Il vento passa tra i blocchi di basalto e porta l’odore secco delle erbe mediterranee. A pochi chilometri da Barumini, il profilo di Su Nuraxi emerge dalla campagna come una costruzione appartenuta a un altro tempo: quattro torri angolari, una grande torre centrale e, attorno, un intrico di capanne, cortili e passaggi bassi. La pietra è scura, ruvida, quasi violacea nelle prime ore del mattino; al tramonto prende riflessi ramati.
È uno dei luoghi archeologici più importanti della Sardegna e l’unico sito nuragico riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
La collina e il nuraghe
Su Nuraxi si trova nel territorio comunale di Barumini, nella Marmilla, una regione dell’entroterra sardo segnata da dolci rilievi, campi coltivati e grandi affioramenti basaltici. Il nuraghe è costruito sul margine dell’altopiano della Giara, poco distante dal paese e dalla strada che conduce verso Tuili.
La visita comincia seguendo la guida lungo il perimetro esterno. Da lontano la struttura sembra compatta, quasi monolitica; avvicinandosi si distinguono le diverse fasi costruttive e l’organizzazione del villaggio sorto intorno alla torre centrale.
La parte più antica risale all’età del Bronzo medio, mentre il complesso fu ampliato e modificato nei secoli successivi. I nuragici non lasciarono testi scritti: sono le murature, i reperti e la disposizione degli ambienti a raccontare il ruolo del sito.
Su Nuraxi non si guarda in fretta.
La torre centrale, il mastio, conserva una parte della struttura originaria e raggiungeva un’altezza molto maggiore di quella attuale. Gli ingressi stretti, le scale interne e le camere coperte a falsa volta obbligano a procedere con attenzione: alcuni passaggi sono bassi, irregolari e poco adatti a chi ha difficoltà motorie.
Dentro le mura
Il percorso entra nella cinta fortificata attraverso ambienti che in passato avevano funzioni diverse: depositi, spazi di lavoro, cisterne, abitazioni. Le pietre non sono levigate e i pavimenti possono risultare sconnessi; dopo una giornata piovosa, il terreno trattiene fango in alcuni punti.
Le torri laterali sono collegate da corridoi e cortine murarie. Da certe aperture lo sguardo scivola sulla campagna della Marmilla, verso le colline basse e i campi che cambiano colore con le stagioni: verdi in inverno, giallo paglia nei mesi più caldi.
La visita guidata è obbligatoria e dura circa un’ora, con partenze generalmente ogni trenta minuti. Conviene arrivare con qualche anticipo: il tempo necessario per acquistare o ritirare il biglietto e raggiungere il punto di partenza può ridurre il margine tra un gruppo e l’altro.[1]
Il dettaglio da non perdere
A mio avviso, il passaggio più interessante è quello interno al mastio. La luce entra da aperture ridotte e si spezza sulle superfici irregolari della pietra. L’effetto cambia completamente durante la giornata: al mattino l’interno è freddo e grigio, nel pomeriggio compaiono tonalità più calde.
Portate scarpe con suola stabile. I gradini sono antichi, consumati e talvolta umidi.
Dalla sommità accessibile del complesso, la posizione strategica appare con chiarezza. Su Nuraxi controllava un paesaggio aperto, privo di ostacoli visivi importanti. L’altopiano della Giara, con i suoi cavallini selvatici, si trova poco distante e aggiunge alla visita una seconda chiave di lettura: quella di un territorio frequentato e abitato da millenni.
La Marmilla nel piatto
Dopo il nuraghe, la tavola porta verso sapori asciutti e intensi. Nel territorio di Barumini e nei paesi vicini si incontrano pane carasau, pecorini, malloreddus, zuppe di legumi e carni cotte lentamente. Il formaggio ovino racconta bene la geografia locale: pascoli, allevamento e lavorazioni tramandate nelle aziende familiari dell’interno.
Da cercare anche il civraxiu, pane tradizionale della Sardegna meridionale, dalla crosta consistente e dalla mollica compatta. È adatto a raccogliere sughi robusti e accompagnare salumi e formaggi. In campagna, fino a non molti decenni fa, il pane aveva un ruolo pratico oltre che alimentare: veniva preparato in grandi quantità e doveva conservarsi per più giorni.
