Ci sono fotografie che mostrano un luogo. Altre ci restituiscono qualcosa che non possiamo più raggiungere. Al Trabocco Punta Aderci, nello scatto di Maurizio Verdecchia, una passerella di legno attraversa il mare scuro mentre il cielo si riempie di cerchi luminosi. Sembra un invito ad andare avanti, fino al punto in cui l’acqua incontra le stelle.
Eppure, quel percorso oggi non è più lo stesso. Maurizio, viaggiatore-fotografo della nostra community, racconta che la passerella è caduta ed è stata ricostruita completamente, ma con un’angolazione diversa. La sua immagine custodisce così una piccola memoria del paesaggio: non un luogo scomparso, ma un modo di guardarlo che non tornerà identico.
Trabocco Punta Aderci: una strada di legno dentro la notte
Lo sguardo parte dal basso, dalle assi della passerella. Le segue una dopo l’altra, accompagnato dalle corde laterali e dai pali che disegnano una trama irregolare sull’acqua. Più avanti, il percorso piega verso il trabocco, una presenza sottile tra il mare e l’orizzonte.
È questa prospettiva a farci entrare nella scena. Guardandola, viene quasi spontaneo immaginare il contatto del legno sotto le scarpe, l’odore salmastro, un lieve sciabordio nel buio. Sono sensazioni suggerite dall’immagine, come quando un ricordo riemerge prima attraverso il corpo e soltanto dopo diventa racconto.
Sulla destra affiorano gli scogli; verso sinistra, una luminosità ambrata sfuma lungo l’orizzonte. Il mare appare levigato, quasi vellutato, mentre la struttura conserva tutta la sua geometria essenziale: assi, sostegni, corde, vuoti. Basta poco per sentirsi lontani dal rumore.
Le scie delle stelle e il tempo che cambia le cose
Sopra questa quiete, il cielo sembra muoversi. Le scie stellari dello startrail formano grandi archi concentrici, bianchi e azzurrati, che occupano quasi tutta l’immagine. In basso, la passerella conduce verso un punto preciso; in alto, le linee luminose riportano continuamente lo sguardo in cerchio.
La fotografia tiene insieme queste due direzioni: il cammino e il ritorno. Possiamo immaginare di avanzare verso il trabocco, ma anche di tornare con la memoria a una costa conosciuta anni prima, cercando un dettaglio che nel frattempo è cambiato.
«Non ricordo neanche quanti anni siano passati da questa foto», scrive Maurizio. Non indica una data, e forse è proprio questa distanza senza misura a rendere il suo ricordo vicino a tanti altri. Prima si fotografa qualcosa perché ci colpisce; molto tempo dopo, riguardandolo, si scopre di aver conservato anche ciò che sembrava destinato a restare.
Non sappiamo quale occasione lo abbia portato davanti a quel mare. Il suo scatto, però, ci lascia una prospettiva precisa: quella passerella, quella curva, il trabocco sul fondo e il cielo aperto sopra ogni cosa.
Un paesaggio da incontrare senza fretta
Punta Aderci, attraverso questa immagine, diventa soprattutto un invito all’attenzione. La costa si racconta nell’incontro tra gli elementi naturali e una costruzione che sembra cercare il largo: il mare intorno ai sostegni, gli scogli ai margini, l’orizzonte che attraversa la scena.
È facile immaginare il desiderio di fermarsi davanti a un paesaggio così, lasciando che gli occhi si abituino alle sfumature. Non per cercare necessariamente una fotografia spettacolare, ma per accorgersi della forma di una passerella, della distanza tra due pali, della luce sull’acqua.
La domanda di Maurizio arriva allora anche a noi: ci è mai capitato di fotografare qualcosa che oggi non esiste più? Una casa, un sentiero, un albero, un piccolo approdo. Dettagli che diventano storia senza averne avuto l’ambizione.
Provate a immaginarvi all’inizio di quelle assi, davanti al mare e sotto le scie delle stelle. Poi tornate alle vostre fotografie: forse custodiscono già un frammento irripetibile di un luogo. Condividete immagini e ricordi con “Le Foto dei Lettori” di Viaggiando Italia: anche una passerella può raccontare quanto cambia il mondo, mentre noi impariamo a guardarlo. Di seguito la foto nel suo formato originale.




























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