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Abruzzo. Mercatini di Natale a Pacentro. Tra fiaba e realtà, un tuffo profondo in questo meraviglioso borgo italiano

Stanco della fredda realtà? Se stai cercando un momento magico per visitare l’Abruzzo, dovresti pianificare di visitare il piccolo borgo di Pacentro durante i Mercatini di Natale. Perché? Fai tra passi avanti, batti per 3 volte i tacchi delle Scarpette d’Argento e seguimi in questa fiaba.
Il borgo di Pacentro è ben adagiato su di una piccola collina che domina la valle Peligna e da cui il tuo sguardo può volare sulla città di Sulmona, il centro più grande, patria del poeta Ovidio. Il Monte Morrone sembra avere le mani sui fianchi mentre sovrasta i suoi tetti e le sue case. Puoi facilmente raggiungere Pacentro da Roma in un’ora e mezza utilizzando l’autostrada A24.
Pacentro sarà la scelta giusta per colorare la tua anima con la vera atmosfera italiana durante il periodo di Natale. Durante questi giorni, infatti, tutti i pacentrani sono felicemente e con passione impegnati ad addobbare il loro borgo, adornando porte, portoni, finestre, piazze e botteghe con i simboli senza tempo del Natale.
Per raccontare questa fiaba, l’ho voluta vivere in prima persona e te la racconto.

I primi passi nella favola di Pacentro

Sono arrivato a Pacentro la mattina di un sabato di dicembre accolto da una strana temperatura con un sole grande che poteva scaldarmi il viso, ma che era più freddo nei passi all’ombra. L’autobus mi ha lasciato all’entrata del paese e (anche se sapevo perfettamente la direzione da seguire) ho fermato un uomo che portava con sé della legna. “Mi scusi, potrebbe aiutarmi?”. L’uomo ha fatto un sorriso ed è rimasto in silenzio. Ho continuato: “Potrebbe dirmi come arrivare in Piazza del Popolo?”. Ha fatto un gesto con la mano e ha detto: “Seguimi”. Abbiamo parlato brevemente della vita in paese e dopo qualche minuto di camminata ha allungato la mano indicando il corso, “Ecco, continua dritto per questa strada”. Ci siamo salutati e lui: “Se torni a Pacentro, mi raccomando, vieni a casa mia, che mia moglie cucina un agnello al forno delizioso”.
Ho camminato per il corso e le voci si sono fatte più presenti, sono arrivato in Piazza del Popolo, una piccola e bella piazza con una fontana settecentesca al centro e la Chiesa di Santa Maria della Misericordia risalente al XV secolo col suo campanile che sembra bucare il fianco al Monte Morrone (sì, proprio quello del Papa Celestino V) e poi da lì svettare fino fare il solletico al cielo.
“Sono in piazza” ho scritto nel messaggio di Whatsapp a Robert Pardi. “Roberto, ben arrivato! Anch’io sono in piazza”, ha risposto. Eravamo a qualche metro, ma la fontana non ci permetteva di vederci. Ci siamo incontrati di persona per la prima volta davanti la chiesa.
Parlare di Robert Pardi è qualcosa di interessante. Robert è di New York, ma il suo cognome parla chiaro, ha origini italiane, suo bisnonno era di Pacentro. Dopo un lungo periodo di vita trascorso in diverse parti del mondo lavorando nel settore finanziario, Robert ha deciso di rivoluzionare la sua vita. Così, in un modo entusiasmante e coraggioso, ha deciso di acquistare una casa a Pacentro e di vivere qui. Adesso si muove tra Pacentro e Roma dove ha creato Roma Experience Tours con la quale accoglie turisti per lo più americani e li accompagna in esperienze indimenticabili sia a Roma che in altri luoghi d’Italia.

“Cin-cin”, l’aperitivo in piazza, socializzare all’italiana

Proprio in piazza abbiamo fatto un aperitivo con il sindaco Guido Angelilli e con alcuni altri amici di Robert. Come spesso accade in Italia, un tavolo con tre persone che bevono vino può trasformarsi improvvisamente in una tavolata con otto o più persone che iniziano un vero e proprio banchetto. Ed è semplice che un tavolo vuoto, con su solo qualche bicchiere, si trasformi in una distesa di taglieri di salumi, piatti di sagnette e fagioli, verza e salsicce, formaggio di pecora fritto e quant’altro con mani che brandiscono forchette che si incrociano qui e lì dentro piatti che si svuotano velocemente.

