C’è un momento, prima che l’autunno si mostri davvero, in cui il bosco sembra trattenere il respiro. Le temperature indugiano ancora sull’estate, i colori si fanno attendere, ma tra i faggi torti di Jacci di Verre qualcosa è già cambiato: la luce si abbassa, la terra profuma di foglie umide e le chiome iniziano a tingersi di rame.
È qui che Maurizio Verdecchia fissa un istante capace di raccontare l’Abruzzo più intimo. Non quello delle cartoline veloci, ma quello che richiede lentezza, scarpe adatte e la disponibilità a farsi sorprendere da un sentiero che scompare nella foschia.
“L’autunno arriva o non arriva?” sembra chiedere questo paesaggio. E, osservando il bosco, la risposta sembra essere già scritta tra i rami.
I faggi torti di Jacci di Verre
Nel cuore della montagna abruzzese, i faggi si alzano con forme irregolari e affascinanti, modellati dal tempo, dal vento e forse dalla pazienza silenziosa delle stagioni. I tronchi scuri, incurvati come figure antiche, accompagnano il cammino lungo una traccia di terra che risale dolcemente il pendio.
Maurizio Verdecchia racconta con il suo scatto un luogo in cui la natura non ha bisogno di effetti speciali. Bastano una curva del sentiero, un velo di nebbia e le foglie dai toni aranciati per creare un’atmosfera quasi sospesa, da attraversare con rispetto.
In primo piano, il bosco appare più fitto e ombroso. Poi lo sguardo si apre verso una radura luminosa, dove l’erba conserva ancora sfumature verdi e il sole filtra tra le fronde. È un contrasto delicato: da una parte la stagione calda che sembra non voler lasciare spazio, dall’altra l’autunno che avanza piano, con il suo passo lieve.
L’attesa dell’autunno in Abruzzo
Nel racconto che accompagna l’immagine c’è tutta l’incertezza di queste giornate di passaggio. Sulla costa abruzzese, fino a poco prima, le maniche corte erano ancora una presenza abituale; più in alto, però, la montagna iniziava già a parlare un’altra lingua.
Tra i faggi torti, l’aria cambia. La nebbia addolcisce i contorni degli alberi, rende lontani i rumori e trasforma il paesaggio in una sequenza di apparizioni. Ogni tronco sembra emergere lentamente dal bianco, ogni foglia cattura una luce calda prima di lasciarsi cadere sul terreno.
È proprio questa attesa a rendere speciale la scena immortalata da Verdecchia. Non è ancora il trionfo pieno del foliage, ma il suo annuncio: una promessa di rossi, rame, ocra e gialli che presto potranno accendere il sottobosco e i pendii dell’Appennino.
Chi ama camminare sa riconoscere questi segnali. Il sentiero coperto di foglie, l’umidità nell’aria, il silenzio che avvolge gli alberi: piccoli dettagli che invitano a rallentare e a lasciare che sia il bosco a dettare il ritmo.
Un sentiero che diventa racconto
La forza di questa immagine sta anche nella sua capacità di farci entrare nel paesaggio. Non si osserva soltanto un bosco: si sente il desiderio di percorrere quel tratto di terra, di fermarsi sotto le chiome ramate e aspettare che la foschia si muova appena.
I faggi, con i loro rami contorti e le radici salde nel terreno, diventano simbolo di una montagna autentica. Sono presenze vive, quasi custodi di un luogo in cui l’autunno non arriva mai tutto insieme, ma si costruisce giorno dopo giorno, luce dopo luce.
L’Abruzzo sa offrire proprio questo: scenari da vivere senza fretta, dove una semplice passeggiata può trasformarsi in un incontro con la stagione che cambia. E gli scatti di Maurizio Verdecchia ci ricordano che, a volte, il viaggio più bello comincia quando ci si ferma a osservare.
Forse l’autunno deve ancora arrivare davvero. Ma tra i faggi torti di Jacci di Verre ha già lasciato il suo primo, silenzioso messaggio. Anche voi avete catturato un angolo d’Italia capace di emozionare? Raccontatelo con le vostre immagini per la rubrica Le Foto dei Lettori di Viaggiando Italia. Di seguito la foto nel suo formato originale.





























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