennino centrale, con un’altitudine che varia da 130 metri fino ai 2.793 metri del Monte Amaro, la seconda vetta più alta dell’Appennino. Il massiccio della Maiella conta oltre 60 cime, di cui 30 superano i 2.000 metri, come il Monte Acquaviva (2.737 m), il Monte Focalone (2.676 m) e il Pesco Falcone (2.546 m).
Tra i geositi di maggiore importanza scientifica spicca Capo di Fiume a Palena, che conserva sedimenti di un ambiente lagunare e palustre risalente a circa 7 milioni di anni fa. In questo sito protetto sono stati rinvenuti resti paleobotanici di salici, cipressi, alberi della cannella e piante caducifoglie, oltre a fossili di pesci come l’aringa rotonda, la perca del Nilo, il merluzzo e il pagro, e lo scheletro ben conservato di un piccolo mammifero chiamato prolago.
Altri geositi di rilevanza internazionale includono la sezione tipo di Decontra dell’Oligo-Miocene, il campo di dune sottomarine di Cerratina, le Sorgenti del Petrolio del Torrente Arollo, le Gole di Fara San Martino, la Grotta del Cavallone e il sito paleolitico di Valle Giumentina.
Il territorio è caratterizzato da un’intensa attività carsica che ha creato oltre 110 cavità, incluse grotte di grande interesse archeologico e culturale. I processi carsici, combinati con l’azione dei ghiacciai quaternari e l’erosione fluviale, hanno modellato un paesaggio di straordinaria eterogeneità geomorfologica.
Un patrimonio di biodiversità eccezionale
La Maiella è definita “Montagna Madre” dagli abruzzesi non solo per la sua imponenza geologica, ma anche per essere uno dei più importanti contenitori di fauna selvatica d’Italia e d’Europa. La particolare combinazione di rilievi elevati vicini al mare (l’Adriatico dista appena 30 km) e l’eterogeneità geomorfologica hanno creato una grande varietà di microclimi, ecosistemi e nicchie ecologiche.
La flora del Parco comprende oltre 2.300 specie e sottospecie, corrispondenti a oltre il 70% della flora abruzzese e quasi un quarto di quella italiana, che è la più ricca in Europa. Di queste, 204 sono endemismi italiani e 17 sono esclusivi del territorio del Parco, tra cui la Soldanella del Calcare, il Fiordaliso della Maiella (simboli dei giardini botanici del Parco), l’Aquilegia della Maiella, la Pinguicola di Fiori e la Radicchiella della Maiella.
La fauna è altrettanto straordinaria. Il lupo appenninico, specie simbolo del Parco, si riproduce stabilmente con una popolazione costituita da 10 branchi differenti. Il camoscio appenninico, reintrodotto nel 1992, conta oggi oltre 1.300 individui, rappresentando una delle popolazioni più importanti e in salute di questa specie. Cervi e caprioli, reintrodotti negli anni ’80, hanno colonizzato tutte le aree idonee del Parco con popolazioni che superano i 1.000 individui ciascuna.
Gli ambienti forestali ospitano il gatto selvatico, la rara martora, l’orso marsicano (che utilizza il Parco come zona di transito e rifugio temporaneo), oltre a numerose specie di uccelli come il Picchio dalmatino, la Balia dal Collare, il Falco pecchiaiolo e l’Aquila Reale.
Il legame indissolubile tra uomo e natura
Una caratteristica unica del Geoparco Maiella è la presenza umana ininterrotta da circa 600.000 anni fa, testimoniata da giacimenti preistorici che risalgono al Paleolitico. Questo lungo rapporto tra uomo e montagna ha lasciato tracce straordinarie: oltre 40 eremi incastonati nella roccia, abbazie millenarie, capanne a tholos disseminate tra i pascoli d’altura, e antiche attività minerarie.
