Esistono luoghi che ti catturano quando meno te lo aspetti. Locorotondo è uno di questi, quel tipo di destinazione che non troverai sulle copertine delle più celebrate guide turistiche, ma che una volta entrato dentro i suoi viuzze bianchissime, capirai perché merita di essere scoperto da chi davvero sa apprezzare l’autenticità pugliese.
Situato nel cuore della Valle d’Itria nella provincia di Bari, questo affascinante borgo rappresenta una delle gemme più preziose della Puglia, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato a contemplate bellezza e tradizione che ancora sopravvivono.
Il nome “Locorotondo” racchiude già la magia del luogo: deriva dal latino “Locus Rotundus”, letteralmente “luogo rotondo”, e questa caratteristica topografica non è affatto casuale. Il borgo possiede infatti una forma circolare perfetta, con le case disposte su anelli concentrici che seguono la morfologia della collina.
Le prime documentazioni scritte risalgono all’anno 1195, quando l’imperatore Enrico VI di Svevia confermò l’esistenza di un “Locus qui dicitur rotondus” e di una chiesa dedicata a San Giorgio, tra i feudi appartenenti al Monastero benedettino di Santo Stefano. È affascinante pensare che questo luogo abbia mantenuto la sua essenza per oltre ottocento anni, resistendo ai cambiamenti e ai tumulti della storia.
L’architettura bianca delle cummerse: il cuore estetico di Locorotondo
Quando arrivi a Locorotondo e percepisci il primo sguardo del borgo da via Nardelli, la cosiddetta “lungomare”, rimani letteralmente senza fiato. La candida luminosità delle case è quasi accecante sotto il sole di Puglia, un bianco puro che sembra emanare dal cuore stesso della pietra locale. Questo non è un effetto casuale: gli abitanti hanno mantenuto viva la tradizione di imbiancate le facciate con il latte di calce, un’usanza che conferisce al borgo un’atmosfera quasi surreale, come se il tempo di una fiaba.
La vera peculiarità architettonica di Locorotondo sono le “cummerse”, i tetti caratteristici dalle forme affusolate e aguzze, ricoperti da “chiancarelle”, lastre calcaree che richiamano gli stessi materiali utilizzati nei trulli di Alberobello. Questi tetti spioventi sono stati progettati per una funzione pratica ben precisa: consentire all’acqua piovana di scivolare via, proteggendo così le abitazioni dal clima locale. Eppure, quello che per i costruttori di secoli passati era una soluzione ingegneristica si è trasformato in una forma d’arte, in una firma architettonica che rende Locorotondo inconfondibile e affascinante.
Passeggiando per i vicoli del centro storico, scoprirai che ogni balcone è un giardino in miniatura, con fiori colorati che esplodono dai vasi e dalle fioriere, creando un contrasto magico contro le pareti immacolate. Terrazzi ornati, finestre che sembrano raccontare storie antiche, portoni in pietra decorati con cura quasi rituale: ogni dettaglio testimonia il profondo amore degli abitanti per il proprio borgo. Non è raro incontrare anziane signore che con dedizione quotidiana mantengono puliti non solo i propri spazi, ma anche i tratti di strada antistanti, perpetuando così una tradizione di comunità e di orgoglio locale.
I tesori nascosti del centro storico
Accedendo al borgo da Piazza Vittorio Emanuele II, il “salotto del paese”, ti troverai di fronte al magnifico Palazzo Morelli, costruito nel 1819, che cattura lo sguardo con il suo grande portale barocco e i balconi ornati da ringhiere in ferro battuto. Lo stemma nobiliare della famiglia Morelli, raffigurante un elefante che sorregge una torre, è un elemento decorativo che ti farà immediatamente comprendere l’importanza storica di questo palazzo nel tessuto urbano del borgo.
A pochi passi, la Torre dell’Orologio del Settecento rappresenta un altro protagonista silenzioso della storia di Locorotondo. In passato sede dell’università locale, oggi ospita l’archivio storico del borgo. Il suo colonnato circolare nella zona superiore della struttura rappresenta un’aggiunta successiva, un abbellimento che testimonia come il borgo sia stato continuamente curato e valorizzato nel corso dei secoli.
