C’è un luogo, nella provincia di Benevento, che vibra di un’energia particolare. Un posto che non riuscirete a togliervi dalla mente nemmeno dopo che vi avrete lasciato. Quando decisi di visitarlo, non sapevo esattamente cosa aspettarmi.
Sapevo solo che avrebbe cambiato il modo in cui guardo la Campania, la sua storia, e quegli strati affascinanti di mistero che si nascondono sotto le sue colline.
Non è un castello imponente. Non è una basilica rivestita d’oro. Non è un’esplosione di colori naturali come la Costiera Amalfitana. No, ciò che cercavo era qualcosa di molto più sottile. Qualcosa che sussurra attraverso i secoli, che vive negli angoli più nascosti della memoria collettiva, nei racconti delle nonne, nelle credenze che ancora oggi persistono negli animi della gente locale.
Entrare nella provincia di Benevento significa già sentire il cambio di atmosfera. L’aria diventa più densa, più consapevole. Le strade sinuose che portano al capoluogo sembrano guidarvi verso una dimensione parallela, dove il tempo scorre diversamente e la magia non è solo una leggenda, ma una certezza storica che riposa negli archivi, negli oggetti d’epoca, nei murales dei vicoli.
Sussurri dal Passato: quando la città parlava di streghe
Per comprendere veramente il luogo di cui vi parlo, dobbiamo tornare indietro di molti secoli. Benevento, storicamente, è nota come la Città delle Streghe. Non è una denominazione casuale, né un’invenzione turistica moderna. È una reputazione che la città si porta dietro sin dal Medioevo, radicata in eventi reali, processi storici e credenze popolari che hanno attraversato generazioni.
Il tutto iniziò intorno al 1273, quando i primi resoconti di riunioni di streghe iniziarono a circolare. Nel corso dei secoli, le testimonianze si accumularono, i racconti si arricchirono di dettagli affascinanti e terrificanti. Si diceva che da tutta Europa, le streghe volassero verso Benevento, specialmente nella notte di San Giovanni, dirette verso un luogo specifico dove compivano rituali sotto la luce delle stelle.
Quel luogo? Un albero. Ma non un albero qualunque. Un albero di noce leggendario, che sorgeva sulle rive del fiume Sabato. Alcuni dicono che fosse altissimo, sempre verde, e che possedesse una natura malvagia. Si credeva che le riunioni, i Sabbati delle streghe, avvenissero sotto i suoi rami nodosi. L’associazione tra la parola “Sabato” e il fiume Sabatus non era certo casuale: la magia dei nomi ha sempre agito nel folklore italiano.
Ma quando e come è iniziato tutto? Gli storici suggeriscono che le radici di queste credenze affondano ancora più profondamente nel passato. Nel VI secolo, i Longobardi, una tribù germanica, si insediarono a Benevento portando con loro una religione basata sulla natura. Praticavano riti pagani, adoravano un “albero sacro” alle rive del fiume. C’era chi, persino, doveva galoppare verso l’albero e afferrare la pelle di un serpente che vi era appesa, per poi mangiarla come parte di un rito iniziatico.
Nel VII secolo, il Vescovo Barbatus tentò di estirpare questi rituali non cristiani sradicando l’albero. Ma la leggenda sostiene che un nuovo albero di noce crebbe esattamente nello stesso punto. E così i riti, secondo la tradizione popolare, si ripeterono nei secoli, evolvendosi e trasformandosi, fino a diventare il racconto magico che ancora oggi affascina e incanta chiunque ascolta.
La scoperta straordinaria: quando la leggenda diventa museo
Nel 2017, e poi inaugurato pienamente nel 2018, qualcosa di straordinario accadde nella città di Benevento. Dentro il Palazzo Paolo V, nel cuore della città, lungo il Corso Garibaldi, nacque un museo interamente dedicato a questo mondo magico, misterioso e affascinante. Un luogo che potremmo definire di culto, per gli appassionati di folklore, storia, magia, tradizioni popolari e per tutti coloro che desiderano comprendere meglio l’anima più profonda della Campania.
Il nome di questo museo è Janua – Museo delle Streghe.
“Janua” significa “porta” in latino. E questo è esattamente ciò che è: una porta. Una porta che si apre sul mondo della magia beneventana, sui rituali agro-pastorali che si intrecciano indissolubilmente con la storia e le leggende locali. Quando varcate quella porta, lasciate il mondo ordinario alle spalle.