In giro per il borgo tra passato e presente

Durante il pomeriggio, Robert è stata la mia guida nel paese. Grazie a lui ho scoperto l’antico Castello Caldora risalente al ‘300 (puoi visitarlo all’interno e salire fino alla cima della torre). Dal punto più alto, ho visto cavalieri di ritorno dalle battaglie, alti fuochi come messaggi in codice sulle montagne vicine, ho sentito il profumo di zuppe calde di legumi e verdure, di salsicce e agnelli arrosto preparati in conforto per gli stomaci di truppe stanche, ho udito i rumori di ferraglia pesante e la voce di un maniscalco che pareggia e ferra un cavallo e poi nitriti di cavalli nelle stalle e la campana della chiesa che scandisce lenta il tempo. “Allora? Proseguiamo la visita?”, mi dice Robert e, improvvisamente, ritorno nel 2019.

Scendiamo nella parte vecchia del villaggio, ai piedi del castello, con la vista mozzafiato sulla valle che in questo periodo si colora dal rosso, al marrone, dal giallo al verde scuro. Proprio qui un’idea interessante ha avuto inizio qualche tempo fa, uno zipline molto panoramico che attraversa tutta la vallata, 1 minuto di pura adrenalina. Continuiamo e giungiamo davanti l’antica porta dove, in epoca medievale, c’era il mulino del paese e proprio nelle vicinanze è ancora conservata la “pietra della scandalo”, che venne così ribattezzata perchè i debitori avevano due modi per estinguere i loro debiti: pagare oppure sedere nudi su questa pietra davanti ai passanti, come forma di pubblica umiliazione. La leggenda popolare narra, inoltre, che la pietra fosse il luogo di ritrovo delle streghe nelle notti sabbatiche.

La Casa di Beatrice, Teo e il caffè espresso

Un cane ha abbaiato dal balcone del terzo piano di un’antica casa di un vicolo in discesa e Robert, alzando lo sguardo, ha detto: “Teo!”. Un istante dopo una donna con un sorriso pieno e luminoso è apparsa sul balcone sventolando come uno strofinaccio e ha detto: “Robert, sei tornato da New York? Aspettami, che sono tutta spettinata, mi metto le scarpe e scendo subito. Arrivo”.
Robert mi ha presentato Beatrice, una delle prime persone che sono diventate sue amiche qui a Pacentro quando è arrivato 5 anni fa. Beatrice mi ha mostrato le sue bellissime piante che colorano un piccolo giardino e mi ha raccontato – con visibile orgoglio – di aver vinto il primo premio sul Balcone Fiorito, un evento speciale che si svolge in paese in primavera. Beatrice ha un modo di comunicare molto magnetico, intenso e per parlare con lei non mi ero accorto della meravigliosa e indimenticabile vista che è possibile godere da casa sua. Posso assicurare: quello che puoi vedere non è un poster di carta, ma è la realtà!
Beatrice ci ha invitato a prendere il caffè su in casa e, tra le chiacchiere, ci siamo divertiti giocando con il cane Teo e la sua palla morbida color rosso acceso. Il caffè era buono e gustoso, un vero espresso italiano.

Alla Casa Antica, un viaggio nel tempo

Robert mi ha detto: “Vieni, adesso andiamo a scoprire un posto magico”. Abbiamo camminato e, a pochi metri dalla piazza principale di Pacentro, abbiamo raggiunto una casa antica. Ci siamo fermati davanti alla porta e ho iniziato a sentire il profumo della “cucina italiana” e del camino, della legna che arde, l’aria calda che penetra nei muri, mescolandosi alla storia, alle tradizioni, alle voci. Siamo entrati e ci siamo trovati come in una vera, autentica, casa italiana del secolo scorso, con tavoli di legno, peperoni essiccati appesi su travi conficcate sul soffitto e un omone – un gigante buono – che ci ha accolto con un sorriso grande. Quest’uomo è Giocondo e con sua moglie e sua figlia, gestisce “La Casa Antica”.

