Non sono mai stata una che crede nei segni. Ma quando ho visto per la prima volta il lago di Scanno dall’alto, con quella forma che batteva proprio come un cuore, ho capito che l’Abruzzo mi stava parlando. E io ho deciso di ascoltare.
Il viaggio inizia: quando Villalago mi ha accolta
Il sole del mattino baciava le cime del Monte Genzano quando ho messo piede a Villalago. A 900 metri di altezza, questo borgo medievale non si lascia scoprire tutto insieme. Si rivela piano piano, come un amante che si confida a poco a poco.
Il primo incontro è stato con la Rocca Medievale, imponente e silenziosa. Salire su quella torre di avvistamento di dieci metri è stato come varcare una soglia temporale. Da lassù, la Valle del Sagittario si spalanca tutta: i monti della Marsica, le Gole scavate dal fiume, e laghi che sembrano gemme preziose incastonate nel verde. Ho chiuso gli occhi e ho sentito il vento portare con sé echi di storie medievali, di longobardi che sorvegliavano il territorio, di contadini che custodivano la loro terra con orgoglio.
Passeggiando tra i vicoli, ho scoperto i tantissimi stemmi in pietra sui portoni. Animali, fiori, volti che raccontano genealogie e mestieri. Ogni simbolo è un tatuaggio sulla pelle del borgo, e io mi sono sentita parte di quel racconto. Il vecchio municipio con la sua torre civica orologio mi ha ricordato che qui il tempo scorre diverso. Più lento. Più vero.
L’incontro con l’Eremo: quando il silenzio ha un suono
La vera magia è avvenuta quando ho percorso i 5 km che separano Villalago dall’Eremo di San Domenico. Il sentiero scende dolcemente verso il lago artificiale, e l’eremo appare come un’incisione nella roccia, specchiato nelle acque verde smeraldo.
Entrare in quella chiesetta scavata nella montagna nell’XI secolo è un’esperienza che non si può descrivere con parole. Il silenzio è così profondo che diventa suono. Gli affreschi del XVIII secolo raccontano il miracolo di San Domenico contro il lupo, e la statua lignea del santo sembra sorriderti con compassione. Ho acceso una candela. Non sono credente, ma in quel momento ho sentito il bisogno di ringraziare qualcuno per avermi portata fino a lì.
Scanno: il borgo che mi ha fatto innamorare
Lasciare Villalago è stato difficile. Ma Scanno mi aspettava.
Arrivare a Scanno significa salire. Sempre di più. Il borgo è arroccato a 1050 metri, e le sue cemmause – quelle lunghe scalinate d’ingresso ai palazzi – mettono alla prova le tue gambe. Ma ogni scalino vale il sacrificio.
Il centro storico di Scanno non è un luogo. È un’emozione fatta di pietre. Mi sono persa tra i vicoli, incantata dai balconi fioriti, dai portali decorati, dalle botteghe orafe dove artigiani creano gioielli che sembrano frammenti di cielo stellato. Ho incontrato anziane signore vestite ancora con i costumi tradizionali, intente nella lavorazione del merletto al tombolo. Le loro mani sembravano danzare sui fili, creando trame di una bellezza disarmante.
Il lago che batte per me
Poi è arrivato il momento della verità. Il Sentiero del Cuore.
Dopo circa due ore e mezza di cammino dall’eremo di Sant’Egidio, ho raggiunto il punto panoramico. E lì, davanti ai miei occhi, si è dispiegata la meraviglia: il lago di Scanno, con la sua forma di cuore perfetto, che batte nel centro della Valle del Sagittario.
Ho pianto. Lo ammetto. Erano lacrime di chi si sente piccola di fronte alla perfezione della natura. Il lago è a 922 metri, incorniciato dai Monti Marsicani, e quando il sole inizia a calare, le acque diventano uno specchio d’oro. Ho scattato foto, ma nessuna immagine potrà mai catturare quello che sentivo dentro.
I Sapori che raccontano storie
A Scanno ho scoperto che il cibo non è solo nutrimento. È memoria.
Mi sono fermata alla Pasticceria Pan dell’Orso, dove ho assaggiato l’omonimo dolce abruzzese. Ogni morso è una storia di tradizione, di sapori che si tramandano da generazioni. Ho visitato il Museo della Lana, costruito con le pietre di un’antica porta cittadina, e ho toccato con mano gli strumenti che raccontano la vita quotidiana di Scanno tra il 1850 e il 1930.
Consigli pratici per chi vuole vivere questa esperienza
Quando andare
La primavera e l’autunno sono le stagioni perfette. I colori sono più intensi, e il bramito dei cervi in autunno accompagna i tuoi passi.
Come arrivare
Serve l’auto. La Val di Sangro è servita dalla SS5 che da Pescara porta a L’Aquila. Da Villalago a Scanno sono circa 10 km di strada panoramica.
Cosa non perdere
- Villalago: La Rocca Medievale, l’Eremo di San Domenico, il Lago Pio
- Scanno: Il Sentiero del Cuore, il Museo della Lana, le botteghe orafe, il Pan dell’Orso
- Tra i borghi: Il percorso a piedi di 14 km che unisce i due borghi
La lezione che ho imparato
Quando sono tornata a casa, le mie amiche mi hanno chiesto: “Com’è stato?”
Ho cercato le parole giuste. Ma non le ho trovate.
Perché Villalago e Scanno non si raccontano. Si vivono.
Questi borghi non sono metafore. Sono esseri viventi che respirano attraverso le pietre, le acque, le mani delle nonne che intrecciano merletti. Ti chiedono solo una cosa: lasciati guardare. Lasciati toccare. Lasciati cambiare.
E io, sono tornata diversa. Con un pezzo di cuore in più. Esattamente come quello che ho visto riflettersi nel lago di Scanno.




























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