Ci sono dolci che non sono solo ricette, ma veri e propri abbracci di famiglia. In Abruzzo, a Carnevale, questo abbraccio ha un nome che profuma di fritto buono e miele tiepido: la cicerchiata abruzzese, la sua Maestà. Questa è la storia di una mattina in cucina con Fiorella Gabriele, che con pazienza e amore ha dato forma a uno dei dolci più amati della tradizione abruzzese.
Un tavolo di legno, un mattarello e un impasto che profuma di casa
Nella seconda foto si vede tutto cominciàre da lì: un impasto compatto e dorato appoggiato su un vecchio tagliere di legno, affiancato da un mattarello consumato dal tempo. È il cuore della cicerchiata: farina, uova, zucchero, un tocco di liquore (ogni famiglia ha il suo segreto) e quel pizzico di manualità che non si legge in nessuna ricetta ma si impara guardando le mani delle donne di casa.
Fiorella lavora l’impasto con calma, lo sente sotto le dita, lo allunga, lo ripiega, finché non diventa elastico e vellutato. È il primo momento magico: fuori il mondo corre, ma sul tavolo di cucina il tempo rallenta, come se Carnevale non fosse una data sul calendario, ma un rito da preparare con lentezza.
Dai filoncini alle piccole perle dorate
Nell’ultima delle foto di preparazione vediamo il tavolo invaso da minuscoli pezzetti di pasta, tagliati a coltello con gesti rapidi e sicuri. I filoncini di impasto sono stati arrotolati e ridotti in tanti piccoli gnocchetti, sparsi qua e là come minuscole gemme gialle pronte a trasformarsi.
Questa è una delle fasi più poetiche della ricetta della cicerchiata abruzzese: ogni pezzetto è diverso dall’altro, imperfetto come solo le cose fatte a mano sanno essere. Fiorella li infarina leggermente, li scuote con le dita per non farli attaccare, li raduna in un vassoio: sono pronti per tuffarsi nell’olio bollente.
Il canto dell’olio: il momento della frittura
Nella grande padella di alluminio della terza foto, l’olio sfrigola e racconta già da solo la storia del Carnevale. Le palline di pasta si muovono, friggono, si gonfiano leggermente, diventano di un tenue giallo dorato. È un’immagine ipnotica: un mare di piccole sfere che danzano tra le bolle.
L’odore che riempie la cucina è quello inconfondibile dei dolci di Carnevale abruzzesi: intenso ma rassicurante, lo stesso che si sentiva nelle case delle nonne, quando bambini si aspettava impazienti di afferrare la prima pallina ancora tiepida.
Fiorella controlla il colore, rimescola con delicatezza, poi scola con un mestolo forato e lascia riposare. È solo il primo atto: la vera magia arriverà con il miele.
Miele caldo e oro colato: la cicerchiata prende forma
Nella foto dove le palline sono già di un bel bruno ambrato, capiamo che è successo qualcosa: il miele. In un pentolino, Fiorella lo lascia sciogliere lentamente, magari con un goccio di agrume o di liquore, fino a quando non diventa una crema fluida e profumata.
Le palline fritte vengono tuffate dentro e mescolate finché non sono completamente rivestite da questo velo lucido, quasi fosse oro colato. È in questo momento che la cicerchiata smette di essere solo un dolce e diventa un’opera collettiva di famiglia: chi sistema il piatto, chi tiene fermo lo stampo, chi assaggia “per vedere se è buona”.
La corona di Carnevale: un dolce che si fa centro tavola
La quarta foto è un inno alla tradizione: su un piatto di vetro trasparente, Fiorella ha disposto la cicerchiata in una corona perfetta, lasciando il centro vuoto. Ogni pallina lucida di miele brilla come una piccola pietra preziosa, creando un gioco di luci con la tovaglia a quadri verdi e bianchi.
È l’immagine del Carnevale in Abruzzo: semplice, genuino, familiare. Non servono decorazioni elaborate; la bellezza sta nella ripetizione dei piccoli gesti, nelle mani appiccicose di miele, negli angoli del piatto dove il miele in eccesso si raccoglie come un invito a fare la scarpetta con un pezzetto di pane.
Questa corona non è solo un dessert: è il centro tavola delle feste, quello che si porta in sala tra i sorrisi, mentre qualcuno esclama: “È arrivata la cicerchiata!”.
La cicerchiata in versione monoporzione: l’idea di Fiorella
Nell’ultima foto, quella forse più tenera, la tradizione si veste di praticità moderna: Fiorella ha trasformato la sua cicerchiata abruzzese in deliziose monoporzioni, raccolte in pirottini bianchi.
Ogni pirottino è una piccola montagna di palline dorate, compatte e lucide di miele, sistemate su un vassoio dorato: perfette da condividere con amici, da offrire durante una festa di Carnevale, da regalare ai vicini di casa. È l’evoluzione naturale di una ricetta antica: lo stesso sapore di sempre, in una veste nuova, pratica e fotografabile, proprio come piace a chi ama raccontare i viaggi e le tradizioni sui social.
Dietro ogni pallina, una storia di famiglia
Nella prima foto, quella in cui vediamo le palline di pasta già fritte ma ancora “nature”, senza miele, c’è tutta l’attesa del momento finale. Sono lì, vicine l’una all’altra, ognuna diversa, pronte a trasformarsi nel dolce simbolo del Carnevale.
Guardandole, sembra di sentire il chiacchiericcio in cucina: ricordi di infanzie abruzzesi, Carnevali di paese, coriandoli, sfilate, ma soprattutto il rito di riunirsi intorno a un tavolo per preparare qualcosa insieme. Perché la vera forza della cicerchiata di Carnevale è questa: non si fa da soli, è un dolce che chiama le persone, che invita a stare insieme.
Cicerchiata abruzzese: molto più di un dolce di Carnevale
Dal punto di vista di chi viaggia per borghi e colline d’Abruzzo alla ricerca di sapori autentici, la cicerchiata è una tappa obbligata. Non è solo una ricetta tipica abruzzese, ma un biglietto da visita del territorio: racconta l’amore per le cose semplici, per gli ingredienti poveri trasformati in festa, per le tradizioni che resistono nonostante il tempo.
Assaggiare la cicerchiata preparata da Fiorella Gabriele significa entrare, in punta di piedi, nella sua casa e nella sua storia. Significa capire che il Carnevale, in Abruzzo, non è solo maschere e carri allegorici, ma profumo di miele nell’aria, mani infarinate, risate in cucina.
E mentre l’ultima goccia di miele scivola sul piatto, c’è una sola certezza: finché qualcuno, come Fiorella, continuerà a impastare, friggere e condividere la sua Maestà la Cicerchiata, il Carnevale abruzzese non smetterà mai di battere forte.


































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