All’interno di Janua: un viaggio attraverso il sacro e il profano
Entrare a Janua è come essere risucchiati in un vortice di energia antichissima. Non è un museo nel senso tradizionale, con vetrine ordinate e didascalie polverizzate. No. È uno spazio espositivo vivo, pulsante di narrativa, dove ogni oggetto racconta una storia, dove ogni sezione vi porta più profondamente dentro una realtà che è storia, tradizione, leggenda e credenza popolare nello stesso tempo.
La magia quotidiana: gli oggetti delle Janare
All’interno del museo, potrete vedere una varietà straordinaria di oggetti che le Janare – questo è il nome locale delle streghe – utilizzavano nei loro rituali quotidiani. Non sono manufatti astrusi o impossibili. Sono cose che avremmo trovato nelle case contadine della Campania: erbe di potere, amuleti, talismani, santini dai poteri speciali. Oggetti comuni trasformati in strumenti di magia attraverso la credenza, l’intenzione e il rito.
Questi reperti offrono una prospettiva affascinante su come le streghe – spesso donne sagge, guaritrici, custodi di segreti antichi – operavano nella comunità. Le Janare non erano necessariamente figure malvagie. Frequentemente, erano donne portatrici di antiche tradizioni, guaritrici che conoscevano i segreti delle erbe, capaci di comprendere il sovrannaturale e mediare tra i due mondi.
La sezione scongiurare: protezione e magia difensiva
In una delle sezioni più affascinanti del museo, la Sezione Scongiurare, scoprirete una collezione di amuleti e portafortuna utilizzati per proteggere i bambini e invocare la protezione dei santi. C’è qualcosa di profondamente umano in questa forma di magia: madri che cercavano di proteggere i loro figli piccoli attraverso riti e oggetti sacri, fondendo il cristianesimo con credenze pagane molto più antiche.
Questi oggetti testimoniano una realtà spesso dimenticata: la magia, per le comunità contadine, non era una ricerca di potere oscuro, ma un modo per controllare un mondo percepito come minaccioso e incontrollabile. La protezione, la guarigione, la benedizione: ecco cosa significava veramente la magia per la gente comune.
L’occhio e il malocchio: il lato oscuro della tradizione
Poi esiste la Sezione Occhio Malocchio, dove la magia assume connotazioni più oscure. Qui vedrete oggetti utilizzati per lanciare e rimuovere il famoso “malocchio” – quell’invidia cristallizzata in uno sguardo, quella forma di stregoneria emotiva che non richiedeva pozioni o incantesimi complessi, ma solo un’intenzione malvagia proiettata attraverso gli occhi.
Potete toccarne quasi l’energia, guardando questi reperti. Amuleti contro gli spiriti maligni, talismani di protezione, oggetti che rappresentano il lato difensivo di una battaglia invisibile che si combatteva nelle case, nei campi, nelle piazze di questa regione.
La testimonianza del dolore: i processi e la tortura
Una delle sezioni più toccanti – e più disturbante – del museo contiene oggetti e iscrizioni dai processi per stregoneria del XVI secolo. Strumenti di tortura, deposizioni originali tratte da carteggi antichi, immagini di donne accusate di praticare la magia nera. È un momento in cui il viaggio diventa una lezione storica sulla persecuzione, sulla paura, e su come la credenza nella magia sia stata utilizzata per giustificare atrocità.
Questi oggetti raccontano storie di donne comuni – contadine, vedove, guaritrici – che furono torturate e condannate per il “crimine” di essere diverse, di possedere conoscenze mediche o spirituali che la Chiesa non controllava. È un promemoria della fragilità della ragione quando la paura prende il sopravvento.
La videoinstallazione: arte contemporanea incontra la leggenda
Una delle esperienze più immersive di Janua è la videoinstallazione creata da artisti locali contemporanei. Questa non è una semplice proiezione. È un’opera d’arte multimediale che fonde la storia con la creatività contemporanea, creando un’atmosfera quasi ipnotica in cui la leggenda delle streghe viene revitalizzata attraverso immagini, suoni e movimento.
Gli artisti locali hanno lavorato per interpretare i rituali magici, le celebrazioni sotto la luna, i Sabbati delle streghe, trasformandoli in un’esperienza visiva che va oltre il semplice insegnamento storico. È arte, è storia, è cultura, tutto mischiato insieme in un’esperienza sensoriale che vi lascerà senza fiato.
Janua – Magistra Historiae: la biblioteca della magia
C’è anche una sezione speciale chiamata “Janua – Magistra Historiae” (Janua – La Maestra di Storia). Qui troverete una biblioteca curata con attenzione, laboratori interattivi e opere di artisti che continuano a esplorare il tema della magia, dei rituali, e della spiritualità popolare. È uno spazio pensato non solo per osservare, ma per partecipare, imparare e riflettere.
