Tra le colline silenziose della valle dell’Halesa, in provincia di Messina, vive un guardiano del tempo: un ulivo di circa 1800 anni. La sua chioma argentata si allarga come un abbraccio, e il tronco, scolpito dalla storia e dal vento, racconta più di quanto mille parole potrebbero fare. È qui, a Pettineo, che la natura svela tutta la sua potenza poetica: tra muretti a secco e profumo di terra antica, questo albero diventa simbolo di resilienza e memoria.
Camminando tra i campi attorno al borgo, lo si scorge da lontano come una figura gentile, testimone silenziosa dei secoli trascorsi. Si dice che, nella valle dell’Halesa, molti ulivi abbiano superato il millennio – radici profonde in una terra che ha conosciuto Greci, Arabi, Normanni, contadini e sognatori. Ognuno ha lasciato qualcosa, ma loro – gli ulivi – sono rimasti, custodi di una bellezza che non conosce tempo.
Osservandolo, si percepisce quasi un respiro antico. Ogni piega del suo tronco sembra contenere una storia: la fatica dei raccolti, il sole bruciante delle estati siciliane, la quiete dopo la pioggia. Le sue foglie, leggere come pensieri, tremolano nella luce del pomeriggio creando un dialogo silenzioso con il paesaggio circostante.
E mentre l’obiettivo di Giuseppe Lodato lo immortala in tutta la sua maestà, si capisce che non è solo un albero. È un legame tra passato e presente, un simbolo di pace radicato nella cultura mediterranea. Visitare Pettineo e soffermarsi ai piedi di questo ulivo significa fermare il tempo per un istante, respirare la Sicilia autentica e lasciarsi avvolgere da quel senso di eternità che solo la natura sa donare.
Racconto di Giuseppe: “Questo è l’albero di olivo più antico della Sicilia ha circa 1800 anni e con i suoi 19,6 metri di circonferenza è anche il più grande. E’ stato piantato quando la Sicilia era una provincia romana. Abbracciare un albero può sembrare stupido ma credetemi non lo è affatto. Nel guardarlo ho pensato a quanta gente ci sia passata sotto nei secoli. Quanti con il naso all’insù hanno visto le sue fronde muoversi, i raggi penetrare e la pioggia piangere. Lui serissimo e fiero avrà visto uomini, donne e bambini, avrà sentito storie e mantenuto segreti. Amiamola questa nostra natura, senza di essa non ci sarebbe la vita. Noi siamo di passaggio ma la terra no, rispettiamola. Se vi capita abbracciate un tronco d’albero appoggiate l’orecchio e ringraziatelo perché è vita. Vi sentirete in pace con il mondo”





























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