C’è un luogo nell’entroterra ligure dove il tempo sembra essersi fermato al XVI secolo, un borgo medievale abbarbicato su uno sperone roccioso che domina la Valle Argentina come un guardiano di segreti mai del tutto svelati.
Qui, tra i caruggi stretti e le case in pietra che si addossano l’una sull’altra, ogni angolo sussurra storie di donne accusate, di processi ingiusti, di fiamme purificatrici. Ma quale mistero si nasconde tra questi vicoli acciottolati dove compaiono ovunque immagini di scope, gatti neri e paioli fumanti?
Vista panoramica del borgo medievale di Triora nella Valle Argentina
L’Ombra Scura del Cinquecento
Immaginate un borgo prospero, crocevia di intensi traffici commerciali tra il Piemonte, la costa ligure e la vicina Francia. Siamo nel 1587, e una terribile carestia devasta il territorio. Il popolo, affamato e disperato, cerca un capro espiatorio e lo trova nelle donne più vulnerabili della comunità: anziane vedove senza un soldo, giovani di famiglie disagiate, guaritrici che operavano ai margini, preparando unguenti e pozioni tra erboristeria e “magia”.
L’ottobre del 1587 segna l’inizio di uno dei più cruenti processi per stregoneria in Italia. Il vicario dell’Inquisitore di Genova e il sacerdote Girolamo del Pozzo arrivano convinti della presenza del maligno. Durante la messa, invitano i parrocchiani alla delazione. Venti donne vengono arrestate, un numero che presto diventa trenta dopo le confessioni estorte con la tortura. Tra loro, tredici donne, quattro ragazze e un fanciullo.
Alcune case private si trasformano in carceri improvvisate, la più famosa delle quali è casa del Megia, oggi chiamata Ca’ de baggiure (Casa delle streghe). Le prime morti non tardano ad arrivare: Isotta Stella, una sessantenne di nobile famiglia, muore per le torture subite; un’altra donna si getta dalla finestra.

La Cabotina: Dove Abitavano le “Bàgiue”
A pochi passi dalla porta della fontana soprana, oltre le mura del borgo, sorge un casolare diroccato che ancora oggi fa rabbrividere chi lo visita: la Cabotina. Secondo la memoria popolare, questo era il luogo dove vivevano e operavano le streghe, chiamate in dialetto locale bàgiue o strie.
La Cabotina non era un singolo casolare, ma un piccolo “quartiere” periferico dove vivevano donne ai margini della vita sociale della Triora bene. Guaritrici che operavano nella terra di mezzo tra medicina naturale e pratiche mistiche, accompagnando i loro gesti con preghiere e invocazioni a metà tra cristianesimo e paganesimo. La Chiesa non vedeva di buon occhio queste pratiche che testimoniavano come il passato spirituale dell’entroterra fosse difficile da estirpare.
I verbali del processo dipingono un quadro grottesco: si arrivò ad affermare che le streghe giocavano a palla con i bambini rapiti alle madri, tirandoli dalla Cabotina di Triora alle colleghe di Andagna, Corte e Molini. Oggi il Comune ha valorizzato questo “quartiere” con punti panoramici, scalinate e pannelli esplicativi, mantenendone il carattere autentico e inquietante.
Il Museo che Custodisce la Memoria
Per comprendere davvero la portata di questi eventi storici, è indispensabile visitare il Museo Etnografico e della Stregoneria, che si trova all’ingresso del paese ed è probabilmente il primo edificio che incontrerai. Ricavato proprio negli spazi in cui vennero imprigionate e torturate le presunte streghe, il museo offre un viaggio nel soprannaturale alla scoperta di un fenomeno più ampio con i suoi risvolti storici, antropologici e culturali.

