Ti capita mai di trovarti di fronte a un luogo che cambia completamente il tuo modo di intendere l’arte e la bellezza? Di quei posti dove senti che il tempo si dilata, dove ogni respiro sembra portarti più vicino a qualcosa di magico e indefinibile?
Ebbene, quello che stai per scoprire è esattamente così. Nascosto in un angolo della Calabria, tra montagne verdeggianti e la vallata del fiume Torbido, esiste un’esperienza che sfida ogni convenzione turistica, un luogo dove l’arte contemporanea dialoga con mille anni di storia, dove i colori esplodono dal silenzio della campagna calabrese.
Quando la strada ti sussurra che stai per arrivare
Immagina di guidare lungo la Strada di Grande Comunicazione che collega il Tirreno allo Ionio, circondato dalle rigogliose montagne del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Il paesaggio è magnifico di per sé, con quella vegetazione fitta che copre le pendici e crea un’atmosfera quasi primordiale. E poi, improvvisamente, ti colpisce. Dai margini della strada spunta qualcosa di completamente diverso: una struttura colorata, impossibile da non notare, che sembra gridare “Ehi! Guarda qui!” È come se l’universo artistico stesse facendoti un invito diretto, dicendoti che quello che cercavi senza sapere di cercarlo è proprio lì, dietro quella curva.
Sei nella provincia di Reggio Calabria, nel comune di Mammola, famoso per la tradizione dello stoccafisso—quel pesce conservato e trasformato in un’arte culinaria calabrese. Ma oggi non siamo qui per il cibo. Oggi siamo qui per qualcosa che nutre l’anima in maniera completamente diversa.
Tra ruderi e visioni, la storia comincia a rivelarsi
Quando varchi il cancello di questo luogo straordinario, la prima sensazione è di incredulità. Attorno a te si snodano sette ettari di terreno dove l’antico e il moderno si intrecciano in un balletto visivo che non smette di sorprenderti. Ma non è un museo tradizionale. No. È qualcosa di più radicale, di più visionario. È un parco-museo laboratorio dove l’arte vive, respira e continua a trasformarsi, il Musaba.
La storia ha radici profonde. In questo luogo scorrono vene di storia millenaria: si dice che proprio qui, nella vallata del Torbido, avvenne la battaglia leggendaria tra le colonie greche di Locri Epizefiri e Crotone nel VI secolo a.C. In questo luogo si innalzava un complesso monastico risalente al X secolo, fondato dall’Ordine basiliano, con una chiesa paleocristiana che risale ancora più indietro, tra il IV e il V secolo. Conventi, monaci, preghiere che echeggiavano tra questi muri. Poi il tempo ha fatto il suo corso: terremoti, abbandono, il complesso è diventato dimora di contadini, finché non è caduto nell’oblio totale.
L’arrivo dei visionari: quando due artisti decidono di sognare
Tutto cambia nel 1969. Due artisti eccezionali decidono di fermarsi qui, stregati da questa atmosfera unica. Lui è Nik Spatari, calabrese, pittore, scultore, architetto e artigiano straordinario. Lui che negli anni parigini era stato amico e collaboratore di Picasso, Le Corbusier, Jean Cocteau, Max Ernst—menti brillanti dell’avanguardia internazionale. Lei è Hiske Maas, olandese, disegnatrice, pittrice, manager visionaria, la compagna di vita e di arte che capiva dove lui voleva arrivare.
Insieme decidono di fare l’impossibile: trasformare questi ruderi abbandonati in un centro di sperimentazione artistica. Con l’aiuto di giovani volontari e artisti internazionali, iniziano un progetto che avrebbe richiesto una follia particolare, una dedizione quasi religiosa. Perché non stavano costruendo un museo nel senso tradizionale. Stavano creando un’esperienza, un luogo dove l’arte contemporanea potesse vivere, crescere, evolversi continuamente.
L’esplosione dei colori: le opere monumentali
Camminando tra i sentieri, cominci a capire veramente cosa significa “museo laboratorio”. Attorno a te, le creazioni del genio esuberante di Nik ti assalgono da tutte le parti. Mosaici ipercolorati che coprono mille metri quadrati di superfici. Sculture monumentali che sembrano dialogare con il paesaggio. Installazioni che mescolano simboli della tradizione cristiana—dal Vecchio Testamento al Nuovo—con stilemi sumeri antichissimi, con Gilgamesh e il Diluvio Universale, il tutto filtrato attraverso una lente onirica, psichedelica, anticonformista.
Ci sono figure giganti di farfalle che svolazzano dentro bottiglie di vetro colorato. Una lucertola a mosaico di dieci metri che sembra strisciare verso il cielo. L’Arlecchino che per anni ha guardato dall’alto la strada, salutando chiunque passasse. Ogni opera è un dialogo tra il creatore e lo spazio, tra la forma e l’emozione.
