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Come fare per arrivare alla Cascata dell’Acquacheta descritta da Dante nella Divina Commedia?

Il fiume Acquacheta è il più importante affluente del Montone che compie un salto di oltre 70 metri nell’omonima cascata prima di raggiungere S. Benedetto in Alpe.

Questa cascata è conosciuta anche per essere descritta nel XVI canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Si può raggiungere solo attraverso una escursione di circa un paio d’ore che risale la valle del fiume.

Sono 3 gli itinerari per raggiungere le meravigliose Cascate dell’Acquacheta che si trovano al confine tra la Toscana e l’Emilia-Romagna. Eccoli:

Il primo sentiero che ti consigliamo è quello più semplice e, di conseguenza, più frequentato. Inizia nel paese di San Benedetto in Alpe (Emilia Romagna) seguendo l’itinerario numero 407 che ti porterà a risalire il torrente fino alle cascate.

Il secondo sentiero, alternativo al precedente, inizia dal Passo del Muraglione e continua sul sentiero che passa sul crinale principale (segnato CAI 00) oltrepassando l’altopiano della Fiera di Poggi. Ad un certo punto, si abbandona il sentiero del crinale e si inizia la discesa nella valle dell’Acquacheta arrivando nel villaggio abbandonato di Romiti dietro il quale potrai ammirare il santo della Cascata dell’Acquacheta.

Il terzo sentiero che ti consigliamo, per la sua difficoltà, è dedicato a chi è allenato. Puoi partire da San Godenzo e attraverso il sentiero 10 raggiungere Colla dalla Maestà. Ti ricordiamo che si tratta di un sentiero abbastanza lungo che ti consigliamo di intraprendere preferibilmente nella stagioni di primavera e autunno, evitando quindi periodi estremamente freddi o caldi.

Ecco i versi che il poeta Dante Alighieri ha dedicato alla Cascata dell’Acquacheta:

Come quel fiume c’ha proprio cammino
prima da monte Veso inver levante,
dalla sinistra costa d’apennino,
che si chiama Acquacheta suso, avante
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante,
rimbomba là sovra San Benedetto
dell’Alpe, per cadere ad una scesa
dove dovrìa per mille esser recetto;
Dante, Inferno, XVI, 94-105

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