Il cielo sembra non finire mai. Poi lo ritrovi nell’acqua, e per un istante non sai più dove guardare. La Via Lattea sul Lago Pietranzoni è il saluto all’estate celeste che Maurizio Verdecchia condivide con la community di “Le Foto dei Lettori”. Siamo a Campo Imperatore, al cospetto del Gran Sasso, nell’ottobre 2026: la montagna occupa il centro della scena, ma lascia alle stelle quasi tutto lo spazio. Sotto, il lago ne custodisce un secondo cielo.
Via Lattea sul Lago Pietranzoni: una notte che si specchia
Nello scatto di Maurizio lo sguardo parte dall’acqua. Attraversa un primo piano scuro, incontra il profilo capovolto della montagna e risale verso le rocce, fino a perdersi nella trama luminosa della notte. È un movimento lento, quasi involontario: prima cerchiamo qualcosa di riconoscibile, poi ci lasciamo portare lontano.
Le rive disegnano una pausa tra il paesaggio e il suo riflesso. I pendii laterali accompagnano l’occhio verso la massa rocciosa centrale, segnata da pareti e spigoli. All’orizzonte, sulla destra, un chiarore caldo sfuma dal pesca al rosa; più in alto, il cielo cambia tono e diventa una distesa azzurra e grigia, fittissima di stelle.
Non serve attribuire un’origine a quella luce per sentirne l’effetto. Accanto alle rocce scure introduce una delicatezza inattesa, come una finestra ancora accesa in una casa ormai silenziosa.
Il saluto di Maurizio Verdecchia al cielo estivo
A dare voce a questo paesaggio sono le parole dell’autore:
«Il bel nucleo estivo è andato via, rimane ormai poco da fotografare della via lattea per chi non fa astrofotografia spinta. Per i miei gusti, con la via lattea ci rivediamo a Marzo Aprile.»
È una considerazione personale, legata al suo modo di fotografare e a ciò che cerca nel cielo. Non un addio, dunque, ma un appuntamento rimandato. In queste parole c’è il piacere di riconoscere una stagione e anche la libertà di lasciarla andare, senza pretendere che ogni notte restituisca la stessa immagine.
La fotografia sembra dare forma proprio a questa attesa. La fascia luminosa attraversa il cielo con addensamenti chiari e sfumature rosate; nell’acqua riappare più tenue, quasi sussurrata. La montagna resta in mezzo, concreta, mentre sopra e sotto di lei tutto invita a pensare alla distanza.
Non conosciamo i passi che hanno condotto Maurizio fino a questo punto d’osservazione, né il tempo trascorso davanti al lago. Il suo scatto, però, ci consegna una scelta precisa: tenere insieme la terra e il cielo, senza sacrificare l’una alla meraviglia dell’altro.
Campo Imperatore, lo spazio per fermarsi
Attraverso questa immagine, Campo Imperatore si racconta con pochi elementi: pendii aperti, pietra, rive spoglie e acqua. Nell’inquadratura non compaiono persone o edifici a contendersi l’attenzione. È il paesaggio a dettare il ritmo, con le sue linee larghe e la montagna che emerge dall’oscurità.
Viene voglia di immaginarsi lì, davanti alla riva, lasciando che gli occhi passino dal riflesso alla vetta. Non per riempire una visita di cose da fare, ma per concedere tempo a un solo luogo. Anche il silenzio, guardando questo scenario, sembra trovare una forma: quella dello spazio che separa le stelle.
Il Lago Pietranzoni diventa così molto più di un primo piano. Il suo riflesso ci trattiene dentro la fotografia e ci costringe dolcemente a guardare due volte.
Maurizio saluta la Via Lattea con un’immagine che rimane, mentre il prossimo incontro è già affidato a marzo o aprile. Noi possiamo sostare ancora un momento su quella riva immaginata, tra la solidità delle rocce e la leggerezza del cielo. E se anche voi custodite un paesaggio capace di raccontare un’attesa, un ritorno o una scoperta, inviate le vostre fotografie e le vostre storie alla rubrica “Le Foto dei Lettori” di Viaggiando Italia.





























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