«No, non andare alla Valle dell’Orfento, carina sì… ma non ha bei colori…». Alessio Lucci ci provoca così, con un’ironia che i suoi scatti si divertono subito a smentire. Basta guardarli: il giallo si arrampica sui rami, il verde custodisce le rocce, l’acqua raccoglie la luce e la porta via.
Poi arriva la frase che rimette tutto al posto giusto: «Questa valle è il colore!!!». E noi, davanti al reportage del viaggiatore-fotografo della nostra community, ci ritroviamo già con lo sguardo dentro il bosco. Le foglie dorate e il tappeto ramato lungo le sponde suggeriscono un’atmosfera autunnale, luminosa anche dove la gola si fa più scura.
Valle dell’Orfento, dove il colore prende la forma dell’acqua
Il primo invito è a guardare in basso. Il torrente scorre tra lastroni chiari, si stringe in piccoli passaggi, supera brevi salti e torna a distendersi in pozze trasparenti. Sotto la superficie si distinguono pietre e sfumature ambrate; sopra, i riflessi cambiano insieme alle ombre degli alberi.
Seguendo quella corrente con gli occhi, viene quasi da sentirne il mormorio. È il suono che immaginiamo davanti a queste immagini: acqua sulle pietre, un fruscio tra le foglie, il passo che rallenta per non perdere un dettaglio.
Alessio non ci consegna soltanto un panorama. Nel suo racconto fotografico, il colore ha una consistenza: quella morbida del muschio, quella sottile delle foglie, quella lucida dell’acqua. Il bosco non resta sullo sfondo; entra nella corrente, si riflette, accompagna ogni curva.
Un ponticello tra le pareti, una pausa dentro il bosco
In due scatti compare un ponticello con parapetti incrociati, sospeso sopra il letto roccioso del torrente. Alle sue spalle si alza una parete imponente, attraversata da ombre e vegetazione ricadente. La sua linea orizzontale offre allo sguardo un punto di appoggio in mezzo alle verticali della gola.
È facile immaginarsi lì, fermi per un momento, prima di proseguire. Alzare gli occhi verso i rami, poi abbassarli verso l’acqua: due gesti semplici, due modi diversi di accorgersi dello stesso luogo.
Le inquadrature di Alessio ci fanno compiere proprio questo movimento. Una lascia spazio al torrente e ai massi in primo piano; un’altra sale tra le pareti fino alla chioma luminosa degli alberi. Il ponte rimane, ma il paesaggio intorno cambia respiro.
Il bosco dorato e la bellezza di fermarsi
In un altro scorcio, un sentiero coperto di foglie accompagna la sponda, mentre il torrente disegna una curva tra la roccia e il bosco. Al centro, una pozza lascia intravedere un verde più chiaro, quasi custodito dall’ombra; sopra, i rami intrecciati trattengono la luce.
Qui il reportage suggerisce una maniera di viaggiare: non cercare subito il prossimo punto da raggiungere, ma restare ancora qualche istante davanti a quello che abbiamo. La Valle dell’Orfento emerge così come un paesaggio da osservare lentamente, fatto di passaggi stretti, acqua, pareti e piccoli spazi luminosi.
Non conosciamo i pensieri di Alessio mentre scattava. La sua battuta, però, ci offre una chiave per leggere le immagini: lo stupore raccontato con leggerezza, senza bisogno di parole solenni. Quel «non andare» suona come un sorriso complice; le fotografie fanno il resto.
Il loro filo comune è il colore, ma l’emozione arriva anche dai contrasti: la roccia ferma e l’acqua in movimento, le ombre profonde e le foglie accese, la grandezza delle pareti e la misura discreta del ponte.
Proviamo allora a immaginarci su quella sponda, con lo sguardo che segue la corrente e una chioma dorata sopra la testa. È questo che gli scatti di Alessio Lucci ci lasciano: la voglia di esserci, senza fretta. E se anche voi avete incontrato un luogo capace di sorprendervi così, inviate le vostre fotografie e il vostro racconto alla rubrica “Le Foto dei Lettori” di Viaggiando Italia: a volte un viaggio comincia proprio dagli occhi di qualcun altro.
































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