Impossibile non menzionare la Chiesa Madre di San Giorgio, con la sua affascinante facciata neoclassica costruita tra il 1790 e il 1825. Nel timpano, la raffigurazione in rilievo del santo patrono con il drago domina magistralmente l’intero edificio. L’interno, sorprendentemente, mantiene elementi sia barocchi che rinascimentali, con un bellissimo altare risalente al 1764 che costituisce una vera opera d’arte in marmi policromi. Prima di questa, nel sito della chiesa madre, sorgevano almeno due luoghi di culto più antichi, risalenti all’XI e al XVI secolo.
Per chi sa cercare e apprezzare le piccole meraviglie, la Chiesa di Santa Maria della Greca rappresenta un gioiello di architettura romanico-gotica eretta per volere di Pirro del Balzo, principe di Taranto. Le sue tre navate, gli archi ogivali e le volte a crociera costolonate con capitelli finemente lavorati trasportano il visitatore in un viaggio spirituale attraverso i secoli. L’altare maggiore ospita un paliotto in pietra del XVI secolo che testimonia l’importanza storica e artistica di questo luogo.
La piccola Chiesa di San Nicola di Mira, infine, rappresenta un affascinante connubio tra le tradizioni costruttive locali: la sua copertura a cono ricorda i trulli, mentre altre porzioni mantengono le caratteristiche “cummerse”, creando così un’armonia architettonica unica nel territorio della Valle d’Itria.
La valle d’Itria: quando la vista racconta la storia
Uno dei momenti più emozionanti che vivrai a Locorotondo sarà quando raggiungerai la Villa Garibaldi o il Largo Bellavista sulla via Nardelli. Da questi punti panoramici lo sguardo si allarga sulla Valle d’Itria in tutta la sua magnificenza: vigneti che si estendono all’orizzonte, ulivi antichi dalla forma contorta, masserie isolate che sembrano fortezze bianche nel paesaggio, e naturalmente i trulli di Alberobello che puntellano la campagna come un bosco di strane casette di gingerbread. È uno spettacolo che tocca qualcosa di profondo dentro di te, una bellezza così pura da farti dimenticare completamente il mondo esterno.
Un borgo per chi sa apprezzare l’autenticità
Locorotondo è stato riconosciuto come uno dei Borghi più Belli d’Italia e ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club, riconoscimenti che non sono frutto del caso, ma della dedizione autentica della comunità locale nel mantenere viva l’identità culturale del luogo. A differenza di altri borghi che spesso vengono trasformati in attrazioni turistiche artificiose, Locorotondo ha saputo preservare la sua essenza, mantenendo vive le arti e i mestieri autoctoni, in particolar modo la lavorazione della pietra.
La conclusione che ti stimolerà a partire
Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai già visitato Alberobello, magari hai fatto una foto davanti ai trulli più fotogenici di Instagram, e chissà, forse hai anche degustato del buon vino pugliese. Ma Locorotondo rappresenta qualcosa di diverso, qualcosa che va oltre l’esperienza turistica superficiale. È il luogo dove puoi veramente rallentare, dove le corse frenetiche e gli orari ferrati perdono di senso.
Quando entri nei viuzzi bianchi di Locorotondo, quando senti il profumo dei fiori che sbocciano dai balconi, quando percepisci lo sguardo caloroso degli abitanti che ti salutano con quella tipica gentilezza pugliese, allora comprendi che il viaggio non è una destinazione da spuntare da una lista, ma un’esperienza da vivere pienamente con tutti i sensi. Locorotondo merita di essere scoperto lentamente, senza fretta, camminando per le sue strade concentriche come se stessi percorrendo i meandri della storia stessa.
È un luogo che rigenera l’anima, che ti ricorda perché ami i viaggi, perché ami l’Italia, e soprattutto, perché ami la Puglia. Non aspettare il momento perfetto: il momento perfetto è adesso, quando decide di abbandonare i sentieri battuti e di scoprire quello che i veri intenditori sanno già: che Locorotondo non è soltanto un borgo, è un’emozione che rimane impressa nel tuo cuore molto più a lungo della durata della visita. Partenza consigliata: appena possibile. Destinazione obbligata: il cuore della Valle d’Itria.



























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