Quando la neve chiama, sull’altopiano della Majelletta la risposta è sempre la stessa: un sì pronunciato a bassa voce, con il fiato che si fa nuvole nell’aria gelida e gli occhi che non smettono di stupirsi. Ecco il racconto fotografico di In viaggio con Social Media Mammager.
Davanti a Passolanciano l’Abruzzo si trasforma in un mare bianco, un orizzonte di creste morbide e luce che rimbalza sulla neve fresca, mentre le tracce sul manto immacolato raccontano il passaggio dei primi sciatori, dei bambini che rotolano a terra, di chi è salito fin quassù solo per ritrovare silenzio e respiro.
La giornata inizia presto, con la strada che si arrampica tra i faggi piegati dal peso della neve: il bosco si stringe sulla carreggiata come un tunnel incantato, i rami carichi di bianco formano un arco naturale e ogni curva è un quadro diverso, più azzurro, più ovattato, più lontano dal mondo di valle. Il rumore delle gomme sul ghiaccio spezza appena quel silenzio blu, mentre il cielo comincia ad aprirsi sopra le cime della Maiella, pronta a regalare uno dei suoi inverni più intensi.
Poi all’improvviso la montagna si spalanca: una manciata di chalet di legno, tetti sepolti sotto coltri candide, una fila di stalattiti di ghiaccio che scintillano come cristalli appesi alle gronde, fiori rossi e bianchi tenacemente aggrappati ai davanzali, quasi a voler ricordare che qui l’estate non è che in pausa. La luce tagliente del mattino disegna ombre lunghe sulla neve ancora intatta, le seggiovie si preparano al via, e il primo pensiero corre a una promessa calda fatta di legno, coperte e profumo di cioccolato.
Basta varcare la soglia di un rifugio per capire che l’inverno in Abruzzo non è solo paesaggio, ma soprattutto accoglienza: un vassoio colmo di tazze di vetro arriva al tavolo, la cioccolata calda è densa come una crema, avvolta da nuvole di panna montata che traboccano, spolverate di cacao, ornate da biscotti che affondano come piccole zattere in un mare dolcissimo. Le mani si scaldano intorno alle tazze, il naso si riempie di profumi familiari, le guance arrossate ritrovano colore, e per qualche istante il mondo là fuori si riduce al tintinnio dei cucchiaini e a qualche risata complice.
Fuori, intanto, il sole sale alto nel cielo terso e la Majelletta mostra il suo lato più spettacolare: le piste brillano come nastri di seta, le orme si moltiplicano, il bianco incontra l’azzurro senza una nuvola a interrompere il dialogo, e il vento gioca a sollevare piccoli pennacchi di neve dalla cresta. “Quando la neve chiama…” non è più solo una frase sotto una foto, ma un invito a farsi avvolgere da tutto questo: dalla strada che si snoda nel bosco, dal rifugio che profuma di cioccolata, dal silenzio pieno delle vette abruzzesi. È la montagna che ti ricorda che, a volte, per sentirti davvero vivo basta seguire una traccia fresca sulla neve e lasciare che sia lei a indicarti la strada.
































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