C’è qualcosa di autentico e potente nelle immagini condivise da Pierluigi C. nel suo recente viaggio in Abruzzo. La sua galleria, intitolata semplicemente “Ricordi dall’Abruzzo”, è un racconto silenzioso ma eloquente di una terra che vive nel ritmo lento delle stagioni e nel respiro profondo delle montagne. Le fotografie attraversano luoghi e suggestioni diverse, ma unite da un filo invisibile: quello della memoria e dell’identità.
Le botteghe artigiane della lana, con i loro telai e le mani pazienti degli artigiani, raccontano un mestiere antico che ancora resiste nei borghi dell’interno, dove il tempo sembra essersi fermato. È un omaggio alla tradizione pastorale abruzzese, quella stessa che ha modellato i paesaggi e la cultura di questa regione.
I sentieri, che serpeggiano tra colline e altipiani, si aprono poi verso l’imponente presenza del Gran Sasso, montagna simbolo che domina lo sguardo e invita al silenzio. Nelle foto, la luce autunnale accarezza le rocce e i prati, creando un’atmosfera sospesa tra il cielo e la terra, tra il passato e l’oggi.
Non poteva mancare, infine, un passaggio al monumento al pastore Nunzio, figura emblematica del legame tra uomo e montagna. La sua statua, semplice e intensa, sembra custodire la memoria di generazioni di pastori che hanno tracciato i loro cammini lungo i tratturi.
Le immagini di Pierluigi non sono solo un ricordo personale, ma un invito collettivo a riscoprire l’Abruzzo più autentico: quello fatto di gesti quotidiani, di panorami che sanno di silenzio e libertà, di un’identità che continua a raccontarsi anche attraverso l’obiettivo di chi sa guardare con rispetto e curiosità.






































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