L’Eremo di Santo Spirito a Maiella, situato a 1.132 metri sul livello del mare lungo una parete di roccia calcarea avvolta da una maestosa faggeta, rappresenta uno dei luoghi più suggestivi del Parco. La sua storia è legata a Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, che nel 1246 ristrutturò l’eremo costruendo l’oratorio e le prime celle per la comunità monastica. Questo luogo sacro, che ha ospitato anche il futuro papa Vittore III e Cola di Rienzo, rappresenta l’anima spirituale della Maiella, da sempre considerata una montagna sacra.
Anche l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, situato su una sporgenza rocciosa del Monte Morrone a 620 metri di altitudine, è legato alla figura di Pietro da Morrone, che vi si stabilì nel 1293 fino alla sua elezione a Pontefice. L’oratorio conserva affreschi del Maestro Gentile da Sulmona del XIII secolo, e nella grotta sottostante scorre un’acqua stillicidante a cui i fedeli attribuiscono poteri taumaturgici.
Cosa Fare nel Parco della Maiella: le quattro stagioni
Estate: trekking, escursioni e natura incontaminata
L’estate è la stagione ideale per esplorare i 720 km di sentieri escursionistici che attraversano il Parco. Gli itinerari spaziano da percorsi facili per famiglie a trekking impegnativi per escursionisti esperti.
Le Gole di Fara San Martino rappresentano una delle escursioni più spettacolari e accessibili. Questo impressionante canyon, largo appena 2 metri e lungo circa 30 metri, si apre sul versante orientale della Maiella e segna l’inizio di un vallone che conduce fino al Monte Amaro attraverso 14 km di percorso e 2.300 metri di dislivello. Secondo la tradizione popolare, queste gole furono aperte da San Martino per consentire alla popolazione di accedere agli alti pascoli. L’escursione di base, adatta alle famiglie, dura 1-2 ore e permette di visitare anche i resti dell’antica Abbazia di San Martino in Valle, monastero benedettino recentemente riportato alla luce.
La Valle dell’Orfento è definita dalla rivista scientifica Nature come esempio mondiale di ricchezza di biodiversità. Questo vallone spettacolare, prima Riserva Naturale dello Stato istituita nel 1971, è caratterizzato da acque limpide, piccole cascate, ponticelli di legno che attraversano il fiume e una fitta vegetazione. Gli itinerari nella valle variano da percorsi di 2 ore adatti alle famiglie fino a trekking ad anello di 15 km che toccano il Ponte della Pietra e l’Eremo di Sant’Onofrio all’Orfento. Qui furono reintrodotti negli anni ’80 i primi cervi e caprioli, oggi presenti in tutto il Parco.
Il Sentiero del Parco, che da Popoli va alla Stazione di Palena attraversando le cime più alte del Monte Amaro e del Porrara, e il Sentiero dello Spirito, che da Sulmona va a Serramonacesca toccando gli eremi frequentati da Papa Celestino V, rappresentano itinerari di grande valore culturale e ambientale. Il Sentiero della Libertà ripercorre invece la strada fatta da migliaia di ex prigionieri, alleati e partigiani che lottavano per la liberazione d’Italia nel 1943.
Le escursioni alle vette più alte del Parco richiedono esperienza e allenamento: il Monte Amaro (2.793 m), il Monte Acquaviva (2.737 m), il Monte Focalone (2.676 m) e il Monte Porrara offrono panorami mozzafiato che spaziano dal Gargano al Conero, con vista sul mare Adriatico e sul Gran Sasso.
Primavera e autunno: foliage e borghi medievali
La primavera e l’autunno sono stagioni ideali per ammirare lo spettacolo cromatico dei 24.000 ettari di faggete e per visitare i numerosi borghi medievali del Parco senza le folle estive.
Il Bosco di Sant’Antonio, uno dei boschi più antichi e suggestivi d’Abruzzo, offre in autunno uno spettacolo di foliage indimenticabile, con sentieri che conducono fino al Monte Pizzalto. Gli altopiani carsici come Quarto Santa Chiara e Campo di Giove si trasformano in distese fiorite in primavera e in mosaici di colori caldi in autunno.
