Nel cuore pulsante della Tuscia viterbese, adagiata su sette promontori di roccia tufacea, sorge Tuscania, un borgo medievale che custodisce uno dei patrimoni archeologici più straordinari del Lazio.
Passeggiare nel suo centro storico è come attraversare un museo a cielo aperto, dove antichi sarcofagi etruschi in pietra e terracotta dialogano silenziosamente con fontane rinascimentali e palazzi medievali, raccontando millenni di storia e spiritualità.
I Sarcofagi del centro storico: memorie di pietra tra le piazze
Quello che rende unico Tuscania è la presenza diffusa di sarcofagi etruschi utilizzati come arredi urbani, una consuetudine tipica dell’Ottocento che ha trasformato il borgo in un’esposizione permanente dell’arte funeraria etrusca. Questi monumenti funebri, recuperati dalle numerose necropoli che circondano a raggiera l’abitato, appartengono alle più potenti famiglie etrusche che dominarono il territorio tra l’VIII e il I secolo a.C.
Nel centro storico, nelle piazze e persino all’interno di chiese ed edifici storici, si possono ammirare sarcofagi in nenfro (la tipica pietra vulcanica locale di colore grigio-nero) e in terracotta, spesso decorati con scene di battaglia, banchetti funebri o rappresentazioni del viaggio del defunto nell’aldilà. I coperchi mostrano le figure dei defunti scolpite a tutto tondo, sdraiati secondo l’iconografia classica, con volti che mantengono ancora tratti espressivi dopo oltre duemila anni.
Tra le famiglie più importanti i cui sarcofagi sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Tuscania, ospitato nell’ex convento francescano di Santa Maria del Riposo, spiccano i Curunas, i Vipinana e gli Statlane, vere dinastie che fondarono il loro prestigio sulla proprietà terriera e il commercio. I ricchi corredi funerari in bronzo, le ceramiche provenienti da Cerveteri, Vulci, Tarquinia e Chiusi testimoniano l’estensione delle loro relazioni commerciali in tutta l’Etruria.
Tuscania si è meritata la denominazione di “città dei sarcofagi etruschi” proprio per l’enorme quantità di reperti ritrovati nelle sue necropoli. Nessun altro luogo ha mai restituito così tanti sarcofagi, rendendola un centro di riferimento mondiale per lo studio dell’arte funeraria etrusca.
Le fontane storiche: simboli di potere e vita sociale
Accanto ai sarcofagi, il centro storico di Tuscania è impreziosito da suggestive fontane storiche che rappresentano non solo punti di approvvigionamento idrico ma anche simboli del potere politico e della vita sociale del borgo.
La più antica è la Fontana delle Sette Cannelle (o del Butinale), situata in Largo Sette Cannelle, nel Terziere di Valle, il cuore pulsante della città medievale. Costruita nel 1309 per volere del Podestà Lorenzo di Guglielmo, come testimonia l’epigrafe gotica ancora visibile sul prospetto, la fontana fu edificata in tufo, nenfro e peperino.
Sul fronte della fontana campeggia la scritta SPQR (Senatus Populusque Romanus), che però non si riferisce a Tuscania bensì a Roma: nel 1300, infatti, Tuscania dovette sottomettersi al Comune di Roma dopo essersi rifiutata di fornire approvvigionamenti per i pellegrini giunti in occasione del Giubileo indetto da Bonifacio VIII. La colonna centrale è decorata con due stemmi: uno con la croce, emblema di Tuscania, e l’altro con simboli di famiglie nobili locali che contribuirono alle riparazioni nel corso dei secoli.
Altre fontane storiche arricchiscono il tessuto urbano, tra cui la Fontana di Poggio nella piazza del Duomo di San Giacomo, e la Fontana di Montascide (o di San Marco) in Piazza Mazzini. Proprio qui, in Largo Sette Cannelle, passava l’antico tratto cittadino della Via Clodia, la strada consolare romana che collegava Roma al Lago di Bolsena, e di cui è ancora visibile una porzione ben conservata in Via del Comune.

Gli Etruschi: origini misteriose di un popolo sacro
Gli Etruschi (in etrusco Rasenna, in latino Tusci, in greco Tyrrenoi) furono una delle civiltà più affascinanti e enigmatiche dell’Italia antica. Le loro origini rimangono avvolte nel mistero nonostante secoli di studi. Tre ipotesi principali, formulate già dagli storici antichi, continuano a essere dibattute:
Erodoto sosteneva che gli Etruschi provenissero dall’Asia Minore (Lidia), attratti dalle ricche miniere della regione. Tito Livio ipotizzava invece un’origine nordica, oltre l’Appennino. Dionigi di Alicarnasso li considerava una popolazione autoctona, indigena del territorio.
