Abruzzo

Il Corriere della Sera racconta l’oratorio di S. Pellegrino di Bominaco

“Per arrivare a Caporciano, e da qui nella sua minuscola frazione di Bominaco, passare dall’Aquila è necessario”.

Inizia così l’articolo che La Lettura, il prestigioso supplemento culturale domenicale del Corriere della Sera, dedica questa settimana alla chiesa di S. Maria dell’Assunta e all’oratorio di S. Pellegrino di Bominaco, piccola frazione del Comune di Caporciano, in provincia dell’Aquila.

L’articolo, firmato da Carlo Vulpio, è intitolato: “La via delle greggi e dei santi. Un Cristoforo gigante veglia in Abruzzo sugli antichi tratturi e sui danni del sisma” (per leggerlo nella sua versione integrale cliccare qui e qui).

Due pagine, ricche di foto e immagini, in cui si esalta la bellezza dell’abbazia e dell’oratorio, due monumenti che, scrive il giornalista, “illustrano una ricchezza artistica alimentata per secoli, dai bizantini a Federico II di Svevia”.

“L’Aquila annaspa” continua il reportage “sembra volesi aggrappare al suo entroterra e voler prendere in prestito dai piccoli centri un po’ della loro ‘attrattività’ naturalistica e artistica, almeno per rimanere in piedi e poi magari trovare la forza per tornare come prima. E allora Caporciano e la sua frazione di Bominaco possono rivelarsi due stampelle provvidenziali grazie ai capolavori che custodiscono e alle bellezze di cui sono circondati”.

“Dal XII al XV scolo, l’Abbazia di Bominaco” si legge ancora nell’articolo “che già nell’anno Mille era un punto fermo della politica benedettina di controllo delle grandi vie di comunicazione, ha visto Federico II di Svevia regolamentare le fiere del bestiame e la transumanza, nota anche come la ‘mena delle pecore’, ha visto i Crociati diretti in Terrasanta e i pellegrini in viaggio lungo la via Francigena, i mercanti e i pastori salire e scendere per le montagne, ha vissuto la ribellione dei monaci che non volevnao passare agli ordini del vescovo dell’Aquila e infine ha subìto la distruzione per mano di Braccio da Montone nel 1423”.

“Di quel monastero” scrive l’inviato “sono rimasti vivi, e senza perdere nulla del fascino originario, l’oratorio di San Pellegrino e la chiesa di S. Maria Assunta. Due gioielli che, soprattutto dopo il restauro degli affreschi dell’oratorio e dell’interno della chiesa, sono pronti a entrare a far parte del patrimonio Unesco (per l’Abruzzo sarebbe la prima volta e sarebbe anche l’ora)”.

Tratto da news-town.it

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