Arroccato a 2.433 metri sul versante orientale del Corno Grande, il Rifugio “Carlo Franchetti” è il più alto rifugio del Gran Sasso e uno dei più spettacolari di tutto l’Appennino. Circondato da pinnacoli rocciosi e ghiaioni scoscesi, questo piccolo edificio in pietra rappresenta da decenni un punto di riferimento per escursionisti, alpinisti e amanti della montagna che vogliono vivere il cuore selvaggio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Costruito negli anni Cinquanta e successivamente ampliato, il rifugio è dedicato a Carlo Franchetti, alpinista e accademico del CAI scomparso prematuramente. La sua posizione strategica, tra la maestosa parete orientale del Corno Grande e le cime del Corno Piccolo, lo rende una tappa ideale per chi affronta il famoso “sentiero del Centenario” o le salite verso la vetta più alta dell’Appennino (2.912 m). Da qui, nelle giornate limpide, lo sguardo spazia dall’Adriatico fino alle catene del Lazio e della Campania.
Come arrivare al Rifugio Franchetti
Il punto di partenza più comune per raggiungere il Rifugio Franchetti è Campo Imperatore, l’altopiano carsico a 2.100 metri di quota. Da qui si prende il sentiero che risale il Vallone delle Cornacchie, un percorso escursionistico di media difficoltà che richiede circa due ore di cammino, con 350 metri di dislivello. L’itinerario, ben segnalato, si snoda tra praterie alpine e canaloni ghiaiosi, regalando panorami che cambiano rapidamente di quota in quota.
Per chi cerca percorsi più impegnativi, il rifugio è accessibile anche da Prati di Tivo, salendo lungo la ferrata Ricci o il sentiero che attraversa la Sella dei Due Corni, ideale per alpinisti esperti. In ogni caso, l’escursione richiede scarponi adeguati, attenzione alle condizioni meteo e prudenza, poiché la zona è soggetta a improvvisi cambiamenti del tempo.
Vita di rifugio
Il Rifugio Franchetti è gestito con spirito autentico: accoglienza semplice, camere comuni con letti a castello, acqua e luce disponibili ma senza eccessi di comfort. In compenso, l’atmosfera è unica: si cena tutti insieme a tavola, si scambiano racconti di ascese e si pianificano le salite all’alba verso le vie alpinistiche o la cima del Corno Grande. Durante l’estate, il rifugio è base di appoggio per corsi di alpinismo e per chi affronta vie classiche come la cresta est o la ferrata Danesi.
Sapori d’alta quota
Nonostante l’ambiente severo, il Rifugio Franchetti offre piatti che riportano alla tradizione abruzzese. Gli escursionisti possono gustare zuppe calde di legumi e cereali di montagna, polenta fumante con salsicce o sughi rustici, formaggi locali come il pecorino di Castel del Monte e salumi artigianali portati in quota dai pastori della zona. Non manca il classico vino rosso abruzzese, servito in bicchieri semplici ma generosi, e dolci caserecci come le ferratelle o crostate di marmellata. È un modo genuino di riscaldarsi dopo una lunga camminata, con sapori che parlano di transumanza e antiche cucine contadine.
Quando andare al Rifugio Franchetti
Il rifugio è generalmente aperto da giugno a settembre, quando la neve si ritira e i sentieri sono accessibili. In primavera o in autunno, l’accesso può essere ostacolato da nevai residui e richiedere attrezzatura da ghiaccio e ramponi. In inverno, invece, il rifugio è solitamente chiuso ma funge da bivacco in emergenza per scialpinisti esperti.
Perché salire fin qui
Visitare il Rifugio Franchetti non significa solo dormire o mangiare in quota: è un’immersione nella montagna più autentica d’Abruzzo. È l’esperienza di alzarsi al mattino tra le cime, di ascoltare il vento che corre tra le rocce e di osservare il cielo notturno limpido e stellato, lontano da qualsiasi luce artificiale. Per gli appassionati di trekking e alpinismo, è una tappa imperdibile, un piccolo rifugio che custodisce la vera anima del Gran Sasso.




























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