Ci sono strade che collegano luoghi, e poi ci sono strade che collegano emozioni. “Tra le curve di Ovindoli”, scrive Alessio L., è molto più di un semplice tragitto: è un attraversamento interiore, un lento scivolare tra paesaggi che sembrano sospesi tra terra e cielo.
Il viaggio inizia salendo verso Ovindoli, uno dei borghi più affascinanti dell’Appennino abruzzese, dove l’asfalto si arrampica tra tornanti morbidi e silenziosi. Qui, ogni curva è una promessa. Non sai cosa troverai subito dopo: una distesa d’erba dorata, un bosco addormentato o un improvviso squarcio di luce tra le nuvole.
L’aria cambia, diventa più fresca, più vera. I rumori della quotidianità svaniscono, sostituiti dal vento che scivola tra i rami e dal respiro lento della montagna.
L’incontro inatteso: cavalli e libertà
È proprio lungo una di queste curve che Alessio si ferma. Davanti a lui, la scena sembra uscita da un sogno primordiale.
Su un crinale erboso, un piccolo gruppo di cavalli si muove lentamente. Sono liberi, indisturbati, padroni di un mondo che non conosce confini. Le loro sagome scure si stagliano contro un cielo drammatico, carico di nuvole dense che si rincorrono sopra le vette.
La fotografia cattura questo istante perfetto: i cavalli sono distribuiti lungo la linea del crinale, alcuni con il capo chino a brucare, altri immobili, come sentinelle. Dietro di loro, una montagna imponente emerge tra nebbie e neve, probabilmente una delle vette che dominano il territorio del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino.
La luce è teatrale. Filtra tra le nuvole e accarezza il terreno con tonalità dorate e fredde allo stesso tempo. Il contrasto tra il cielo inquieto e la calma degli animali crea un equilibrio perfetto, quasi mistico.
È un’immagine che racconta la vera anima dell’Abruzzo: selvaggia, autentica, libera.
Il silenzio delle montagne e il respiro del Velino
Continuando il percorso, la strada si apre verso panorami sempre più ampi. All’orizzonte, le cime del Monte Velino si mostrano in tutta la loro imponenza, con le loro pendici ancora segnate dalla neve.
Qui il tempo sembra rallentare.
Alessio racconta di essersi fermato più volte, senza una ragione precisa, se non quella di ascoltare. Perché in questi luoghi il silenzio non è vuoto: è pieno di significato. È il suono del vento, il battito lontano delle ali di un uccello, il fruscio dell’erba che si muove.
Le curve non sono più un ostacolo, ma un invito. Ogni tornante regala una nuova prospettiva, una nuova emozione.
Salendo verso le alture del Monte Magnola, il paesaggio si trasforma ancora. I colori diventano più intensi, la vegetazione più rada. Lo sguardo si perde sull’ampio respiro dell’Altopiano delle Rocche, un luogo dove la natura detta ancora il ritmo delle giornate.
Tra le curve di Ovindoli: un viaggio che resta dentro
“Tra le curve di Ovindoli”, scrive Alessio, “ho ritrovato qualcosa che non sapevo di aver perso”.
Non è solo la bellezza dei panorami. È la sensazione di essere piccoli, ma parte di qualcosa di immensamente grande. È la consapevolezza che esistono ancora luoghi dove la natura non è uno sfondo, ma la protagonista.
Le curve diventano metafora della vita stessa: non sai mai cosa c’è dopo, ma è proprio questo a renderle preziose.
E poi c’è quella fotografia. I cavalli, il cielo, la montagna. Un istante congelato che racchiude l’essenza di questo viaggio. Non è solo un’immagine: è una testimonianza.
Chi visita questi luoghi, nel cuore dell’Abruzzo, non torna mai esattamente lo stesso.
Perché tra le curve di Ovindoli non si attraversa soltanto uno spazio geografico. Si attraversa un’emozione. E una volta vissuta, resta con te per sempre.




























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