Questo è un posto unico a Pacentro dove puoi essere un vero italiano il tempo che vuoi, mangiare cibi tradizionali e autentici come salumi e formaggi e capire cosa c’è dietro queste preparazioni che si perdono nella notte dei tempi, quanta storia e quanta sapienza! Abbiamo visitato la cucina e il laboratorio artigianale e ci siamo completamente meravigliati di tante cose e di uno splendido “cielo stellato” fatto da salsicce di carne di maiale e di carne e fegato assieme appese a travi scure e lucide. Così deliziose, amici miei, che non volevamo più andare via.

Medaglie, vino e allegria: la cantina del signor Carlo

Franco è il marito di Beatrice e, quando ha saputo che io e Robert eravamo a Pacentro, ha organizzato una nuova sorpresa per me. Il signor Carlo è uno dei migliori amici di Sergio e ha due passioni: la corsa e il vino. Ha partecipato a tutte le maratone in Europa e l’ultima è stata a New York ed è stato così bello vedere tutte le medaglie che arricchiscono il suo antico torchio nella sua vecchia cantina. Ha aperto per noi alcune bottiglie di vino invecchiato italiano e francese e, bicchiere dopo bicchiere, siamo diventati dopo un’ora come vecchi amici. Ci siamo fatti l’un l’altro una promessa, quella di tornare presto per incontrarci. Ho accettato, ovviamente, con il nostro ultimo “cin-cin”.

I Mercatini di Natale si sono accesi piano piano, è la sera di Pacentro

Nel frattempo, il pomeriggio si è messo un mantello rosso ed è diventato sera e il borgo di Pacentro si è messo pronto per i Mercatini di Natale. L’aria si è rinfrescata. È stato bello vedere come la tenue oscurità delle strade strette può avere un significato speciale quando si arricchisce di piccole lampade blu e gialle, intermittenti, canti di Natale e i sorrisi della gente di Pacentro, profumi di castagne e di cibo fritto che corrono da qui a lì, miscelati col vento che scende dal Morrone, mescolandosi con le note di pianoforte di un pianista in cima a una vecchia scalinata di pietra e sfumando con le voci di bambini e altre persone che camminano attraverso via di Santa Maria Maggiore che porta alla piazza centrale.

Il silenzio della sera, la pace e la tranquillità dei borghi italiani

Sai, nei piccoli villaggi lo scandire del tempo è diverso dalle grandi città. Qui, tra queste case bianche fatte con le pietre dei monti della Majella, la gente vive seguendo il sole e la luna, le stagioni e i raccolti. Si va a dormire non troppo tardi e si trascorre del tempo in casa davanti al camino con un bicchiere di vino e la voce bassa. Questa sera è stata lo stesso. La piazza ha iniziato a diventare più silenziosa, i venditori hanno iniziato a fare ordine nelle loro cose e sui loro banchetti, lo scalpellino ha riposto i suoi attrezzi, il pittore ha messo nel piccolo cassetto i suoi pennelli, la gente ha iniziato a dirsi buonanotte, ma le luci di Natale hanno continuato a brillare fino a tardi, dando alla notte un significato speciale, forse velando un desiderio di pace per tutto il mondo, una speranza di tranquillità per tutti. Pacentro va a dormire riempiendo il cuore di tutti, di grandi emozioni, di sorprese e di speranze.

Anche se ho il sangue italiano, ho trovato in questo paese una testimonianza chiara e limpida del perché i piccoli borghi abruzzesi sono sempre più scelti dai turisti che decidono di vivere esperienze profonde e vere in Italia, forse stanchi delle grandi città, dell’individualismo e dell’impersonalità e con il desiderio di vivere esperienze forti, proprio come gli italiani, mangiare come gli italiani mangiano, passare il tempo come lo passano gli italiani, imparare a cucinare ricette italiane, proprio come gli italiani. Ma forse questo racconto ci vuole dire di più, ci vuole dare forse un motivo in più per venire a Pacentro, dove potrai essere anche tu come un personaggio delle fiabe, perfettamente incastrato in scene, storie e incantesimi, in questi attimi di vita felice, in questa favola moderna, dove tutti vissero felici e contenti. Ancora adesso non so dirti se quello che ho vissuto è stata realtà o pura immaginazione.

scritto da Roberto De Ficis

grazie a Robert Pardi

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