Probabilmente c’è del vero in tutte e tre le teorie: migrazioni di gruppi isolati dall’Oriente si mescolarono con popolazioni già presenti, i Villanoviani dell’età del Ferro (X-VIII secolo a.C.), che risiedevano nell’area compresa tra l’Arno, il Tevere e il mare. A partire dall’VIII secolo a.C., grazie alla ricchezza in ferro e metalli del territorio e alle favorevoli condizioni climatiche, questi popoli si svilupparono nella vera e propria civiltà etrusca.
Gli Etruschi vivevano organizzati in città-stato indipendenti chiamate lucumonie, ciascuna governata da un re-sacerdote denominato lucumone. Tra le principali città dell’Etruria meridionale spiccavano Tarquinia, Vulci, Cerveteri, Veio e, naturalmente, Tuscania, che pur non essendo una lucumonia vera e propria rivestiva grande importanza strategica e religiosa.
La religione etrusca: un popolo devoto agli Dei
Gli Etruschi erano un popolo profondamente religioso e la religione permeava ogni aspetto della loro esistenza quotidiana e politica. Come osservò lo scrittore latino Varrone, erano “un popolo sopra ogni altro, dedito alle pratiche religiose, soprattutto perché eccellevano nell’arte di coltivarle”.
La religiosità etrusca era caratterizzata da un complesso politeismo stratificato in diverse fasi. Le divinità più antiche rappresentavano le forze della natura: Tarconte, dio della tempesta, e Velka, dio del fuoco. In epoca arcaica si venerava Velthune (o Voltumna), considerato una sorta di dio creatore dell’Etruria e patrono del santuario di Volsinii (l’odierna Orvieto), associato al ciclo eterno delle stagioni.
Con i contatti con la civiltà greca (VII secolo a.C.), le divinità etrusche assunsero caratteristiche antropomorfe e si allinearono agli dèi dell’Olimpo. La trinità principale divenne quella formata da Tinia, Uni e Menerva, corrispondenti a Zeus, Era e Atena.
Tinia, simile a Zeus, scagliava fulmini con tre scopi diversi: avvertire gli uomini, annunciare eventi rinviabili, o portare messaggi fatali inevitabili. Per scagliare un fulmine aveva però bisogno dell’approvazione di un’assemblea di dodici divinità. Uni proteggeva le nascite e le città, mentre Menerva era dea della saggezza e della guerra.
Altre divinità importanti erano Turan (dea dell’amore), Laran (dio della guerra), Turms (messaggero degli dèi), Fufluns (dio del vino, simile a Dioniso), e numerose divinità dell’oltretomba come Catha, Lur e Thanr.
L’arte divinatoria e i sacerdoti
Per gli Etruschi esisteva una sorta di semeiotica religiosa: ogni fenomeno naturale veniva interpretato come un messaggio degli dèi che doveva guidare le decisioni della vita quotidiana e politica. L’insieme di queste conoscenze era raccolto nella Disciplina Etrusca, che includeva anche i Libri Tagetici, testi rivelati secondo la tradizione da Tagete, figlio di Genio e Tinia, emerso dal solco di un aratro nella campagna di Tarquinia.
I sacerdoti erano figure fondamentali della società etrusca, specializzati in diverse forme di divinazione:
- Gli aruspici interpretavano le viscere degli animali sacrificati, in particolare il fegato, secondo rituali codificati. Il ministrante eseguiva il sacrificio con il piede sinistro rialzato su una roccia, mentre l’organo veniva esaminato per trarne presagi.
- Gli àuguri osservavano il volo degli uccelli (ornitomanzia) per conoscere il volere divino.
- Altri sacerdoti interpretavano i fulmini, arte in cui gli Etruschi erano maestri riconosciuti anche dai Romani.
Le Necropoli di Tuscania: città dei morti
L’importanza religiosa e culturale di Tuscania si riflette nelle cinque grandi necropoli etrusco-romane che circondano a raggiera l’acropoli di Colle San Pietro:
- Necropoli di Madonna dell’Olivo, che prende il nome dalla chiesa rinascimentale posta all’ingresso del sito. Contiene la celebre Grotta della Regina e tombe della gens Curunas.
