In alto, quando la notte spegne ogni rumore, la montagna non appare mai davvero vuota. A Fonte Vetica, sotto una volta di stelle così fitta da sembrare un fiume luminoso, il tempo sembra rallentare fino a lasciare spazio soltanto al vento, all’erba scura e alla memoria.
È qui che Maurizio Verdecchia ha fissato una delle immagini più intense della sua notte abruzzese: la scultura dedicata a Pupo Nunzio e ai suoi figli, raccolta nel silenzio della piana, con la Via Lattea che sale dritta sopra le figure. Uno scatto che non cerca soltanto la bellezza del cielo: guarda in faccia una storia dolorosa, custodita dalla pietra e dalla montagna.
Fonte Vetica sotto la Via Lattea
La scena ha qualcosa di sospeso. In primo piano, su un basamento di roccia, emergono le figure di un uomo, di un bambino e di un cane. Dietro di loro, i profili scuri delle alture si perdono nell’orizzonte; sopra, invece, il cielo conquista tutto lo spazio possibile.
La Via Lattea si alza verticale, luminosa ma mai abbagliante, come una strada antica tracciata tra la terra e l’infinito. Le stelle, milioni di piccoli punti freddi, rendono ancora più profondo il buio della piana. Ai margini dell’orizzonte resta una luce tenue, quasi un ultimo respiro del giorno, capace di disegnare le montagne e di avvolgere la statua in un’atmosfera irreale.
Maurizio Verdecchia racconta di non essere riuscito a pensare soltanto alla fotografia. Davanti a quelle figure, strette in una composizione che sembra parlare di protezione e resistenza, l’obiettivo diventa quasi secondario. Prima dello scatto viene il pensiero; prima della tecnica, il rispetto.
La memoria di Pupo Nunzio
Quella pietra ricorda una tragedia avvenuta il 13 ottobre 1919. Nunzio, pastore di Roio conosciuto come “Pupo Nunzio”, si trovava quassù con i figli Idolo e Alfredo, poco prima della partenza per la transumanza verso la Puglia.
Una tormenta improvvisa, fatta di neve e gelo fuori stagione, travolse la piana. Padre e figli rimasero stretti nella bufera, in una notte che dovette sembrare senza fine. La montagna, così ampia e silenziosa nello scatto di Maurizio, conserva ancora l’eco di quella lotta contro il freddo e contro il destino.
La scultura, voluta da Vicentino Michetti nel 1987 nel luogo del dramma, non è quindi soltanto un monumento. È una presenza. Guardandola sotto le stelle, si percepisce tutta la durezza di una vita pastorale fatta di cammini, stagioni imprevedibili, greggi, distanze e coraggio. Una vita in cui la natura sapeva essere madre generosa, ma anche forza impossibile da dominare.
Una notte nella piana d’Abruzzo
La fotografia di Maurizio Verdecchia trasforma Fonte Vetica in un luogo dell’anima. Il paesaggio non ha bisogno di effetti: bastano le linee morbide dei rilievi, la distesa scura dei prati e quel cielo smisurato a rendere la scena potente.
Di giorno, questi spazi invitano a camminare, osservare, fermarsi davanti a panorami che sembrano non avere confini. Di notte, invece, la piana cambia voce. Le montagne diventano ombre, i sentieri scompaiono e lo sguardo è costretto a salire. È allora che la Fonte Vetica sotto la Via Lattea rivela la sua dimensione più autentica: quella di una terra aspra, bellissima e profondamente umana.
Nello scatto, il piccolo gruppo scolpito non appare fragile. Al contrario, sotto quel mare di stelle sembra ancora vegliare sulla piana. L’uomo con il bastone, il ragazzo accanto a lui, il cane fedele: figure immobili, eppure capaci di raccontare una vicinanza che il gelo non ha cancellato.
Fermarsi, prima di ripartire
Ci sono luoghi che chiedono una fotografia e altri che chiedono silenzio. Questo, forse, chiede entrambe le cose. Prima di tornare verso i ristori, le strade e la quotidianità, vale la pena avvicinarsi con lentezza a questa pietra, lasciando che siano il vento e le stelle a fare il resto.
Maurizio Verdecchia ci regala così non solo un’immagine della notte d’Abruzzo, ma un invito a guardare più a fondo: dietro ogni monumento può vivere una storia, dietro ogni paesaggio può restare una memoria da ascoltare.
Avete anche voi uno scatto capace di raccontare un luogo italiano attraverso un’emozione, un incontro o un ricordo? Le vostre storie possono continuare a viaggiare nella rubrica Le Foto dei Lettori di Viaggiando Italia. Di seguito la foto nel suo formato originale.





























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