Il momento più sacro: il Sogno di Giacobbe
Ma c’è un’opera che merita una menzione speciale, quella che farà fermare il tuo cuore. All’interno della chiesa ristrutturata del monastero, troverai un gigantesco dipinto tridimensionale che si sviluppa lungo quattordici metri, coprendo volta e abside. È stato denominato il “Sogno di Giacobbe”—e per molti è nota come la “Cappella Sistina calabrese”.
Spatari, affascinato dalla figura biblica di Giacobbe, ha realizzato quest’opera quasi in omaggio al capolavoro di Michelangelo. Quando guardi verso l’alto, rimani senza fiato. È come se l’universo artistico si aprisse davanti ai tuoi occhi, raccontandoti storie di visioni divine, di scale che collegano il terreno al cielo, di una spiritualità che niente ha a che fare con le convenzioni religiose tradizionali.
Un laboratorio vivo e in continua evoluzione
Ciò che rende il Musaba così speciale è che non è un museo statico. È un cantiere creativo continuo. Artisti internazionali, studenti, bohemien, volontari—tutti contribuiscono ad arricchire questo spazio. Ogni visita è diversa dalla precedente perché il luogo continua a trasformarsi, a evolvere. Nel 1986 la gestione è stata affidata a una Fondazione che lo riconosce come ente internazionale no profit dedicato alla creazione, gestione e valorizzazione del patrimonio artistico, architettonico e ambientale.
L’armonia tra natura e creatività
Una delle cose che più ha colpito è come ogni elemento naturale si integri perfettamente con le opere artistiche. La vallata del fiume Torbido, il torrente Neblà, gli strapiombi dell’acrocoro, gli ulivi mediterranei—tutto comunica con le sculture e i mosaici. Non è arte che domina la natura, né natura che coesiste passivamente con l’arte. È un dialogo autentico, una simbiosi che raramente sperimenti in altri posti.
Visitare il Musaba: come vivere l’esperienza
Quando arrivi, il contributo d’ingresso per gli adulti è di dieci euro. I bambini fino ai sei anni entrano gratuitamente, dai sette ai quindici anni il costo è di cinque euro. Perché è importante portare i bambini? Perché il Musaba non è solo per gli adulti che apprezzano l’arte contemporanea. È per chiunque voglia sentire che la bellezza può assumere forme inaspettate, che la creatività non conosce confini, che la storia e l’innovazione possono danzare insieme.
Conclusione: un’esperienza trasformativa che cambia il modo di vedere l’arte
Nei miei anni come travel writer, ho visitato musei in ogni parte del mondo. Ho camminato per le sale del Louvre, ho ammirato le opere nei grandi centri artistici europei. Ma il Musaba è diverso. È una rivelazione che colpisce più profondamente, perché non è solo un contenitore di bellezza—è una dichiarazione d’amore per la vita stessa, un monumento alla creatività umana come atto di resistenza contro l’oblio.
Qui, in questo angolo della provincia di Reggio Calabria, Nik Spatari e Hiske Maas hanno dimostrato che è possibile trasformare un luogo abbandonato in un faro di bellezza e ispirazione. Hanno preso le macerie della storia e le hanno trasformate in visioni luminose. Hanno scelto di rischiare tutto, di credere in un sogno quando il mondo intorno era silenzioso e indifferente. E hanno vinto. Quando varchi il cancello del Musaba, non stai solo visitando un museo. Stai entrando in un viaggio personale, un’esperienza che cambia il modo in cui vedi l’arte, la Calabria, la bellezza.
Ogni colore, ogni forma, ogni mosaico ti parla di dedizione, di visione, di amore per il creato. Il Sogno di Giacobbe sul soffitto della chiesa sconsacrata potrebbe sembrare inusuale, perfino controverso a occhi convenzionali, ma è proprio questa rottura con le convenzioni che lo rende così potente. Portati qui al tramonto, quando i colori del parco dialogano con le ultime luci del giorno. Cammina a piedi nudi sulla terra rossa se puoi, senti la connessione tra il terreno calabrese e l’arte che germoglia da esso. Parla con gli artisti se li incontri—perché al Musaba troverai una comunità di creativi davvero viva. Rimani fino all’ultimo momento possibile, per permettere a questo luogo di entrare veramente dentro di te. Perché il Musaba non è una destinazione turistica da spuntare da una lista. È un’esperienza trasformativa che resterà con te per il resto della vita, ricordandoti che la bellezza vera si trova dove due anime coraggiose decidono di trasformare la visione in realtà.




























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