Ci sono scale che servono a raggiungere una casa. Altre, prima ancora di salirle, ci portano dentro una storia. Le scale di Navelli fotografate da Mario Lucci hanno questa forza discreta: invitano a fermarsi proprio mentre indicano una strada da seguire.
Sotto un cielo velato di grigio, il borgo si raccoglie intorno a una salita di pietra. Il viaggiatore-fotografo della nostra community ne restituisce un angolo intimo, accompagnandolo con un tema che sembra affiorare dai gradini stessi: Le scale del tempo.
Le scale di Navelli, un viaggio che comincia dal basso
Lo sguardo entra nell’inquadratura dalla pavimentazione in primo piano. Segue le superfici irregolari, incontra piccoli ciuffi d’erba, poi comincia a salire verso destra, dove la scalinata si stringe fra le case e scompare oltre ciò che possiamo vedere.
È quel tratto nascosto a far nascere la curiosità. Viene voglia di raggiungerlo senza fretta, di scoprire quale porta, quale finestra, quale nuovo scorcio aspetti dopo l’ultimo gradino visibile.
Mario Lucci ha fermato questo invito in un’immagine. Non occorre attribuirgli un itinerario o indovinare il motivo della sua presenza: la scelta dell’inquadratura racconta già un’attenzione per ciò che spesso attraversiamo distrattamente, con gli occhi rivolti soltanto alla meta.
Pietra, edera e fiori: la bellezza abita nei dettagli
Le facciate hanno colori caldi, tra il beige dell’intonaco e le sfumature chiare della pietra a vista. La luce diffusa del cielo coperto attenua i contrasti e lascia emergere le rugosità dei muri, i contorni delle finestre, gli stipiti dei portoni.
A sinistra, una porta scura si apre sotto un arco, quasi al livello della strada. Più in alto, altre aperture accompagnano il dislivello del vicolo: osservandole, si percepisce come le case seguano la salita, ciascuna con la propria soglia.
L’edera disegna percorsi verdi sulle pareti, si allunga e ricade, ammorbidendo gli spigoli. Accanto ai gradini, i vasi e i fiori rossi introducono piccoli accenti vivaci: presenze semplici, sufficienti a dare a questo angolo un carattere domestico e raccolto.
Non ci sono persone nell’inquadratura, eppure lo spazio non appare vuoto. Quei fiori sistemati vicino alle porte fanno pensare a gesti di cura quotidiana, a una bellezza che non ha bisogno di essere esibita per farsi notare.
Il tempo sulle soglie, il desiderio di camminare
“Le scale del tempo” diventa così una chiave per leggere lo scatto. Il tempo si lascia immaginare nelle superfici consumate, nelle differenze fra una pietra e l’altra, nell’incontro fra i muri e la vegetazione.
Non sappiamo quali passi abbiano attraversato questo vicolo di Navelli, né quali conversazioni si siano fermate davanti alle sue porte. Possiamo però sentire quanto una scalinata sia anche un luogo di passaggio condiviso: collega ingressi, avvicina case, accompagna partenze e ritorni.
È questa dimensione a rendere desiderabile una passeggiata nel borgo. Non la ricerca di qualcosa da spuntare su un elenco, ma il piacere di osservare: una ringhiera, una lanterna, il bordo irregolare di un gradino. Nello scatto di Mario Lucci, il viaggio prende la misura di queste piccole scoperte.
Un gradino ancora, insieme alla community
Resto con lo sguardo su quella curva in alto, dove la scala continua e l’immagine finisce. Mi piace pensare che il suo richiamo sia tutto lì: lasciare abbastanza spazio all’immaginazione da farci desiderare il passo successivo.
Provate a immaginarvi ai piedi di questa salita, prima di cominciare a camminare. E se anche voi avete incontrato un luogo capace di trattenervi così, inviate le vostre fotografie e le vostre storie alla rubrica “Le Foto dei Lettori” di Viaggiando Italia: a volte basta un angolo di strada per condividere un intero modo di viaggiare. Di seguito la foto nel suo formato originale.





























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