Ci sono piatti che aiutano a conoscere un territorio quanto una passeggiata tra le sue case. A Tredozio, nell’Appennino tosco-romagnolo, questo incontro passa dal bartolaccio: una mezzaluna ripiena, cotta sulla piastra, che racchiude ingredienti semplici e una tradizione gastronomica ancora condivisa. Il 1° e l’8 novembre 2026 il borgo gli dedica la quarantesima edizione della sua sagra.
Per chi cerca una gita autunnale in Romagna, l’appuntamento offre più di una sosta golosa. Tra gli stand e le vie del paese si intrecciano cucina locale, mercato, artigianato e spettacoli, con la possibilità di affiancare agli assaggi una visita al centro o una camminata nel territorio. Due domeniche distinte per scoprire la valle del Tramazzo seguendo il ritmo della festa.
Sagra del Bartolaccio 2026: quando e dove si svolge
Le date da segnare sono domenica 1° novembre e domenica 8 novembre 2026. La manifestazione si tiene a Tredozio, in provincia di Forlì-Cesena, nell’area adiacente al campo sportivo di via Marconi, mentre parte delle iniziative coinvolge le vie del borgo. Non si tratta, quindi, di un evento aperto continuativamente per tutta la settimana.
Gli stand gastronomici aprono dalle ore 11 in entrambe le giornate. L’ingresso alla sagra è gratuito: una formula che permette di organizzare la visita alternando il pranzo alle attività e alla scoperta del paese. L’organizzazione è curata dalla Pro Loco Vis in Fide, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Tredozio.
Il traguardo della quarantesima edizione racconta la continuità di un appuntamento comunitario, ma la storia del suo protagonista è più antica della festa: il bartolaccio appartiene infatti alla memoria gastronomica locale ben prima della nascita della manifestazione.
Il bartolaccio: una specialità da conoscere al primo assaggio
In dialetto si chiama “e bartlàz”. È una preparazione a forma di mezzaluna, con un involucro di sfoglia che custodisce un ripieno di patate lessate, pancetta e formaggi. Le descrizioni della ricetta riportano grana e pecorino: ingredienti che danno sapidità alla morbidezza delle patate. La cottura avviene sulla piastra, non in acqua né nell’olio.
È proprio questa combinazione a renderlo riconoscibile. Il bartolaccio porta in tavola una cucina contadina fatta di lavorazioni manuali e prodotti quotidiani, nella quale il gusto nasce dall’equilibrio tra pochi elementi. Assaggiarlo durante la sagra significa avvicinarsi a questa tradizione nel contesto in cui continua a essere preparata e raccontata.
Per una visita senza fretta, si può cominciare proprio da qui: un primo assaggio, poi un giro tra le bancarelle e, più tardi, un’altra sosta per esplorare il resto del menù.
Cosa mangiare: polenta, castagne e ricette della montagna romagnola
Il bartolaccio è il richiamo principale, ma gli stand permettono di costruire un piccolo percorso tra i sapori autunnali. Nel menù annunciato trovano spazio:
- polenta con ragù o salmì di cinghiale;
- paciarella, altra preparazione della tradizione locale;
- dolci a base di castagne;
- caldarroste;
- vin brulé.
Sulla paciarella, chiamata anche paciarèla, le presentazioni pubblicate non sono concordi: alcune la descrivono come un dolce al cioccolato, mentre la cronaca locale dell’edizione 2026 parla di una polenta morbida con pancetta e fagioli. Per sapere quale preparazione sarà effettivamente servita, il riferimento resta il menù degli organizzatori.
Castagne, polenta e piatti caldi danno alla visita un carattere decisamente stagionale. Il consiglio è lasciare spazio a più assaggi, invece di considerare la sagra soltanto come una sosta veloce per il pranzo.
Mercatino, artisti di strada e visite guidate
La giornata prosegue oltre gli stand. Il programma comprende un mercato con prodotti gastronomici e artigianato, una mostra fotografica e la presenza di artisti di strada: occasioni per muoversi tra l’area della festa e il paese, seguendo anche la curiosità del momento.
Per entrambe le domeniche è inoltre annunciata una visita guidata alle bellezze di Tredozio con la storica e guida locale Barbara Verni. La partenza è prevista alle 14.30 dagli stand: un’opportunità per affiancare alla scoperta dei sapori quella della storia del borgo.
Chi preferisce camminare può informarsi sul Trekking del Bartolaccio, proposto dal Rifugio Alpino di Casa Ponte dell’Associazione Tramonto. Il percorso è presentato come un itinerario ad anello adatto a tutti, con prenotazione obbligatoria e quota indicata di 15 euro. Prima di aderire è opportuno confermare con gli organizzatori ritrovo, durata e caratteristiche del tracciato.
Cosa vedere a Tredozio e nei dintorni
Tredozio sorge nella valle del Tramazzo, nel settore settentrionale del territorio delle Foreste Casentinesi. Il centro conserva testimonianze dell’influenza toscana, leggibile nei palazzi rinascimentali e settecenteschi: un contesto che rende interessante dedicare parte della giornata anche al paesaggio urbano.
Tra i luoghi da conoscere figurano la Torre Civica, il vicolo Mercatale, antico accesso al borgo, e Palazzo Fantini, con il suo giardino all’italiana. Prima di programmare visite interne, è bene verificare aperture e accessibilità aggiornate.
Per completare il soggiorno con una tappa nella natura, il lago di Ponte e i sentieri circostanti offrono un’altra prospettiva sul territorio. Un’alternativa è Monte Busca, conosciuto per il cosiddetto “vulcano”: non un vero apparato vulcanico, ma una fuoriuscita naturale di gas dal terreno che alimenta una fiamma.
Informazioni utili per organizzare la visita
La sagra è annunciata anche in caso di maltempo, grazie alla disponibilità di stand coperti. Questo non esclude possibili modifiche alle attività all’aperto: prima di partire conviene consultare i canali della Pro Loco di Tredozio e del Comune, soprattutto per programma, viabilità e parcheggi. Gli orari di chiusura degli stand non risultano specificati nelle informazioni disponibili.
La Sagra del Bartolaccio può diventare così il punto di partenza per una domenica diversa: arrivare per una specialità, fermarsi per conoscere il borgo e ripartire con un’immagine più ricca dell’Appennino romagnolo. Tra una mezzaluna calda, una passeggiata e un paesaggio da osservare senza fretta, Tredozio invita a scoprire il territorio attraverso ciò che continua a riunire la sua comunità.




























Discussion about this post