I borghi del Parco meritano una visita approfondita. Caramanico Terme, situato alla confluenza dei fiumi Orta e Orfento, è rinomato per le sue acque termali sulfuree e oligominerali, già note nel XII secolo come “acque putride”. Il borgo medievale, a 650 metri di altitudine, conserva la splendida chiesa di Santa Maria Maggiore con il portale gotico del 1476 realizzato da Giovanni da Lubecca.
Pescocostanzo, situato a 1.410 metri d’altitudine, è un borgo di straordinaria bellezza rinomato per l’artigianato del merletto e del ferro battuto. Pacentro, dominato dal suo castello medievale con le torri che si stagliano contro il Monte Morrone, è uno dei borghi più pittoreschi d’Abruzzo. Fara San Martino, oltre alle celebri gole, è famosa per le sorgenti del fiume Verde dalle acque color smeraldo e per i numerosi pastifici artigianali.
Inverno: sci, ciaspole e paesaggi innevati
L’inverno trasforma la Maiella in un paradiso per gli appassionati di sport sulla neve. Le stazioni sciistiche di Passo Lanciano e Majelletta, situate rispettivamente a 1.306 e 1.995 metri di altitudine, offrono piste per tutti i livelli con panorami mozzafiato sull’Adriatico e sul Gran Sasso.
Passo Lanciano propone piste più ripide che si snodano tra i faggi, mentre la Majelletta permette di sciare con vista sul mare su pendenze più contenute. Il comprensorio della Majelletta include anche uno snowpark per freestyle con salti e strutture manutenute quotidianamente.
Per gli appassionati di scialpinismo e ciaspole, gli itinerari sono numerosi. Il Passo San Leonardo, che mette in comunicazione Campo di Giove e Pacentro con Caramanico, offre traversate facili tra i faggi e percorsi più impegnativi verso il Monte Mileto. Il Monte Porrara, la vetta più meridionale del massiccio, è raggiungibile dalla stazione ferroviaria di Palena attraverso un sentiero nel bosco e una panoramica cresta.
Gli altopiani di Campo di Giove, l’Altopiano delle Cinque Miglia e la zona tra il Bosco di Sant’Antonio e il Pizzalto offrono percorsi ideali per le ciaspole, mentre il Lago Pantaniello rappresenta una meta suggestiva per escursioni invernali più impegnative.
Quando le condizioni della neve lo permettono, anche le vette più alte come il Monte Amaro e il Monte Rapina possono essere raggiunte con piccozza, ramponi o con gli sci da alpinismo, ma solo da escursionisti esperti e con le necessarie precauzioni.
Un territorio da vivere tutto l’anno
Il Geoparco Maiella rappresenta una destinazione unica dove il valore geologico si intreccia indissolubilmente con la biodiversità, la spiritualità e le tradizioni millenarie. I 17 centri visita, info point e musei, i 2 giardini botanici e le 7 aree faunistiche permettono di approfondire la conoscenza del territorio e osservare da vicino la fauna selvatica, inclusi i camosci appenninici.
Le 400 km di ippovie e i 426 km di tracciati per mountain bike offrono alternative al trekking per esplorare il territorio, mentre le attività di birdwatching, fotografia naturalistica e orienteering completano l’offerta per gli appassionati di natura.
Il riconoscimento UNESCO certifica che la Maiella non è solo un museo geologico all’aperto, ma un territorio vivo dove la conservazione della geodiversità si combina con lo sviluppo sostenibile delle comunità locali, creando un modello virtuoso di gestione del patrimonio naturale e culturale. Entrando nella Rete dei Geoparchi Mondiali, che comprende oltre 160 territori riconosciuti in tutto il mondo, il Majella Geopark si pone come ponte tra la protezione del patrimonio geologico e la promozione di un turismo consapevole e rispettoso.



























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