Per un pranzo conviene spostarsi verso Barumini o i comuni della Marmilla, verificando apertura e disponibilità dei ristoranti prima di partire. Nei periodi di maggiore affluenza, i posti possono esaurirsi rapidamente soprattutto nei giorni festivi.
Oltre il nuraghe
A circa un chilometro dal sito, il centro di Barumini merita una sosta breve ma precisa. Il punto di riferimento è la Casa Zapata, residenza storica della famiglia aragonese costruita sopra e intorno a un nuraghe preesistente. Il complesso ospita un percorso museale che permette di osservare da vicino strutture archeologiche inglobate nell’edificio.
Il biglietto combinato della Fondazione Barumini comprende Su Nuraxi, Casa Zapata e il Centro Giovanni Lilliu, dedicato all’archeologo che condusse gli scavi del nuraghe tra gli anni Cinquanta e Sessanta.[2]
La deviazione più naturale porta alla Giara di Gesturi, raggiungibile in auto dai centri della Marmilla. Il paesaggio cambia: la strada sale verso l’altopiano, la vegetazione si fa più bassa e compatta e, nelle zone adatte, è possibile osservare i celebri cavallini della Giara. Non avvicinatevi e non cercate di nutrirli: sono animali selvatici, anche quando sembrano abituati alla presenza umana.
Per arrivare a Su Nuraxi, percorrendo la SS 131, si prende lo svincolo verso la SS 197 in direzione Villamar. Si attraversano Villamar e Las Plassas, quindi si raggiunge Barumini. Dal paese si segue la SP 44 verso Tuili; dopo circa un chilometro l’area archeologica appare sul lato sinistro della strada.[3]
Il momento giusto
Il periodo più piacevole, per luce e temperature, va da aprile a giugno e da settembre a ottobre. In piena estate la pietra assorbe calore già dalla tarda mattinata e l’area offre poca ombra. Luglio e agosto possono comunque essere adatti, purché la visita venga fissata all’apertura.
Il nostro consiglio logistico per i mesi affollati è semplice: scegliete una partenza tra le prime visite del mattino, soprattutto nei fine settimana e ad agosto. Il parcheggio si trova presso l’area d’ingresso; da lì si raggiunge il sito a piedi su un breve tratto esterno, senza un percorso escursionistico lungo. Nei giorni caldi servono acqua, cappello e protezione solare.
Non è consentito entrare nell’area archeologica con animali, ad eccezione dei cani guida secondo le modalità indicate dal gestore.[1]
L’INFO IN PIÙ
- Dove si trova: località Su Nuraxi, nel territorio di Barumini, lungo la SP 44 verso Tuili.
- Accesso: la visita dell’area archeologica è guidata e parte a intervalli regolari.
- Durata: circa un’ora per Su Nuraxi; prevedete più tempo se aggiungete Casa Zapata e il Centro Giovanni Lilliu.
- Stagione consigliata: aprile-giugno e settembre-ottobre; in estate meglio la prima fascia del mattino.
- Terreno: pietra e passaggi irregolari; scarpe chiuse con buona aderenza.
- Rispetto del sito: non toccate le murature, non salite sulle parti non accessibili e non raccogliete frammenti dal terreno.
- Informazioni ufficiali: prima di partire controllate aggiornamenti, orari e modalità di visita sul sito della Fondazione Barumini.
- Approfondimento: per continuare l’itinerario nella regione si può consultare anche la sezione dedicata alla Sardegna su Viaggiando Italia.
Quando il sole scende dietro la Giara, il basalto di Su Nuraxi diventa quasi rosso e le cavità tra le pietre si riempiono d’ombra. È il momento di uscire dal sito, lasciare parlare il vento e rimandare il pranzo di qualche minuto: dalla strada verso Tuili, la sagoma del nuraghe si vede ancora nello specchietto retrovisore.




























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