Nel silenzio sospeso dei vicoli antichi di Pacentro, borgo arroccato tra le montagne abruzzesi, la pietra incontra il colore, la storia abbraccia l’arte contemporanea, e il tempo pare fermarsi davanti a un murale in rilievo.
È questa la suggestione forte che emerge dalla splendida foto pubblicata da Patrizia Panaccio su Viaggiando Abruzzo, dove i muri testimoni di secoli vengono trasformati da forme e texture capaci di emergere, sporgersi, catturare lo sguardo.
Il borgo che diventa tela
Pacentro è più di un borgo: è come se conservasse segreti antichi, si mostrasse in controluce, ascoltasse episodi di storia sovrapposti – dominazioni, tradizioni, devozioni, vita quotidiana – e li custodisse nelle sue pietre. I vicoli stretti, le stradine acciottolate, le scalinate che salgono e scendono sotto il cielo terso dell’Abruzzo sono scenario perfetto per un lavoro in rilievo: l’arte si impone come continuazione del paesaggio urbano, non sopra, ma dentro, come fosse sempre esistita.
Quando il rilievo parla
A colpire nella foto è proprio l’effetto tridimensionale di questi murales: non semplici pitture, ma elementi che saltano fuori dal muro, giocano con la luce, proiettano ombre che cambiano con il passare delle ore. Le figure modellate: volti, mani, elementi naturali, simboli ancestrali, compongono una narrativa visiva che invita a fermarsi, a guardare da vicino, a toccare (o quasi). Ogni rilievo racconta: storie di persone, di fede, di lavoro, di emozioni radicate nella terra.
Colori, materiali, contrasto
I materiali utilizzati paiono rispettosi della pietra natia, forse intonaci, colori resistenti agli agenti atmosferici, pigmenti che celebrano l’azzurro del cielo e il giallo della luce mediterranea, il rosso della creta, l’ocra delle pietre. Il contrasto tra la materia grezza del muro antico e la finitura curata dei rilievi crea un effetto visivo intenso: la storia non è smussata, ma resa visibile nel suo spessore, letterale e figurato.
Emozione e memoria
Il murale in rilievo non è mero abbellimento: è affermazione di identità. In un’epoca in cui tutto corre veloce, queste figure scolpite, dipinte, emergenti invitano a un rallentamento. Invitano l’osservatore a chiedersi chi erano gli abitanti di queste case, quali parole sussurravano, quali canti levavano al cielo. Le ombre che si proiettano lungo i vicoli, il gioco tra luce e buio, le texture ruvide dei muri e la delicatezza dei rilievi: tutto contribuisce a creare uno spazio dove memoria, arte e paesaggio si incontrano.
Un invito al viaggio
Guardare queste immagini significa desiderare di camminare per i vicoli, di lasciarsi sorprendere dietro ogni angolo, di fermarsi davanti a ogni rilievo per scoprirne i dettagli: un occhio, una mano, un gesto, un fiore. Significa desiderare di stare in silenzio, respirare l’aria fragrante di montagna, sentire sotto i piedi le pietre vissute, condividere con il borgo il proprio sguardo curioso.





































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