Il museo custodisce un’importante collezione di oggetti magici provenienti da varie epoche storiche e da numerose parti del mondo. Una sala esperienziale è dedicata alle erbe e alla medicina naturale, mentre quattro sale raccontano la vicenda storica del paese attraverso la riproduzione dei documenti del processo del 1587 – conservati in originale nell’Archivio di Genova –, gli interrogatori, le cronache della prigionia, manuali e strumenti per l’inquisitore, e persino antichi libri di magia.
Un Borgo Medievale Autentico
Ma Triora – che ora finalmente sveliamo per nome – non è solo il paese delle streghe. È un borgo medievale autentico, insignito della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano e parte del club de I Borghi più Belli d’Italia. Il nome stesso deriva probabilmente dal latino “Tria Ora”, le tre bocche che rappresentavano i tre cardini della produzione agricola: vite, grano e castagne.
Passeggiando per gli stretti caruggi, si ammirano porte dipinte con raffigurazioni di streghe, eleganti palazzi con elaborati portoni in ardesia, fontane storiche come la cisterna centrale che nei secoli permise agli abitanti di sopravvivere alla siccità e agli assedi, e la magnifica Collegiata di N.S. Assunta nella piazza principale Beato Tommaso Regio.
I resti del castello duecentesco, del forte di San Dalmazzo e delle antiche mura medievali testimoniano l’importanza strategica di questo borgo fortificato che difendeva la Repubblica di Genova. La campestre Chiesa di San Bernardino del XII secolo conserva affreschi vivaci ed apprezzati eseguiti a partire dalla metà del XV secolo.
Sapori di una Cucina Antica
Triora è anche un concentrato di gusto e sapori che nascono nelle Alpi Liguri, quella “Cucina Bianca” povera di colori ma ricca di sapori forti. Tra i prodotti tipici spiccano l’olio extravergine di olive Taggiasche, il celebre Pane di Triora dalla forma rotonda e dal gusto genuino, il bruss (bruzzo), una ricotta fermentata che passa dal delicato al piccante a seconda della sua “anzianità”, lo zafferano, i fagioli, le erbe spontanee, i funghi e i formaggi d’alpeggio.
I Sugeli sono una pasta fresca rigorosamente lavorata a mano col classico “corp de dè” (colpo di dito), tra le più antiche e originali ricette che si possono trovare a Triora. Si condiscono tradizionalmente con il bruss e qualche fetta di patata bollita. La Brussusa invece è una sorta di calzone ripieno di aglio e bruzzo (o varianti con porri, bietole, patate), nato dall’impasto avanzato dalla preparazione del pane e infornato prima delle pagnotte.
Strigòra: Quando il Borgo si Veste di Magia
Ogni anno, la prima domenica dopo Ferragosto (nel 2025 il 17 agosto), Triora ospita Strigòra, la festa dedicata alla stregoneria che trasforma il borgo in un teatro a cielo aperto. Maghe in costume invadono i caruggi seguendo un percorso che conduce fino alla Cabotina, tra mercatini medievali, rievocazioni storiche, spettacoli teatrali, magie, giocoleria e musica dal vivo.
L’evento celebra la figura delle streghe e mira a rivalutare e smitizzare la loro immagine, offrendo intrattenimento per tutta la famiglia in un’atmosfera intrisa di mistero e fascino. Visite guidate gratuite conducono alla scoperta del paese e della sua storia oscura, mentre spettacoli itineranti come “Brujeria” guidano il pubblico in un bosco simbolico fatto di fiabe, vendette e rinascita.
Perché Dovresti Visitare Triora Adesso
Se stai cercando un’esperienza di viaggio che vada oltre le solite mete turistiche, Triora ti aspetta con la sua atmosfera sospesa tra storia e leggenda, tra bellezza romantica e fascino oscuro. Questo borgo non è solo un museo a cielo aperto dedicato a una pagina dolorosa della storia italiana – i processi alle streghe del 1587-1589 – ma è anche un luogo dove la natura regna incontrastata, dove i sentieri del Parco delle Alpi Liguri ti conducono attraverso boschi di castagni, pascoli verdi e viste panoramiche mozzafiato.
Visitare Triora significa immergersi in un turismo lento e autentico, lontano dalle folle, dove ogni pietra racconta una storia e ogni vicolo nasconde un segreto. Significa assaporare una cucina genuina che affonda le radici in tradizioni millenarie, camminare sui passi di donne che furono ingiustamente perseguitate, e riflettere su quanto la paura e l’ignoranza possano trasformare guaritrici in streghe, erboristeria in maleficio.
Il borgo ti accoglie con i suoi 23 abitanti simbolici – tanti quanti i molini della vicina frazione – ma soprattutto con un’anima che non si è mai piegata completamente né all’Inquisizione né all’oblio. Le donne di Triora, alla fine, furono trasferite a Genova e molte scamparono il fuoco purificatore grazie all’intervento del Santo Uffizio, probabilmente rifacendosi una vita nel Genovesato. La loro memoria però è rimasta qui, tra questi caruggi, nella Cabotina, nei documenti custoditi gelosamente nel museo.
Triora è la Salem d’Italia, ma con un paesaggio che nessun borgo del New England può eguagliare: le Alpi Liguri che si stagliano all’orizzonte, la Valle Argentina che si apre verde e selvaggia sotto i tuoi piedi, il silenzio totale rotto solo dal vento che sembra ancora portare con sé antiche cantilene propiziatorie. Visitarlo significa compiere un viaggio nel tempo, ma anche nell’anima più profonda di una comunità che ha trasformato la sua tragedia in memoria collettiva, in cultura, in un’occasione per riflettere sulla condizione femminile e sulle persecuzioni di ogni epoca.
Non aspettare che siano gli incantesimi a chiamarti: prendi la tortuosa strada in salita che conduce a Triora, varca la porta della fontana soprana, perditi nei caruggi dove le porte dipinte ti guardano con occhi misteriosi, e lascia che questo borgo ti racconti la sua verità. Perché Triora non è solo il paese delle streghe: è il luogo dove la storia incontra la leggenda, dove il dolore si è trasformato in memoria, e dove ogni visitatore può riscoprire il valore dell’autenticità in un mondo sempre più omologato.




























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