Ci sono posti che ti entrano dentro senza bussare. L’Abruzzo è uno di quelli, e la sensazione di chi lo conosce non è una semplice nostalgia, ma qualcosa di più profondo, di più viscerale.
È quel richiamo che non trovi spiegazione razionale, che si manifesta quando risuonano certe parole, quando riappaiono nelle tue immagini quelle tramonti impossibili che sembrano scritti proprio per te.
Quando il mare incontra il ricordo
Pier G. Vezzoli ha scoperto il significato vero di amore per un luogo passando da Pineto a Montesilvano, pedalando lungo la Via Verde fino a San Vito Chietino, ammirando quei trabocchi che non sono semplici strutture di legno sospese sul mare, ma archeologi di emozioni. Sono loro, questi “anfibi antidiluviani” come li definiva Gabriele D’Annunzio, che raccontano storie di una bellezza antica, di un modo di stare al mondo che il resto d’Italia ha dimenticato.
I trabocchi della Costa dei Trabocchi, quel tratto di costa abruzzese che si estende da Ortona a San Salvo, non sono solo testimoni di secoli di tradizione peschereccia. Sono sculture viventi di legno di acacia spinosa, ancorate alle rocce come radici che si rifiutano di cedere alla forza delle onde. La loro storia affonda le radici profonde: secondo i documenti storici, già nel 1240 Pietro da Morrone, futuro papa, uscendo dal Monastero di San Giovanni in Venere, ammirò il mare “punteggiato di trabocchi”. Strutture ingegnose che si sorreggono per elasticità e intuito costruttivo, macchine da pesca che trasformano il concetto stesso di resistenza.
Ortona, poi. Quando i tramonti scendono sotto il Castello Aragonese, quando quella fortezza del XV secolo si tinge d’oro e di fuoco, succede qualcosa di magico. Non è romanticismo: è architettura che dialoga con la luce, è storia che parla il linguaggio del crepuscolo. E chi una volta ha visto questo spettacolo, chi ha sentito il mare abbracciare quelle mura antiche mentre il sole si disintegrava sull’orizzonte, non smette di sentire il richiamo.
L’estate del 2026 avrà il nome di Fossacesia Marina
Agosto 2026. Un anno ancora lontano, eppure già vibrante di anticipazione. Fossacesia Marina diventarà il volto dell’Abruzzo che Pier G. Vezzoli vuole conoscere più profondamente. Non una vacanza di comodo, ma un rientro in un’emozione che non si è mai spenta.
Fossacesia Marina è una frazione costiera che regala spiagge di ciottoli bianchi e acque cristalline decorate con la Bandiera Blu. Qui il Golfo di Venere si apre come una scultura naturale, e il tempo ha la cortesia di rallentare. La frazione si estende sulla costa protetta da una piccola baia che accoglie con serenità chi arriva. Punta Cavalluccio, a nord, custodisce il celebre Trabocco di Punta Cavalluccio, quelle strutture sospese che sembrano sfidare la gravità e la ragione.
Ma Fossacesia Marina è anche la porta verso l’entroterra, verso quei borghi abruzzesi dove il tempo non è una misura, ma un respiro. Dove le strette viuzze di pietra raccontano storie che nessun video riuscirà mai a catturare davvero, come dice Pier G. con una precisione dolorosa. È qui che la vera scoperta inizia: l’Abruzzo non è solo il suo fronte sul mare, ma la sua memoria interna.
Oltre le spiagge: l’Abruzzo che sussurra
L’entroterra abruzzese è un mondo parallelo dove le comunità si sono costruite nei secoli con la determinazione di chi sa cosa significa resistere. I borghi medievali, sorti spesso in altura per difendersi dalle invasioni, mantengono ancora quella energia, quell’austerità nobile. Non sono musei del passato: sono spazi dove il passato continua a esistere con naturalezza, dove una piazza è ancora il cuore pulsante, dove ci si saluta per nome.
È il tipo di Abruzzo che merita una visita lenta, contemplativa. Quello dove entri in una chiesa e senti il peso di otto secoli di preghiere. Come l’Abbazia di San Giovanni in Venere, a Fossacesia, un complesso monastico che si eleva su un promontorio a 107 metri d’altitudine, dominando il mare. Fondata nel VI secolo e trasformata tra il 1165 e il 1204, l’abbazia è un capolavoro romanico dove il “Portale della Luna” (così chiamato perché durante il solstizio d’estate è raggiunto dalla luce del sole al tramonto) dialoga perfettamente con la geometria celeste. All’interno, affreschi duecenteschi decorano la cripta, dipinti da maestri della tradizione romana, e la basilica stessa è divisa in tre navate che creano uno spazio contemplativo assoluto.
Il ritorno che non è una semplice vacanza
Pier G. sa qualcosa che molti turisti stagionali ignorano: il vero viaggio non è una raccolta di foto, non è il “ho visto e ho postato”. È un rientro in qualcosa che era rimasto incompiuto dentro di te. È la sensazione che una parte di te sia rimasta laggiù, tra i ciottoli bianchi di Fossacesia Marina e i ricordi del tramonto di Ortona, e che per stare bene con se stesso, bisogna tornare a recuperarla.
L’Abruzzo non chiede molto a chi lo visita: chiede solo sincerità, disponibilità a rallentare, capacità di ascoltare il silenzio. Chiede di perdere tempo, nel senso più nobile del termine. E agosto 2026 sarà il momento in cui quella bellezza che “prende allo stomaco senza chiedere permesso” tornerà a manifestarsi con la forza di chi sa di essere irrinunciabile.
Perché l’Abruzzo non è una destinazione. È una emozione che prende la forma di un territorio, e una volta che ti ha sfiorato, non ti mollerà mai più.
































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