Un semplice post pubblicato da Noleggio Gommoni Fossacesia sul gruppo Facebook Viaggiando Abruzzo è bastato per risvegliare un’ondata di nostalgia, orgoglio e dolcezza tra centinaia di abruzzesi — e non solo.
L’autore scriveva: “Solo un vero abruzzese riconosce la sua appartenenza tramite questo dolce, vediamo come lo chiamate nelle varie zone d’Abruzzo. Io lo gusto ogni domenica.” Una frase che ha subito toccato il cuore di molti, scatenando una valanga di commenti e ricordi legati a una delle preparazioni più amate della tradizione regionale: la Pizza Dolce.
Chiamarla semplicemente “dolce” è riduttivo. È un simbolo di casa, di feste di famiglia, di matrimoni e domeniche d’infanzia. A seconda della zona cambia il nome — e spesso anche la ricetta — ma l’anima resta la stessa: strati di pan di Spagna bagnati con liquore e caffè, farciti con creme colorate, spesso al cioccolato e alla vaniglia, ricoperti da una glassa o panna decorata.
Nei commenti del post, si legge tutto l’amore per questa specialità. C’è chi la chiama “pizza dogge” come Francesco Carri, Annamaria Stefano e Cesarina Leporelli, e chi preferisce la versione “pizza doce”, citata da Maria Schieda, Ileana Morelli, Rita Titta Mascina e tanti altri. Da Arsita, Rita Angeloni ricorda la “pizz dauc”, mentre a Giulianova Francesco Massi Lamolinara la nomina “p’zza dogg”. Altri, come Chiara Cirillo e Marina Imola, fanno notare la somiglianza con la zuppa inglese, nome con cui è conosciuta anche in alcune zone dell’Aquila e oltre i confini regionali.
I commenti sono un mosaico di ricordi e affetto. Deborah Kerr racconta: “Io l’ho mangiata ad Isola del Gran Sasso, Pretara. E ogni volta che andavo la mangiavo… superlativa.” Gabriella Tauro la definisce con orgoglio “Patrimonio abbbbbrrruzzese”, mentre Camomilla Fontana la riassume in poche parole: “Grandiosa, una bontà unica.”
C’è chi, come Stefania Botta, scrive di averla appena gustata — “mangiata oggi!” — e chi, come Roberta Ceci e Vania Calandrelli, ne parla con entusiasmo semplice: “Adoro!”, “Buonissima!”. Segno che, anche fuori dall’Abruzzo, la pizza dolce resta una presenza viva e amata, un ponte tra generazioni e tra province.
In fondo, questo è il potere dei piatti della memoria: non servono presentazioni o ricette perfette, ma solo il profumo e il ricordo giusto per riportare tutti “a casa”. La Pizza Dolce, o Dogge, o Doce, o Zuppa Inglese — comunque la si chiami — resta uno dei dolci più identitari dell’Abruzzo, capace di raccontare una regione intera con un cucchiaio di crema e un sorriso di chi, ogni domenica, non può farne a meno. Segui il post completo sempre aggiornato.




























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