La primavera nel Lazio non è solo una stagione, è uno stato d’animo. È quel momento magico in cui la Tuscia viterbese si risveglia dal torpore invernale, dipingendo le valli di un verde quasi sfacciato e riempiendo l’aria con il profumo dei ciliegi in fiore. Se cercate una fuga dalla routine, un viaggio che mescoli storia millenaria, un pizzico di malinconia poetica e panorami che sembrano usciti da un dipinto di fine Ottocento, siete nel posto giusto. Questo territorio, incastonato tra il Tevere e il Mar Tirreno, offre una densità di bellezza che pochi altri luoghi in Italia possono vantare, specialmente quando le giornate si allungano e il sole scalda i muri in tufo dei borghi sospesi nel tempo.
Pianificare un itinerario di un giorno può sembrare una sfida, ma la bellezza di questa zona risiede proprio nella vicinanza strategica dei suoi gioielli. Muoversi in auto qui è un piacere: le strade curvano dolcemente tra noccioleti e uliveti, offrendo scorci che costringono a fermarsi per una foto ogni dieci minuti. In questo articolo vi porterò alla scoperta di tre perle rare, partendo dalla celebre “Città che muore” fino ad arrivare alle sponde rilassanti di un lago vulcanico, passando per il fascino spettrale e magnetico del Castello di Celleno. Preparate la macchina fotografica, scaricate la vostra playlist preferita e lasciatevi guidare dal battito lento della provincia laziale. Per altri spunti su viaggi fuori porta, vi consiglio di consultare il portale www.viaggiando-italia.it, una vera miniera d’oro per noi girovaghi moderni.
1. Civita di Bagnoregio: La Perla Sospesa
Iniziamo la nostra giornata nel Lazio settentrionale da quella che è, senza dubbio, una delle icone del turismo italiano nel mondo: Civita di Bagnoregio. Conosciuta come “la città che muore” a causa della lenta erosione del colle di tufo su cui poggia, Civita è un luogo che sfida le leggi della fisica e del tempo. In primavera, la nebbia mattutina che spesso avvolge la valle dei Calanchi inizia a diradarsi, rivelando il borgo come un’isola di pietra sospesa nel vuoto. L’unico modo per accedervi è un lungo e scenografico ponte pedonale in cemento: percorrerlo significa lasciare letteralmente il mondo moderno alle spalle.
Una volta varcata la porta di Santa Maria, sarete accolti da un labirinto di vicoli stretti, balconcini fioriti e case medievali perfettamente conservate. Il fascino di Civita risiede nel suo silenzio, interrotto solo dai passi dei visitatori o dal miagolio di qualche gatto che regna sovrano tra le pietre. Nonostante il soprannome malinconico, il borgo è vivissimo grazie a piccole botteghe artigiane e osterie che profumano di bruschetta e olio buono. Visitare Civita in primavera permette di godere del panorama sui Calanchi senza l’arsura estiva, ammirando le pareti argillose che brillano sotto il sole di aprile. È un’esperienza quasi spirituale, un promemoria della fragilità e, al tempo stesso, della resilienza della bellezza umana di fronte alla forza della natura.
2. Il Castello di Celleno: Il Borgo Fantasma
A soli quindici minuti d’auto da Bagnoregio, si nasconde un luogo meno noto ma altrettanto potente dal punto di vista emotivo: il Borgo Fantasma di Celleno. Se Civita è la diva acclamata, Celleno è la sua anima ribelle e misteriosa. Il cuore del borgo è dominato dal maestoso Castello Orsini, che svetta su una piazza di pietre antiche dove il tempo sembra essersi fermato bruscamente a causa di terremoti ed epidemie che, nei secoli scorsi, costrinsero gli abitanti ad abbandonare l’abitato per rifugiarsi nella parte nuova.
Ciò che rende il Castello di Celleno unico è la sensazione di scoperta autentica. Camminando tra i ruderi messi in sicurezza, potrete scorgere vecchie cucine, soffitti crollati che lasciano intravedere il cielo e pareti dove la vegetazione sta lentamente riprendendo il sopravvento. Tuttavia, non fatevi ingannare dal termine “fantasma”: grazie al lavoro di artisti e della comunità locale, il borgo sta vivendo una seconda giovinezza. È un luogo incredibilmente fotogenico, specialmente per chi ama l’estetica urban decay o cerca un angolo di pace assoluta. In primavera, il contrasto tra il grigio del tufo e il bianco dei fiori di ciliegio (Celleno è famosa per la sua festa delle ciliegie) crea un’atmosfera onirica. Per info dettagliate sugli orari e gli eventi legati al recupero del borgo, vi rimando al sito ufficiale del Comune di Celleno. Perdersi tra queste rovine significa ascoltare i sussurri della storia e lasciarsi affascinare da un passato che si rifiuta di scomparire.
3. Bolsena: Il Lago e il Fascino dei Monaldeschi
Per concludere in bellezza questa giornata nel Lazio, dirigiamoci verso le rive azzurre del Lago di Bolsena. Dopo il tufo e il mistero dei borghi, l’acqua offre quella freschezza rigenerante che serve per chiudere il cerchio. Bolsena è un borgo medievale che degrada dolcemente verso il bacino vulcanico più grande d’Europa. Il punto di partenza ideale è la Rocca Monaldeschi della Cervara, una fortezza che domina dall’alto l’intero lago e che oggi ospita il Museo Territoriale del Lago di Bolsena. Dall’alto dei suoi camminamenti di ronda, la vista è semplicemente mozzafiato: le due isole, Bisentina e Martana, sembrano diamanti incastonati nel blu.
Passeggiando per il quartiere Castello, sarete circondati da piante di ortensie (che qui sono un vero simbolo, anche se la fioritura massima è a giugno) e da case in pietra lavica scura. Ma Bolsena è anche il luogo del Miracolo Eucaristico, e una visita alla Basilica di Santa Cristina è d’obbligo per ammirare le pietre bagnate dal sangue e l’atmosfera di profonda devozione che si respira nelle sue cripte. Al tramonto, il consiglio è di scendere lungo la riva del lago per un aperitivo o una cena a base di coregone, il pesce tipico del luogo. La luce dorata della primavera che si riflette sulle acque calme, mentre il sole scompare dietro le colline, è il finale perfetto per un viaggio sensoriale tra natura, fede e architettura.
Riassunto e conclusioni
In questa intensa giornata abbiamo attraversato la fragilità poetica di Civita di Bagnoregio, esplorato il fascino decadente e magnetico del Castello di Celleno e concluso con la serenità regale di Bolsena. Tre tappe vicine, ben collegate e capaci di offrire una varietà di emozioni incredibile: dalla malinconia del borgo fantasma alla vitalità luminosa del lago.
Il Lazio sa essere una terra generosa per chi ha voglia di guardare oltre le mete più scontate. Questo itinerario è un invito a rallentare, a godersi il viaggio in auto tra i paesaggi della Tuscia e a farsi sorprendere dalla storia che trasuda da ogni crepa nel tufo.
Vi è venuta voglia di partire? Mettete in moto l’auto, la primavera vi aspetta tra le valli incantate del Viterbese. Quale di questi tre posti visiterete per primo?



























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