Questa sezione rappresenta il futuro del museo: un luogo dove la ricerca accademica, l’arte contemporanea e il folklore popolare si incontrano e dialogano continuamente.
Oltre le mura del museo: il fascino della Città delle Streghe
Visitare Janua non dovrebbe essere l’unica tappa del vostro viaggio a Benevento. La città stessa è intrisa di questa magia storica. Mentre passeggerete per le sue strade, troverete riferimenti ovunque. I murales nei vicoli raccontano storie di streghe. I nomi dei luoghi sussurrano leggende. L’energia della città, quella sensazione che rimane sospesa nell’aria, è il risultato di secoli di questo immaginario collettivo.
Benevento non è una città turistica nel senso tradizionale. Non è piena di orde di visitatori che fotografano monumenti. No, è un luogo di peregrinazione per chi vuole comprendere l’anima profonda dell’Italia, quella parte che non si trova nei libri di scuola, ma negli archivi, nei musei piccoli e interessanti, nei racconti delle persone anziane, negli oggetti quotidiani che diventano straordinari quando compresi nel loro contesto storico.
Informazioni utili e pratiche
Il Janua – Museo delle Streghe si trova nel centro di Benevento, presso il Palazzo Paolo V, sul Corso Garibaldi. Gli orari di apertura sono generalmente dal martedì alla domenica, con chiusura il lunedì. È consigliabile verificare gli orari attuali prima della visita, specialmente se viaggiate in bassa stagione.
L’ingresso è poco costoso e accessibile a tutti. La visita dura approssimativamente 1-2 ore, a seconda di quanto approfondimento desiderate. Il museo è indicato per chi ha interesse nella storia, nel folklore, nell’antropologia e nella storia dell’arte.
Se visitate Benevento, combinate la visita al museo con una passeggiata nel centro storico, una visita alla Chiesa di San Sofia (Patrimonio UNESCO), all’Arco di Traiano, e alla Rocca dei Rettori. La città ha molto da offrire, e il museo rappresenta il pezzo più affascinante del puzzle.
Una conclusione che invita al viaggio
Se siete alla ricerca di un viaggio che vi tolga il fiato, che vi sorprenda, che vi costringa a pensare diversamente alla storia, alla magia, alla tradizione e al mistero, allora Janua – Museo delle Streghe nella provincia di Benevento è esattamente ciò di cui avete bisogno.
Questo non è un museo ordinario. È un’esperienza trasformativa che vi permetterà di toccare, letteralmente e metaforicamente, la vera essenza della Campania più profonda. Qui, la storia non è qualcosa di archiviato e noioso in libri pieni di polvere. No, la storia è viva, è presente, è tangibile negli oggetti che vedrete, nei rituali che scoprirete, negli insegnamenti che assorbirete.
La leggenda delle streghe di Benevento non è un’invenzione moderna per attirare turisti curiosi. È una tradizione che ha resistito per oltre 700 anni, che ha affascinato scrittori, storici, accademici e viaggiatori. Quella tradizione persiste oggi nel museo, preservata con rispetto e amore per l’antropologia culturale.
Quando entrerete a Janua, sentirete il peso della storia. Sentirete la connessione con donne che hanno praticato magia, che hanno guarito, che hanno protetto le loro comunità attraverso rituali e credenze. Capirete perché la provincia di Benevento è così speciale, perché Benevento è stata per secoli il cuore pulsante del mistero e della magia italiana.
Questo viaggio vi insegnerà che la vera magia non è quella della fantasia, ma quella radicata nella realtà umana – nella capacità delle persone di credere, di trasformare il quotidiano nel sacro, di trovare significato e protezione attraverso il rito. E quando uscirete dal museo, quando camminerete per le strade di Benevento sotto la luce del tramonto, sentirete qualcosa di diverso. Sentirete di avere finalmente toccato qualcosa di vero, di antico, di inestinguibilmente magico.
Benevento vi aspetta. Janua vi chiama. Non resistete a questo richiamo. La provincia di Benevento, con il suo museo straordinario, rappresenta un’opportunità rara di trasformazione personale e di approfondimento culturale che pochi altri luoghi in Italia possono offrire. Venite a scoprire il mistero. Venite a comprendere la magia. Venite a fare esperienza di Benevento come pochi hanno fatto prima di voi.




























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