Sembra uscita da una sfilata di alta montagna la protagonista dello scatto di Alfonso Matarazzo, che ritrae una vacca maestosa in perfetta posa, come se fosse consapevole di avere alle spalle uno degli sfondi più spettacolari d’Abruzzo: il Corno Grande del Gran Sasso.
Lo scenario è quello della Piana di Campo Imperatore, a oltre 1800 metri di quota, un luogo che spesso viene definito il “Piccolo Tibet” per la sua ampiezza e bellezza selvaggia.
Nel cuore di questa distesa d’erba dorata, mentre il vento gioca con i cardi e le nuvole accarezzano le creste, una mucca bianca si ferma e guarda l’obiettivo. Fiera, immobile, quasi regale. Dietro di lei, il Corno Grande si staglia imponente, con le sue pareti di roccia che sfumano dal grigio al rosa, mentre il cielo si apre tra nuvole e squarci di azzurro.
La scena è così perfetta che sembra costruita apposta: la posizione dell’animale, la composizione dei colori, la presenza discreta del resto della mandria che riposa poco dietro. Ma nulla è costruito: è solo la natura che, a Campo Imperatore, dà il meglio di sé.
Questa immagine non racconta solo la bellezza paesaggistica dell’Abruzzo interno, ma anche la vita autentica che lo popola: pastori, mandrie, ritmi lenti e silenzi profondi. Qui, l’allevamento di razze autoctone come la vacca bianca è ancora legato a metodi tradizionali e stagionali, con la transumanza estiva che porta gli animali a pascolare liberi tra i crinali.
Lo scatto di Matarrazzo è più di una foto: è un omaggio alla semplicità che incanta, alla vita d’altura che resiste e a quell’incontro perfetto tra uomo, animale e montagna che, in Abruzzo, è ancora possibile vivere. Chiunque abbia camminato almeno una volta su queste alture sa bene che la vera meraviglia è spesso nascosta nelle cose più semplici — come una vacca in posa, davanti al gigante di pietra che è il Corno Grande.




























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