Ci sono incontri che diventano il ricordo piĂč bello di un viaggio. Non una cima raggiunta, non un panorama sconfinato: due occhi scuri, un naso nero e un muso bianco che sembra avvicinarsi per dire: «Ciao, sono io, piacere di conoscerti!».
Il pastore maremmano abruzzese ritratto da Dinar Dontie, per la nostra rubrica âLe Foto dei Lettoriâ, si prende cosĂŹ tutta la scena. La luce ha una sfumatura fredda, il mantello riempie quasi interamente lâinquadratura e lo sfondo si lascia appena intuire. Per un momento, il viaggio si ferma davanti a lui.
Pastore maremmano abruzzese: un incontro a tu per tu
Dinar Dontie ha scelto di raccontare questo incontro attraverso un ritratto ravvicinato. Nessuna veduta ampia, nessun elemento capace di distrarre: il punto di osservazione porta chi guarda quasi allâaltezza del protagonista, dentro un piccolo dialogo senza parole.
Le orecchie ricadono ai lati della testa, il pelo disegna morbide onde lungo il collo. Gli occhi, contornati di scuro, sembrano seguire con attenzione ciĂČ che accade davanti allâobiettivo. Ă unâespressione che possiamo leggere come curiosa, composta, persino un poâ interrogativa: come se, prima della fotografia, ci fosse una presentazione da fare.
E viene spontaneo rispondere a quel saluto immaginario. «Piacere mio», penso guardandolo, con quella tenerezza improvvisa che certi incontri sanno suscitare senza chiedere nulla.
Il bianco del mantello, la forza dello sguardo
La bellezza dello scatto vive nei contrasti piĂč semplici. Il tartufo nero risalta sul muso chiaro; piccoli riflessi accendono gli occhi; la luce diffusa lascia emergere le sfumature del pelo, dal bianco piĂč luminoso alle ombre grigio-perla. Non câĂš bisogno di un tramonto spettacolare perchĂ© unâimmagine trattenga lo sguardo. Qui basta la presenza.
Il taglio ravvicinato non permette di riconoscere una localitĂ o di assegnare una stagione precisa. Ed Ăš proprio questa essenzialitĂ a dare forza al racconto: prima di domandarci dove siamo, ci ritroviamo a osservare chi abbiamo davanti. Il paesaggio resta fuori campo, mentre questo volto diventa il centro del nostro piccolo viaggio.
Le montagne dâAbruzzo raccontate da un volto
«Il re delle nostre montagne dâAbruzzo»: il tema scelto per accompagnare il ritratto suggerisce una chiave di lettura affettuosa. In questa immagine, la regalitĂ non ha nulla di distante o solenne. Sta piuttosto nel modo in cui il cane occupa lo spazio, senza bisogno di imporsi.
Le montagne evocate dal racconto non si vedono, e non serve inventare una vetta alle sue spalle. Possiamo lasciarle nellâimmaginazione: come lâorizzonte di un viaggio che, per una volta, trova il proprio momento piĂč intenso in un incontro anzichĂ© in un punto panoramico.
Ă un invito a cambiare attenzione. Quando pensiamo a una partenza, spesso cerchiamo subito ciĂČ che vorremmo vedere; piĂč raramente immaginiamo chi potrebbe incrociare il nostro cammino. Il ritratto di Dinar Dontie ci riporta a questa possibilitĂ : tornare con il ricordo di uno sguardo, prima ancora che con quello di un luogo.
«Ciao, sono io»: un ricordo da condividere
Proviamo a immaginarci proprio davanti a quel muso, abbastanza vicini da distinguere le onde del mantello e i riflessi negli occhi. Restiamo lĂŹ un istante, senza aggiungere rumori, itinerari o parole che non conosciamo. Il saluto immaginato allâinizio Ăš giĂ una storia.
Ă questo lo spirito de âLe Foto dei Lettoriâ di Viaggiando Italia: dare spazio ai dettagli che rendono personale un viaggio. Inviateci le vostre fotografie e i vostri racconti: a volte, per condividere un pezzetto dâItalia, bastano due occhi che sembrano dire «piacere di conoscerti».




























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