Qui la nebbia non nasconde il bosco: gli lascia il mistero. A Jacci di Verre in autunno, gli alberi sembrano muoversi senza fare un passo, piegati in una danza che lo sguardo vorrebbe seguire fino in fondo.
Maurizio Verdecchia, viaggiatore-fotografo della community di Viaggiando Italia, ci accompagna dentro questa atmosfera con uno scatto del suo tema “Icone d’Abruzzo – Jacci di Verre – Autunno 2025”. Davanti all’immagine, la sensazione è quella di essere arrivati sulla soglia di una fiaba: nessun castello, nessuna creatura fantastica. Soltanto un bosco, e la voglia di restare.
Jacci di Verre in autunno: entrare nella nebbia
Il terreno scende dolcemente sotto un tappeto di foglie. Tra i toni bruni e rossastri affiora il verde basso del sottobosco, mentre le radici attraversano il primo piano come linee da seguire con gli occhi.
Mi immagino un passo lento, poi una sosta. In un paesaggio così, anche il fruscio delle foglie sotto le scarpe sembrerebbe troppo forte: viene spontaneo pensare all’odore della terra umida, all’aria fresca sul viso, a quel silenzio che invita ad ascoltare meglio.
Non sappiamo che cosa abbia condotto Maurizio fin qui, né quali pensieri abbiano preceduto lo scatto. La sua fotografia, però, ci restituisce una scelta precisa dello sguardo: fermarsi davanti alle forme del bosco e lasciare spazio alla nebbia, senza pretendere di vedere tutto.
Tronchi sinuosi e foglie di rame: la fiaba è già qui
Sono gli alberi a tenere insieme il racconto. I tronchi salgono dal terreno con curve marcate, si inclinano, cambiano direzione; le cortecce scure, chiazzate di grigio chiaro, conservano una presenza forte anche nella luce lattiginosa.
Uno, in primo piano, sembra raccogliersi alla base prima di slanciarsi verso l’alto. Altri gli rispondono poco più indietro, con profili simili ma mai uguali: guardandoli, penso a figure sorprese nel mezzo di un movimento, immobili soltanto perché qualcuno le sta osservando.
In alto, soprattutto sulla destra, le foglie accendono il bosco di arancio, ruggine e rame. Il loro colore caldo incontra il bianco freddo della foschia, e da questo contrasto nasce buona parte dell’incanto.
Lo sfondo, invece, perde progressivamente consistenza. Gli alberi più lontani diventano ombre leggere, poi quasi scompaiono: non c’è un confine netto, ma una profondità che continua oltre ciò che riusciamo a distinguere.
Un Abruzzo da attraversare con lo sguardo
Nello scatto di Maurizio Verdecchia, Jacci di Verre diventa protagonista senza bisogno di grandi panorami. Bastano una porzione di bosco, la trama delle radici e una luce diffusa, priva di ombre dure, per suggerire un’esperienza di viaggio raccolta e intensa.
È un invito alla meraviglia, quella che arriva quando smettiamo di cercare qualcosa di spettacolare e cominciamo a notare ciò che abbiamo davanti. Una curva del tronco, una foglia rimasta sul ramo, il modo in cui la nebbia separa un albero dall’altro.
L’autunno abruzzese prende qui la forma di un incontro silenzioso. Possiamo immaginarci a camminare con calma, a fermarci per osservare una corteccia, a cambiare punto di vista e scoprire che pochi passi bastano perché il bosco sembri diverso.
La fotografia lascia soprattutto questo desiderio: entrare nella scena senza romperne l’equilibrio. Restare qualche minuto tra quei tronchi, accettare di non vedere lontano e ritrovare il piacere di fantasticare.
È anche il senso della rubrica “Le Foto dei Lettori”: condividere uno sguardo capace di far partire gli altri, almeno con l’immaginazione. Se un luogo vi ha regalato una pausa simile, inviate a Viaggiando Italia le vostre fotografie e la vostra storia: a volte, per tornare a sognare, basta che qualcuno ci mostri dove si è fermato. Di seguito la foto nel suo formato originale.





























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