Ci sono strade che sembrano chiederti di arrivare da qualche parte. Questa, invece, invita a restare: dentro un passo, davanti a una porta, sotto un piccolo arco.
A Santo Stefano di Sessanio, in provincia dell’Aquila, Mario Lucci ha fermato una scena che dà forma al suo tema: “A spasso nel tempo”. Un vicolo acciottolato, le case di pietra vicine, una persona che si allontana di spalle. Il viaggio comincia così, senza bisogno di conoscere la destinazione.
Santo Stefano di Sessanio, il tempo segue la curva del vicolo
La strada occupa il primo piano e accompagna lo sguardo verso il cuore dell’immagine. Le pietre disegnano linee irregolari, interrotte da sottili fili d’erba; sulla sinistra, una scala sale accanto a una ringhiera scura, mentre i muri stringono il passaggio come le pagine di un racconto lasciato aperto.
Viene voglia di entrare nella scena, scegliere dove appoggiare il piede, sfiorare con gli occhi quelle superfici ruvide. Si immagina il rumore di una suola sull’acciottolato, poi una pausa: il tempo necessario per alzare la testa e accorgersi di quanti dettagli contiene uno spazio così raccolto.
Mario Lucci ci porta proprio lì, a un’altezza familiare, lungo il percorso di chi cammina. Non serve un panorama sconfinato: bastano pochi metri di strada per sentire nascere il desiderio di proseguire.
Una felpa rossa tra le sfumature della pietra
Al centro dello scatto, una persona con una felpa rossa, i jeans e uno zaino introduce una nota vivace tra i grigi e i toni caldi delle facciate. È una presenza discreta: non guarda l’obiettivo, non interrompe il cammino, lascia che sia il borgo a occupare quasi tutto lo spazio.
Eppure quel rosso cambia il racconto. Tra muri segnati e aperture ad arco, ricorda che questi luoghi non appartengono soltanto al passato: possono ancora essere attraversati, osservati, vissuti nel presente.
“A spasso nel tempo” diventa allora qualcosa di diverso da una fuga all’indietro. È la possibilità di riconoscere una continuità: le pietre rimangono, i passi cambiano, e per un istante si incontrano dentro una fotografia.
Archi, porte e una luce che lascia guardare
Sul fondo, una successione di archi e colonnine trattiene lo sguardo sopra un portone scuro. Più in alto spuntano i comignoli e un ritaglio di cielo chiaro; ai lati, lampade e ringhiere aggiungono linee sottili alla compattezza delle murature. Un’insegna rossa risponde, quasi a distanza, al colore della felpa.
La luce diurna è morbida: accompagna i rilievi della pietra senza trasformarli in contrasti duri. Non occorre attribuire allo scatto un’ora precisa o una stagione; la sua atmosfera nasce soprattutto da questo equilibrio tra ombra, superfici chiare e profondità del vicolo.
È qui che la fotografia di Mario Lucci trova la sua forza narrativa. Ci lascia il piacere di osservare e, insieme, una piccola domanda: che cosa ci sarà oltre quel passaggio?
Il viaggio lento comincia da pochi passi
Questo scorcio suggerisce un modo semplice di incontrare Santo Stefano di Sessanio: concedersi il tempo di guardare. Fermarsi davanti a una scala, seguire il profilo di un arco, scoprire come cambia una facciata avvicinandosi. Il borgo raccontato da Mario non chiede una corsa tra cose da vedere, ma attenzione per ciò che si ha davanti.
Proviamo a immaginarci lì, appena dietro quella figura in rosso. Ancora qualche passo, il vicolo che continua, la curiosità di andare avanti senza fretta. Forse è proprio questo il dono dello scatto: farci desiderare non un altro tempo, ma un modo diverso di abitare il nostro.
Anche voi avete incontrato un luogo capace di rallentare lo sguardo? Inviate le vostre fotografie e le vostre storie alla rubrica “Le Foto dei Lettori” di Viaggiando Italia: a volte basta un vicolo per cominciare un viaggio. Di seguito la foto nel suo formato originale.





























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