Ci sono luoghi in Italia che non urlano la loro bellezza, ma la sussurrano a chi ha la pazienza di fermarsi ad ascoltare. Crecchio è esattamente questo: uno scrigno di pietra arroccato sulle colline della provincia di Chieti, sospeso tra l’azzurro dell’Adriatico e l’imponenza della Majella.
Se state cercando un itinerario fuori dalle solite rotte turistiche, lontano dalla folla ma denso di significato, benvenuti nel cuore dell’Abruzzo medievale.
Ho scoperto Crecchio quasi per caso, risalendo dalla Costa dei Trabocchi verso l’interno, e la prima sensazione che ho provato è stata quella di un improvviso salto temporale. Qui il Medioevo non è solo una facciata per turisti: è inciso nelle pietre, nei vicoli silenziosi e nel profilo austero del suo castello.
Il Castello Ducale: dove cambiò la storia d’Italia
Non si può parlare di Crecchio senza alzare lo sguardo verso il Castello Ducale De Riseis-D’Aragona. Non è solo una fortezza maestosa; è un testimone oculare di uno dei momenti più drammatici del Novecento italiano.
Immaginate la scena: è il 9 settembre 1943. L’Italia è nel caos. Il Re Vittorio Emanuele III, in fuga da Roma dopo l’armistizio, trova rifugio proprio tra queste mura prima di imbarcarsi a Ortona. Camminando nel cortile interno, ho provato un brivido pensando che in queste stanze, per una notte, si è deciso il destino di una nazione. Affacciandovi dalla Torre dell’Ulivo, la più alta delle quattro che sorvegliano il borgo, la vista spazia dalla vallata del fiume Arielli fino al mare: un panorama che toglie il fiato e che, da solo, vale il viaggio.
Un tesoro bizantino inaspettato
Ma Crecchio nasconde un segreto ancora più antico. All’interno del castello si trova il Museo dell’Abruzzo Bizantino ed Altomedievale. Potreste chiedervi: “Perché proprio qui?”. Perché secoli fa, questo piccolo borgo era un nodo strategico vitale tra l’Oriente e l’Occidente.
Il museo è una perla rara. Tra le vetrine non troverete polverosi reperti dimenticati, ma oggetti che raccontano la vita quotidiana di un tempo lontano: gioielli, monili e soprattutto la preziosa ceramica tipo crecchio (decorata a bande) e ceramica sigillata (rossiccia arancione) e la cattedra lignea, un reperto unico nel suo genere. È incredibile pensare a come, in questo angolo tranquillo d’Abruzzo, un tempo circolassero merci e culture provenienti dall’Egitto e da Bisanzio.
A tavola con la storia: sapori autentici
Non esiste viaggio in Abruzzo che non finisca con le gambe sotto un tavolo, e Crecchio non fa eccezione. La cucina qui è quella “di terra”, robusta e sincera. Se visitate il borgo in estate, segnatevi questa data sul calendario: fine luglio. È il momento di “A cena con i Bizantini”, una rievocazione storica che trasforma il paese.
Non è la solita sagra: l’intero borgo si veste a festa, con figuranti in costume, fiaccole e menù filologici che vi permetteranno di assaggiare piatti ispirati alle ricette del VI secolo d.C. In ogni altro periodo dell’anno, consolatevi (si fa per dire!) con un piatto di maccheroni alla chitarra o i classici arrosticini, magari accompagnati da un bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo delle cantine locali, che qui trova uno dei suoi terroir migliori.
Perché dovete assolutamente visitare Crecchio (e farlo adesso)
Concludo con un invito che viene dal cuore. Viviamo in un’epoca in cui viaggiare significa spesso correre da un punto all’altro per scattare la foto perfetta, ma Crecchio vi chiede esattamente l’opposto: vi chiede di rallentare.
Dovete venire qui perché Crecchio è l’antidoto alla frenesia moderna. È il luogo perfetto per chi cerca quel “turismo lento” di cui tanto si parla ma che raramente si pratica. Veniteci al tramonto, quando la pietra del castello si tinge di arancio e l’aria si riempie del profumo della terra e dei vigneti vicini. Veniteci per sedervi su una panchina in Piazza Castello e ascoltare il silenzio, interrotto solo dal rintocco di una campana.
Crecchio non è un parco giochi per turisti, è un luogo vero. È un ponte tra la montagna madre, la Majella, e il mare Adriatico, capace di offrirvi in un solo pomeriggio la profondità della storia e la leggerezza della bellezza italiana più autentica. Non lasciatevelo raccontare, venite a respirarlo. Mettete in macchina scarpe comode e la voglia di scoprire: questo piccolo borgo vi aspetta per regalarvi un ricordo che, vi assicuro, non sbiadirà facilmente.




























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