A Scanno anche una scala può diventare un invito al viaggio. Basta seguirla con gli occhi, lasciarsi accompagnare da un corrimano e scoprire che, oltre la prima curva, il borgo ha già preparato un’altra sorpresa.
Francesco Orifici, viaggiatore-fotografo della community di “Le Foto dei Lettori”, racconta Scanno in bianco e nero attraverso un intreccio di vicoli, facciate e gradini. Il suo reportage attraversa la luce del giorno e l’oscurità notturna: due atmosfere diverse, unite da quella trama di pietra che sembra dare forma al silenzio.
Scanno in bianco e nero: perdersi dentro le geometrie
Nel primo scorcio lo sguardo non sa subito quale strada scegliere. Una scalinata sale accanto a una parete ruvida, un’altra si infila tra le case, mentre ringhiere e piccoli pianerottoli disegnano percorsi sovrapposti. Le piante nei vasi ammorbidiscono gli spigoli; sullo sfondo, un versante alberato apre una parentesi di natura tra i muri.
Mi ritrovo a percorrere quei gradini con gli occhi, come quando si entra in un borgo senza voler arrivare da nessuna parte. Qui il viaggio sembra nascere proprio così: non dalla fretta di raggiungere una meta, ma dalla curiosità di vedere cosa nasconde il passaggio successivo.
È questa la forza delle geometrie raccontate da Francesco: non forme astratte, ma scale da salire, soglie da attraversare, balconi dai quali affacciarsi. La pietra conserva le sue irregolarità e rende ogni linea diversa dall’altra.
I tetti di Scanno, una trama da leggere lentamente
Quando l’inquadratura si allarga, il borgo diventa un mosaico. I tetti inclinati si rincorrono, le facciate si accostano, comignoli e finestre interrompono il ritmo delle superfici. Non c’è una simmetria perfetta: c’è un equilibrio fatto di incastri, dislivelli e piccoli scarti.
Il bianco e nero invita a soffermarsi proprio su questo. Senza il richiamo dei colori, emergono le tegole, gli intonaci consumati, le porzioni di muratura lasciate a vista. Ogni casa sembra avere una voce distinta, eppure tutte partecipano allo stesso racconto.
In un’altra veduta, la torre con l’orologio emerge sopra le coperture, davanti al pendio boscoso. È un punto fermo dentro il movimento dei tetti: lo sguardo vi si posa e poi riparte, seguendo una grondaia, una finestra, il profilo di un camino.
Quando la notte accende i vicoli
Negli scatti notturni cambia il respiro del reportage. Una strada lastricata si allunga tra le facciate, mentre i lampioni illuminano tratti di muro e lasciano il resto nell’ombra. In primo piano, una ringhiera e una fioriera ci fanno sentire affacciati sul vicolo, quasi sospesi sopra il suo silenzio.
Poi arriva una lunga discesa di gradini. Le fasce chiare delle pedate scandiscono il percorso, i ciottoli compongono piccoli ventagli e una panchina suggerisce una sosta. Viene spontaneo immaginare il rumore dei propri passi, il breve indugio prima di scendere ancora.
Un grande arco, in un altro scorcio, raccoglie il buio e lascia intravedere passaggi e scalinate. Accanto, un portone di legno e pochi gradini consumati riportano lo sguardo alla dimensione domestica del borgo: non soltanto un insieme di belle architetture, ma uno spazio fatto di ingressi, affacci e luoghi quotidiani.
Un viaggio che comincia dallo sguardo
Attraverso queste immagini, Scanno invita a una visita senza fretta. Possiamo immaginarci tra le sue salite, fermarci davanti a un portale, cercare un’apertura tra le case o aspettare che una luce riveli un dettaglio prima nascosto.
Francesco Orifici ci consegna un racconto nel quale il colore non manca: semplicemente, lascia spazio alla materia, alla profondità e alle ombre. E noi restiamo lì, davanti a quei gradini, con la sensazione che il viaggio possa continuare appena fuori dall’inquadratura.
Anche voi avete incontrato un luogo capace di farvi rallentare? Inviate le vostre fotografie e le vostre storie a “Le Foto dei Lettori” di Viaggiando Italia: a volte basta uno scorcio per permettere a qualcun altro di cominciare a viaggiare.


































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