- Necropoli di Pian di Mola, con la spettacolare tomba-casa: una tomba a dado con tetto displuviato, interamente distaccata dalla parete rocciosa, dotata di un portico con quattro colonne.
- Necropoli della Peschiera, che conserva pregevoli testimonianze della ricchezza aristocratica tra l’età orientalizzante e arcaica.
- Necropoli di Ara del Tufo.
- Necropoli di Sasso Pinzuto, con oltre 130 tombe a camera scavate nella roccia tufacea (VII-VI secolo a.C.), dove recenti scavi hanno portato alla scoperta di un edificio cultuale (oíkos) destinato a commemorazioni funerarie.
Le tombe si susseguono per tipologie che coprono un millennio di storia: tombe arcaiche del VII-VI secolo a.C., tombe rupestri, tombe a dado con terrazza superiore per riti funebri, fino alle tombe tardo-ellenistiche del I secolo a.C.. Gli interni mostrano il vestibolo centrale e le banchine laterali dove venivano deposti i defunti, spesso con affreschi che rappresentavano scene di vita quotidiana, nella convinzione etrusca di un’esistenza dopo la morte.
Cosa vedere nei dintorni di Tuscania
Il territorio circostante Tuscania offre straordinarie opportunità di visita, inserite nel contesto più ampio della Tuscia Viterbese.
Tarquinia (circa 30 km) custodisce le celebri Necropoli dei Monterozzi, dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, con le loro tombe dipinte che rappresentano documenti unici sulla vita quotidiana etrusca (VI-II secolo a.C.). Il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia, ospitato nel Palazzo Vitelleschi, completa l’esperienza con sarcofagi, vasellame e oreficerie.
Vulci (circa 40 km), antica città etrusca nel territorio di Montalto di Castro, sorge su un pianoro di 120 ettari nella Maremma laziale. Il Parco Archeologico di Vulci offre visite alle necropoli e al museo che raccoglie bronzi e ceramiche di straordinario valore.
Civita di Bagnoregio (circa 37 km), la celebre “città che muore” appollaiata su uno sperone di tufo in continua erosione, rappresenta uno dei borghi più scenografici d’Italia, immerso nella suggestiva Valle dei Calanchi.
Il Lago di Bolsena (circa 38 km), il più grande lago vulcanico d’Europa, offre paesaggi mozzafiato e il borgo omonimo con la sua Rocca Monaldeschi e le antiche chiese. È meta ideale per gli amanti dello sport acquatico: vela, pesca sportiva, canoeing, immersioni.
Viterbo (circa 25 km), il capoluogo della Tuscia, conserva uno splendido quartiere medievale di San Pellegrino con torri, palazzi e fontane. Da non perdere il Palazzo dei Papi, sede del più lungo conclave della storia.
Nelle immediate vicinanze di Viterbo si trovano gioielli rinascimentali come Villa Lante a Bagnaia, con i suoi famosi giardini terrazzati e giochi d’acqua progettati dal Vignola, il Palazzo Farnese di Caprarola (circa 35 km da Tuscania), magnifico esempio di architettura pentagonale rinascimentale con oltre 6000 metri quadri di affreschi, e il Sacro Bosco di Bomarzo (Parco dei Mostri), un giardino manierista unico al mondo popolato di sculture zoomorfe e figure mostruose scolpite nella roccia vulcanica.
Per gli appassionati di archeologia, meritano una visita anche le Necropoli di San Giuliano presso Barbarano Romano, inserite in un ambiente di grande fascino paesaggistico, e l’antica città romana di Ferento con il suo bellissimo anfiteatro.
Un patrimonio da scoprire
Tuscania rappresenta una sintesi perfetta tra il mondo etrusco e quello medievale, dove i sarcofagi di pietra nelle piazze dialogano con le fontane rinascimentali e le basiliche romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore. Passeggiare tra le sue strade lastricate, scoprire i sarcofagi “urbani” che raccontano storie di potenti famiglie etrusche, visitare il Museo Archeologico e le necropoli circostanti significa immergersi in tremila anni di storia, spiritualità e arte.
La profonda religiosità degli Etruschi, espressa attraverso i monumentali sepolcri e i complessi riti funebri, continua a vivere in queste pietre millenarie, custodi silenziose di un passato glorioso che Tuscania ha saputo preservare e valorizzare come pochi altri luoghi in Italia.




























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